Un mondo senza sprechi: Milano tra le finaliste dell’Eartshot Prize

Tradurre in fatti concreti quello che all’epoca era solo uno slogan: costruire un mondo senza sprechi. Era questa la sfida per il dopo Expo 2015. Durante l’Esposizione Universale ci si è posti il problema di come combattere la fame, a partire dallo spreco del cibo, e di stilare un piano per ridistribuire gli alimenti che altrimenti sarebbero andati sprecati.

L’origine del progetto “Costruire un mondo senza sprechi”

I numeri riguardanti l’emergenza sono piuttosto spietati, cosa che però rende al tempo stesso il cibo sprecato una grande potenzialità. La Fao stima uno spreco pari a 1,5 miliardi di tonnellate, un macigno se pensiamo che una persona su nove al mondo è sottoalimentata. Dal punto di vista economico nel nostro Paese il cibo sciupato equivale allo 0,57% del Pil nazionale. Ciò significa che se questi alimenti venissero recuperati, potrebbero sfamare un numero pari a quattro volte quello di tutti i denutriti del pianeta. Il progetto Costruire un mondo senza sprechi nasce proprio dall’individuazione di una chiave che può interrompere questo circolo vizioso. Essa risiede nell’attuare una sinergia tra gli attori del terzo settore, i grandi distributori, le istituzioni e, in ultimo, i cittadini.

 

In cosa consiste questo progetto

Un hub per lo stoccaggio e il recupero delle derrate alimentari da destinare ai cittadini meno abbienti. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Costruire un mondo senza sprechi”, coadiuvata dal Comune di Milano, il quale ha riservato dei luoghi in vari punti della città per lo svolgimento di tale compito. Si tratta di centri capaci di recuperare una quantità di cibo enorme, l’equivalente di centinaia di migliaia di pasti all’anno, che si traduce in un consistente risparmio sullo smaltimento dell’umido e, soprattutto, di migliaia di euro di cibo altrimenti in fumo. I centri fungono da siti di stoccaggio e ridistribuzione delle derrate recuperate per renderle disponibili agli enti socio-assistenziali, quelli che si occupano di fornire assistenza alle persone disabili e organizzazioni non profit.

 

Gli attori principali

Gli altri attori principali del programma sono il Politecnico di Milano, il quale ha monitorato le attività degli hub e di tutti gli impianti del progetto per un anno, al fine di rendere il sistema valido e replicabile in altre zone della città, e Assolombarda che si è concentrata sul coinvolgimento delle aziende private che aderissero al progetto, dotando del bollino “Costruire un mondo senza sprechi” tutte le attività pronte a porre l’attenzione sulla questione dello spreco alimentare. A garantire la gestione operativa, tramite il bando di assegnazione, è stato il Banco Alimentare della Lombardia, una Onlus che si occupa proprio del recupero delle eccedenze alimentari e della loro redistribuzione agli enti caritativi. In ultimo, il programma QuBi’, progetto indirizzato a contrastare il fenomeno della povertà infantile, ha aderito a “Costruire un mondo senza sprechi” finanziando la predisposizione e la gestione di uno dei tre hub cittadini.

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Il premio Earthshot Prize

Pochi giorni fa, il Principe William ha ufficialmente annunciato che Milano, grazie al progetto Costruire un mondo senza sprechi” e all’idea della Food policy degli Hub di quartiere è tra i finalisti dell’Eartshot Prize. Si tratta della prima edizione di questo premio di livello internazionale, destinato alle migliori soluzioni in materia di difesa dell’ambiente. A contendere l’ambito premio riservato alla sezione Un mondo senza sprechi ci sono inoltre un progetto kenyano di riconversione dei rifiuti in prodotti utili per la coltivazione e un altro, giapponese, che consiste nella trasformazione delle acque reflue in acqua (fino al 99%) pulita.

 

Un lungo cammino

Prima di arrivare tra le finaliste dell’Earthshot Prize, il progetto milanese ha dovuto vedersela con ben 750 candidati provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta dunque di un traguardo prestigioso in sé, importante per l’intera città di Milano e tutti coloro che hanno collaborato con gli hub di quartiere. Attualmente il capoluogo lombardo ospita ben tre hub. Il primo, in ordine cronologico, sorge nel quartiere Isola, il secondo a Lambrate, è sorto nel 2020 poco dopo la fine del primo lockdown, e l’ultimo, è il recentissimo hub di Gallarate, inaugurato proprio quest’estate, che vanta la gestione di Terres des Homes.

 

Progetto in continua evoluzione: le prossime aperture

Detto questo, il progetto Costruire un mondo senza sprechi” non finisce certo qui. L’approdo tra i finalisti dell’Earthshot Prize è solo una tappa di un cammino ben più lungo e strutturato. A tal proposito, nel quartiere Corvetto si sta lavorando alla progettazione di un nuovo hub per combattere lo spreco alimentare, la cui gestione sarà affidata ancora una volta al Banco Alimentare della Lombardia, che in questo caso potrà avvalersi della collaborazione della Fondazione SNAM, la quale si occupa proprio della creazione di reti di sostegno in tutta Italia per la diffusione di pratiche innovative di interesse pubblico.

 

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In cosa consistono e come lavorano gli hub di quartiere?

In ogni hub è presente una cella frigorifera per la conservazione del cibo. Il recupero delle derrate alimentari eccedenti avviene tramite un furgoncino (anch’esso provvisto di cella frigorifera), grazie al quale gli operatori, dopo aver completato il giro dei supermercati della zona, possono rientrare nell’hub di quartiere per lo stoccaggio e la preparazione del cibo da destinare alle Onlus. Oltre al furgoncino vi è un altro mezzo destinato esclusivamente al recupero degli alimenti in esubero nelle mense aziendali, il quale verrà riservato alle attività non profit.

 

Che tipo di alimenti vengono recuperati?

Il progetto permette di intervenire su tutte le tipologie di alimenti raccolti, da quelli freschi a quelli già cucinati, fino al pane. Il vantaggio nel caso degli hub, rispetto alla semplice collaborazione tra Onlus e supermercati, è che il cibo viene rilavorato e mixato offrendo un’offerta variegata ed equilibrata, evitando così il rischio di generare grandi quantità di un solo prodotto difficili poi da gestire. Compito delle Onlus sarà poi quello di operare un’equa distribuzione del risultato a tutti gli indigenti della zona.

 

Le fasi del recupero: supermercati e mense aziendali

Il modello di recupero degli alimenti è costituito da due percorsi giornalieri. La mattina è riservata ai supermercati, presso i quali viene subito recuperato il cibo fresco, o confezionato, rimasto invenduto. Come già accennato, tale operazione avviene mediante un furgone provvisto di cella frigorifera che, una volta completato il giro, torna nell’hub dove gli alimenti vengono stoccati. Il pomeriggio è invece dedicato alle mense aziendali, presso le quali viene raccolto sia il cibo non servito che gli alimenti confezionati in eccedenza. Ovviamente, nei casi in cui è possibile, come per esempio nelle città di piccole dimensioni, il recupero delle eccedenze nei supermercati e mense aziendali può essere svolto nell’arco di una mattinata. Inoltre, le organizzazioni no profit che forniscono servizi mensa o si occupano di distribuire il cibo ai più bisognosi possono rivolgersi agli hub e ritirare, direttamente con i mezzi propri, le derrate alimentari di cui hanno particolare bisogno.

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