La rigidità articolare al risveglio è un disturbo molto comune, di solito provocato da fenomeni degenerativi delle cartilagini articolari dovuti all’invecchiamento.
In alcune situazioni, tale condizione si manifesta anche in seguito a piccoli traumi pregressi come lussazioni, fratture o distorsioni che, pur essendo guariti, hanno lasciato conseguenze di questo tipo.
Indice rapido
Nella maggior parte dei casi, è il fisiologico processo d’invecchiamento dei tessuti ad innescare il disturbo della rigidità articolare, particolarmente evidente al risveglio in quanto le ore di riposo e di inattività delle articolazioni possono provocare una rigidità motoria.
Se tale disagio nel affrontare i movimenti si protrae per più di trenta minuti, potrebbe essere sintomo di artrite oppure di artrosi, patologie responsabili della degenerazione del tessuto cartilagineo articolare.
Quando la rigidità articolare si accompagna a dolori muscolari potrebbe trattarsi di un disturbo di tipo neurologico, come la fibromialgia, in quanto i muscoli sono controllati dalle fibre nervose e sono ad esse strettamente correlati dal punto di vista anatomico e funzionale.
Qualora la rigidità articolare insorta al mattino si ripresenti anche durante la giornata di solito indica una probabile forma di artrite reumatoide.
Un’ultima possibilità collegata a questa sindrome è rappresentata dall’assunzione di alcuni tipi di farmaci, tra cui chemioterapici ed antibiotici, i cui effetti collaterali comprendono anche l’irrigidimento delle articolazioni.
Un aiuto naturale ed efficace per alleviare i sintomi di questo disturbo, arriva dall’assunzione regolare di integratori alimentari.
L’artralgia consiste in una percezione più o meno intensa di dolore alle articolazioni, che di solito si manifesta insieme ad altri sintomi come riduzione della mobilità e rigidità delle articolazioni, gonfiore localizzato, arrossamento cutaneo ed ipertermia nel punto interessato.
Le articolazioni sono quelle strutture anatomiche il cui ruolo è di mettere in contatto reciproco due ossa per offrire funzioni di protezione, sostegno e mobilità.
Il corpo umano contiene 360 differenti articolazioni che, in base alla loro struttura istologica, si dividono in tre categorie, e precisamente:
Il termine “artralgia” deriva etimologicamente dal greco e significa letteralmente “dolore a una giuntura” e quindi sta ad indicare un sintomo e non una causa del disturbo; infatti la percezione dolorosa è una componente che di solito è sempre presente in caso di processi infiammatori a carico dell’apparato osteo-articolare.
Anche se piuttosto spesso l’artralgia viene confusa con l’artrite, in realtà queste due definizioni indicano patologie differenti; infatti mentre la prima si riferisce ad un dolore conseguente ad un processo flogistico, la seconda rappresenta il vero e proprio disturbo infiammatorio.
L’artralgia può interessare soprattutto le articolazioni di tipo sinoviale, è infatti molto comunemente associata a dolore al ginocchio, alle spalle, ai polsi oppure alla caviglia.
La scoliosi, una patologia consistente nello scorretto posizionamento delle vertebre che produce un’assetto non anatomico della colonna vertebrale, è molto spesso causa di artralgia collegata a mal di schiena.
Le cause principali dell’artralgia sono le seguenti:
La rigidità articolare è un disturbo che si manifesta principalmente al risveglio nel momento in cui lo scheletro, dopo le ore in cui è stato in posizione orizzontale e senza effettuare alcun genere di attività motoria, è costretto ad assumere un’assetto ortostatico (verticale).
In questa situazione, la forza di gravità esercita un notevole impatto sul corpo, contribuendo ad attirare verso il basso lo scheletro; le fibre muscolari e la componente tendinea vengono quindi sottoposti ad una forza tensiva che coinvolge anche le articolazioni.
Oltre a questo fenomeno (già abbastanza incisivo), al risveglio tutto il corpo si mette in funzione, incominciando ad effettuare i movimenti che gli consentono di compiere le sue attività, sollecitando l’apparato articolare.
