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Intolleranza ai lieviti: sintomi e rimedi

L’intolleranza ai lieviti è purtroppo piuttosto diffusa. E’ in particolare quella al lievito di birra a preoccupare maggiormente studiosi e scienziati. I motivi sono sostanzialmente due. Il primo è legato alla presenza di questo lievito in moltissimi alimenti che consumiamo ogni giorno: pizza, pane, grissini, merendine, birra sono solo alcuni degli alimenti che causano l’insorgenza o il peggioramento dei sintomi fra i pazienti. Il secondo è la difficoltà che si ha nello scoprire tale disturbo: è primariamente importante effettuare un test per intolleranze alimentari. Quest’analisi può dare delle risposte utili ma, una volta individuato il problema, bisogna procedere con grande cautela.

Sintomi, diagnosi e anamnesi dell’intolleranza ai lieviti.

Un soggetto intollerante ai lieviti presenta disturbi di varia natura che, tuttavia, si concentrano principalmente nell’apparato gastro-intestinale. I fastidi si acuiscono quando si ingeriscono alimenti che contengono il lievito. Indigestione, bruciore di stomaco, flatulenza, mal di pancia, diarrea e pancia gonfia sono i sintomi più comuni. Ad essi si possono aggiungere debolezza, spossatezza, difficoltà nel dormire e conseguenti nervosismo e irritabilità. Se questi fastidi si prolungano nel tempo, è bene consultare il proprio medico di base e un allergologo: lo scopo dello specialista è cercare di individuare l’intolleranza. Un test di intolleranza alimentare è lo strumento migliore per venire a capo della situazione ed individuare il problema.

Cura e rimedi

Il primo passo da fare è una dieta ad esclusione. Un medico consiglia infatti di escludere determinati alimenti dalla dieta alimentare per capire precisamente quali sono i prodotti ingeriti che causano i disturbi. Questa fase può essere problematica dal punto di vista psicologico per il paziente: vietargli di mangiare alimenti che piacciono come pane, dolci, pasta ecc. non è piacevole. Tuttavia il mercato alimentare si è, negli ultimi anni, adeguato mettendo in commercio alimenti praticamente “equivalenti” che possono essere d’aiuto come “surrogati”.

La dieta ad esclusione dei lieviti può durare in una fase iniziale 15 giorni, per poi procedere ad una rotazione: cioè si reintroducono alcuni alimenti e se ne eliminano degli altri. Ciò serve ad individuare in modo specifico e selettivo il particolare lievito a cui il soggetto è intollerante. Una volta scoperto il responsabile (o i responsabili) del disturbo, la cura è piuttosto semplice: bisogna non mangiare più quei prodotti che contengono quel lievito. Ulteriori valutazioni successive saranno prese da uno specialista in concordanza con il paziente: non si può infatti escludere a priori la reintroduzione di alcuni alimenti dopo un determinato periodo di tempo.

Infine una precisazione va fatta: nel caso di intolleranza ai lieviti è possibile che il soggetto abbia una possibile candidosi intestinale, in quanto la candida essendo un fungo si nutre di lieviti, in tal caso meglio controllarla con un test della disbiosi intestinale e comunque rivolgersi al consiglio del proprio specialista.

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