I semi di papavero, un ingrediente molto diffuso nella cucina del Nord Europa, sono piccoli concentrati di preziosi nutrienti. Al loro interno si nascondono molecole note per le loro proprietà antiossidanti e salutari, primi fra tutti l’acido oleico, che aiuta a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” aumentando, allo stesso tempo, quelli di colesterolo “buono”. Accanto a questo si trovano acido linoleico, vitamine del gruppo B importanti per il metabolismo dei grassi e dei carboidrati e diversi minerali. Fra questi ultimi sono inclusi:
E se tutto questo sta all’interno dei semi di papavero, anche il loro rivestimento esterno fornisce sostanze utili all’organismo. La buccia di questi semini contiene, infatti, molte fibre utili per favorire i processi digestivi e per contrastare i problemi intestinali. Non solo, le fibre si legano ai sali biliari contenenti colesterolo, riducendo il loro assorbimento e, quindi, i livelli di colesterolo nel sangue. Acquistarli è semplice, basta cercarli nei supermercati, in erboristeria o chiederli al fruttivendolo: anche lui potrebbe averli. Il vero problema potrebbe essere la loro conservazione. Essendo ricchi di acidi grassi polinsaturi irrancidiscono facilmente. Per questo è meglio comprarne piccole quantità da non dover conservare a lungo e riporli al buio in un luogo fresco e asciutto. Una volta in cucina, possono essere utilizzati tali e quali, macinati o per preparare degli impasti. Possono essere aggiunti al pane o ai frutti di mare prima di friggerli, aggiunti al ripieno dello strudel, all’impasto del pane, dei biscotti e delle torte o, perché no, a un’insalata fresca. La probabilità di essere allergici a questi semi è più bassa di quella di esserlo ad altri semi o alla frutta secca. Largo, quindi, al loro consumo anche fra i ragazzi e nelle donne in gravidanza. A fare attenzione dovrebbero essere solo gli atleti: si tratta pur sempre dei semi di una pianta che contiene sostanze dopanti come la morfina. Le loro concentrazioni non sono tali da esercitare alcun effetto sull’organismo e, quindi, il loro consumo è assolutamente sicuro, ma potrebbe generare dei falsi positivi nei test antidoping.
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