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Cosa sarebbe accaduto se al cospetto del partito del “maschio troglodita vs donna intelligente” e di quello del “che fine hanno fatto le caste e brave ragazze?” si fosse presentata una signorinella con un femidom in borsetta? Come l’avrebbero presa gli italiani più progressisti posti di fronte a questa più grande rivoluzione?
Pensare che una donna oltrepassi il limite del “suggerire” la prevenzione al partner e faccia da sé, utilizzando da sola quell’oggetto così innovativo e liberatorio che è il preservativo femminile, potrebbe destabilizzare molte più persone del previsto. Eppure, in un futuro non troppo lontano, il profilattico per lei sarà la normalità. A dirlo, prima che i fatti, sono i dati, che spiegano come dai 5 milioni di pezzi distribuiti globalmente nel 2000, si sia passati ai 25 milioni del 2007 e ancora ai 47 milioni nel 2012. dal 2005 al 2009 la quantità disponibile per le donne è più che triplicata, dai 26 milioni di pezzi del 2009 siamo arrivati ai 47 milioni del 2012. Ma molta strada resta ancora da fare, dato che nella distribuzione di preservativi in tutto il mondo quelli femminili sono ancora solo l’1,6 per cento. Per innumerevoli motivi. Quali? Andiamo con ordine, partendo dal “cos’è”.
Commercializzato in Europa dal 1993, il preservativo femminile è un sacchettino tubolare in poliuretano, nitrile sintetico o lattice sottile e resistente, che, come una guaina, fodera le pareti vaginali e ricopre le piccole labbra. Si applica in modo simile ad un assorbente interno ed impedisce il contatto tra le mucose, prevenendo, come il suo omologo al maschile, sia il contagio da tutte le malattie sessualmente trasmesse, sia la risalita degli spermatozoi in vagina e dunque le gravidanze indesiderate. Rispetto ad altri contraccettivi ha un prezzo ragionevolissimo: qualche centesimo in più dell’omologo preservativo maschile, in cambio di tutta l’autonomia di scelta.
Ma veniamo alle ragioni che lo rendono un prodotto così interessante e – siamo certi ancora per poco – così sottovalutato in Italia.
Di scusa per provare il femidom ne potremmo elencare innumerevoli. Ma una valida per iniziare, potrebbe essere l’8 marzo. Vogliamo davvero tingere di rosa per un giorno il mondo e celebrare degnamente, senza retorica, la Giornata internazionale della Donna? Facciamolo iniziando una rivoluzione…. Intima di nome e di fatto ma dalla portata presto sconvolgente!
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