Al mattino quindi è molto comune che l’artralgia si manifesti con una sintomatologia particolarmentedolorosa che poi, nel corso della giornata, può attenuarsi.
Se non vengono trattate adeguatamente, alcune forme di artralgia possono degenerare, innescando processi dolorosi molto intensi che, nei casi più gravi, arrivano a compromettere anche la mobilità del soggetto.
Tale condizione si manifesta con l’incapacità di svolgere le più semplici attività quotidiane, come indossare gli indumenti, salire le scale, lavarsi, entrare in auto, camminare.
Si tratta di un processo che si autoalimenta poiché il dolore limita i movimenti e la limitazione dei movimenti potenzia il dolore; per questo motivo risulta di fondamentale importanza non sottovalutare i sintomi ed impostare un corretto schema terapeutico per affrontare al meglio questo invalidante problema.
La prassi più adeguata è quella di rivolgersi al medico se la rigidità articolare al risveglio non è un fatto occasionale, ma tende a presentarsi regolarmente ogni mattina poiché sta ad indicare la presenza di un processo infiammatorio in atto.
Oltre all’esame obiettivo, si richiedono alcuni esami specialistici finalizzati alla formulazione di una diagnosi adeguata.
Di solito vengono prescritte radiografie o risonanza magnetica, più raramente TAC; spesso sono necessarie indagini sierologiche per la ricerca di indici specifici, come VES (velocità di eritro sedimentazione) e proteina C reattiva.
Anche il reuma-test e l’artroscopia esplorativa sono molto utili per diagnosticare questa malattia.
La terapia dell’artralgia prevede un duplice trattamento: da un lato è necessario agire sui sintomi per alleviare il dolore (terapia sintomatica) e dall’altro lato è indispensabile indagare sui fattori scatenanti che hanno portato all’insortenza della patologia (terapia causale).
La terapia sintomatica ha lo scopo di attenuare la sintomatologia del paziente per alleviare il dolore, e si avvale dei seguenti mezzi:
La terapia causale, agendo sulle cause scatenanti, si rivela il rimedio definitivo per risolvere questo tipo di disturbo; è necessario selezionare attentamente i mezzi terapeutici che variano a seconda della gravità e dei fattori eziologici.
Il riposo è sempre e comunque il primo approccio in quanto, evitando alla zona dolente di lavorare, si contribuisce ad accelerare le tempistiche di guarigione.
La fisioterapia può rivelarsi particolarmente valida a patto che venga praticata da personale esperto e qualificato e soprattutto per un periodo di tempo piuttosto prolungato.
In casi estremi può essere indicato un intervento chirurgico riparativo, seguito da un adeguato programma di riabilitazione.
Il benessere funzionale dell’apparato articolare dipende principalmente dalle proprietà anatomiche e funzionali della cartilagine che, per consentire i movimenti, è sottoposta a continue stimolazioni meccaniche.
Il ruolo del tessuto articolare è quello di eliminare gli attriti da frizione e dipende dalla matrice extracellulare della cartilagine e dalle sue cellule, chiamate condrociti.
La loro biosintesi, associata all’attività della matrice extracellulare, contribuisce al corretto svolgimento delle funzioni meccaniche dell’articolazione.
Il collagene è una delle più importanti macromolecole costituenti tale matrice; pertanto il suo ruolo risulta fondamentale per il benessere dell’apparato articolare.
Il collagene è una proteina strutturata a tripla elica, la cui sintesi viene stimolata in caso di infiammazione articolare, per eliminare gli attriti che funzionano come concause in caso di artralgia.
In alcune situazioni è consigliabile incrementare la quantità di collagene disponibile mediante l’assunzione di integratori, tra cui quelli a base di collagene idrolizzato, che si mostrano molto efficaci.
Il ruolo di questa proteina è importante anche per le articolazioni sane, allo scopo di potenziare le loro prestazioni, prevenendo potenziali disturbi.
Con il progressivo invecchiamento dei tessuti, infatti, il tessuto cartilagineo tende a deteriorarsi e quindi sarebbe buona norma migliorare la sua attività.
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