Stanchezza, calo del desiderio, peso che non si toglie: il testosterone basso colpisce un uomo su 20 in Italia ma 9 su 10 non lo curano

Tre milioni di uomini italiani avrebbero valori ormonali sotto la soglia, secondo le stime degli urologi. Eppure meno del 10% riceve una terapia. In mezzo, un mercato di integratori “boost testosterone” che promettono soluzioni rapide. Cosa serve davvero, secondo le linee guida e gli specialisti.

Si svegliano stanchi. Non hanno voglia di alzarsi. In palestra non recuperano più come prima. Il girovita aumenta nonostante la dieta. Il desiderio sessuale è un ricordo. E si chiedono se sia “solo l’età” o ci sia qualcosa che non va.

Per circa tre milioni di uomini italiani — la stima è di studi clinici riportati in più strutture urologiche del Paese, fra cui lo Studio Urologico Gallo — questi sintomi non sono solo invecchiamento. Sono i segnali di un testosterone basso clinicamente rilevante, in molti casi un ipogonadismo vero e proprio. Il dato che colpisce: meno del 10% di questi uomini riceve una terapia. Gli altri convivono con i sintomi senza sapere di poter intervenire — o ci provano da soli, comprando integratori online.

I numeri di una condizione sottostimata

L’ipogonadismo maschile — la condizione in cui i livelli di testosterone scendono sotto la soglia fisiologica con sintomi clinici associati — colpisce, secondo i dati della SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità) e di studi europei come l’EMAS (European Male Aging Study), dal 2,1% al 5,7% degli uomini tra i 39 e i 79 anni. La prevalenza generale dopo i 40 anni si attesta intorno al 6%.

I numeri salgono drasticamente con l’età: si stima che a 80 anni la concentrazione di testosterone scenda al 20-50% rispetto ai livelli giovanili. Ma il problema non riguarda solo gli anziani. Negli ultimi anni gli specialisti italiani osservano un fenomeno preoccupante: uomini sotto i 40 anni con livelli di testosterone già compromessi, in genere associati a obesità, sindrome metabolica, diabete di tipo 2, sedentarietà, stress cronico e mancanza di sonno. La SIAMS lo conferma: l’ipogonadismo “tardivo” sta diventando un problema anagraficamente sempre più precoce.

«Il problema più grande con il testosterone basso non è la condizione in sé, ma il fatto che resta nascosto per anni», spiega Marco Lombardi, divulgatore di salute maschile e autore del sito indipendente uomovitale.it. «I sintomi sono talmente generici — stanchezza, irritabilità, calo del desiderio, aumento del grasso addominale — che vengono attribuiti allo stress, alla vita frenetica, all’età. Quasi nessun uomo va dal medico chiedendo “controlliamo il testosterone”. Eppure basterebbe un esame del sangue per avere una risposta.»

La diagnosi: cosa dice davvero il sangue

Le linee guida internazionali — recepite anche dall’Associazione Medici Endocrinologi (AME) italiana e dalla SIAMS — sono chiare. Non basta un singolo valore basso per diagnosticare ipogonadismo: servono almeno due dosaggi ematici di testosterone totale (eseguiti al mattino, tra le 7 e le 11, perché il valore varia nell’arco della giornata) insieme alla presenza di sintomi clinici.

Le soglie di riferimento, secondo le linee guida AME 2022 e le raccomandazioni SIAMS:

  • Testosterone totale sotto 8 nmol/L (≈ 230 ng/dL): deficit conclamato
  • Tra 8 e 12 nmol/L: zona “grigia” da approfondire con LH, FSH, prolattina, SHBG, testosterone libero
  • Sopra 12 nmol/L con sintomi: probabilmente la causa è altrove (depressione, apnee notturne, problemi tiroidei)

«La triade sessuologica — disfunzione erettile, calo della libido, riduzione delle erezioni mattutine — è il segnale più predittivo», sottolinea Lombardi citando proprio il documento AME. «Quando un uomo ha contemporaneamente questi tre sintomi più stanchezza cronica, l’ipogonadismo va escluso con esami. Perché la verità è che la maggior parte degli uomini italiani con testosterone basso oggi non lo sa.»

Il mercato parallelo degli “stimolatori naturali”

Mentre il sistema sanitario fatica a intercettare i casi, prospera un mercato parallelo. Su decine di siti — italiani e esteri — si trovano integratori che promettono di “aumentare il testosterone naturalmente”: capsule a base di tribulus, fieno greco, ashwagandha, zinco, magnesio, vitamina D, fenugreek, longjack, shilajit. Sono legali, accessibili, costano dai 30 ai 70 euro a confezione mensile. E vengono comprati da migliaia di uomini italiani ogni anno.

Il problema non è l’esistenza di questi prodotti. Il problema è il gap tra ciò che promettono e ciò che gli studi clinici dimostrano.

«Su uomovitale.it abbiamo analizzato decine di queste formule», continua Lombardi. «La realtà è che alcuni ingredienti hanno evidenze reali ma modeste. Ashwagandha e fieno greco in dosaggi adeguati possono aumentare il testosterone di un 10-15% in soggetti con valori bassi e sotto stress cronico — esistono trial randomizzati che lo dimostrano. Zinco e vitamina D funzionano se sei carente, ma sono normali se i tuoi livelli sono già nella norma. Tribulus terrestris invece, nonostante il marketing aggressivo, ha studi prevalentemente negativi sull’aumento del testosterone in uomini sani.»

Il rischio reale, secondo Lombardi, non è tanto l’inefficacia: è il falso senso di sicurezza che porta a rinviare la diagnosi vera.

«Un uomo con testosterone basso che assume integratori per due o tre anni convinto di “fare qualcosa” è un uomo che non scopre eventuali problemi sottostanti. Il testosterone basso può essere il primo segnale di un’apnea notturna severa, di un tumore ipofisario benigno (raro ma diagnosticato in 1-2 casi su 100), di un diabete che si sta sviluppando, di una depressione mascherata. Questi rischi non li compensa nessun fieno greco.»

TRT: la terapia “vera” e perché non è per tutti

Per gli uomini con ipogonadismo confermato esiste una terapia sostitutiva con testosterone (TRT), prescrivibile dal medico — di base o specialista — con ricetta bianca. In Italia si utilizzano principalmente iniezioni intramuscolari (a breve durata ogni 2-4 settimane, o a lunga durata ogni 10-14 settimane) e gel transdermici ad applicazione quotidiana.

Le linee guida (Endocrine Society 2018, EAU, AME, SIAMS) sono tutte concordi su un punto: la TRT non è un trattamento “performance enhancement”. È una cura medica per chi ha valori ormonali documentati sotto soglia, sintomi clinici, e nessuna controindicazione. Le controindicazioni assolute includono:

  • Tumore della prostata o della mammella in atto
  • Ematocrito elevato (rischio di policitemia)
  • Apnee notturne severe non trattate
  • Sindromi ostruttive delle basse vie urinarie severe
  • Desiderio di paternità (la TRT inibisce la spermatogenesi)

«Il problema dei dati italiani è che molti uomini con ipogonadismo confermato non vengono mai indirizzati alla TRT, mentre negli Stati Uniti il fenomeno opposto sta esplodendo», commenta Lombardi. «Cliniche commerciali che prescrivono testosterone a uomini con valori normali ma sintomi vaghi, spesso con marketing aggressivo. Uno studio Scripps Clinic del 2025 ha mostrato che fino al 25% delle prescrizioni di TRT negli USA non rispetta le linee guida. In Italia per fortuna siamo più conservativi, ma il rischio che il modello americano arrivi anche qui c’è.»

Le tre regole pratiche per chi sospetta di avere il testosterone basso

  1. Prima di comprare qualunque integratore, fai gli esami. Testosterone totale, testosterone libero, SHBG, LH, FSH, prolattina, vitamina D, TSH, emoglobina glicata. È un pannello che il medico di base può prescrivere senza problemi. Costa relativamente poco (60-120 euro privato, gratis in convenzione SSN se prescritto). Se i valori sono nella norma, gli integratori non possono fare miracoli. Se sono bassi, serve un endocrinologo o un andrologo.
  2. Lavora prima sui fattori di stile di vita modificabili. Sonno (almeno 7 ore di qualità), peso corporeo (l’obesità è la causa numero uno di testosterone basso negli uomini sotto i 50 anni in Italia), allenamento di forza (3 sessioni a settimana sono più efficaci di qualunque integratore), riduzione dell’alcol, gestione dello stress cronico. Sono interventi noiosi ma con evidenze più solide della maggior parte degli integratori in commercio.
  3. Se proprio vuoi un integratore, scegli con criterio. Vitamina D se sei carente (oltre il 50% degli italiani lo è). Zinco se hai un’alimentazione povera. Ashwagandha o fieno greco con dosaggi adeguati (non sotto i 500 mg/die di estratti standardizzati) possono dare un piccolo aiuto se sei stressato. Diffida di prodotti con “blend proprietari” senza dosaggi singoli dichiarati: nella maggior parte dei casi sono polveri di riempimento.

«La salute maschile dopo i 40 anni richiede attenzione, non rassegnazione», conclude Lombardi. «Sentirsi “spenti” non è un destino inevitabile dell’età, e nemmeno è un problema che si risolve con una pillola. È un sintomo da indagare. Il primo passo è andare dal medico. Gli integratori, quando hanno senso, vengono dopo — non al posto. Sul nostro sito proviamo a fornire le informazioni che servono per fare scelte consapevoli, ma il primo interlocutore deve sempre essere un professionista sanitario.»

 

Fonti: SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità), AME (Associazione Medici Endocrinologi) Flash giugno 2022, European Male Aging Study (EMAS), Studio Urologico Gallo, Centro Urologico e Andrologico Brescia, Manuali MSD Edizione Professionisti, studio Scripps Clinic 2025 sulla prescrizione TRT (Doctor33).