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Il valore del PSA viene infatti utilizzato anche per controllare l’efficacia del trattamento radicale. A distanza di poche settimane dall’intervento di prostatectomia radicale il valore del PSA dovrebbe azzerarsi oppure raggiungere il valore normale (0.1 ng/rnl). In base al comportamento di questo valore dopo l’intervento è possibile trarre diverse conclusioni. Se dopo 30 giorni dall’intervento chirurgico si registrano dosi minime di PSA (0,2 ng/ml), ciò potrebbe essere indice di presenza di malattia residua o di un tessuto prostatico residuo. Il rialzo del PSA in seguito al suo azzeramento potrebbe invece essere sintomo di una malattia locale o sistemica. Potrebbe invece trattarsi di una recidiva locale se l’aumento del valore è registrato prima dei 2 anni dall’intervento chirurgico con una crescita di 0,5 ng/ml/mese o presenta un tempo di raddoppiamento inferiore ai 6 mesi. Secondo la casistica il 70% delle recidive biochimiche si verifica nei primi 5 anni dopo l’intervento, solo il 4% dopo oltre 10 anni. La recidiva biochimica in percentuale è più probabile in presenza di un’estesa invasione capsulare, coinvolgimento delle vescicole seminali ed interessamento linfonodale e/o con “Gleason score” maggiore o uguale a 7. L’intervallo di tempo entro il quale si palesa la recidiva, e le modalità con cui il PSA aumenta nel tempo, sono parametri importanti per prevedere la ripresa della malattia e stabilire la prognosi del paziente. Una ripresa sierologica precoce, che si manifesta nell’arco di 3 mesi, può indicare metastasi occulte oppure una rapida progressione neoplastica. Diversamente, un rialzo del PSA dopo 1-2 anni indica una probabile ripresa locale della neoplasia. Un tempo di raddoppiamento del PSA inferiore a 6 mesi è probabilmente indice di una diffusione metastatica, piuttosto che una recidiva locale. La persistente dosabilità del PSA dopo PR (prostatectomia radicale), presente nel 12,4% dei pazienti, può dipendere dalle seguenti cause: presenza di metastasi misconosciute già alla diagnosi, produzione da parte di cellule non prostatiche, persistenza di tessuto neoplastico, presenza di tessuto prostatico normale o iperplastico, involontaria disseminazione durante l’intervento. Inoltre l’aumento di tale valore si verifica a 10 anni nel 30% delle persone che presentano un carcinoma prostatico intracapsulare, nel 50% circa dei pazienti con un carcinoma extracapsulare e nel 100% dei casi con metastasi linfonodali. Se dopo l’intervento di prostatectomia radicale si registra un mancato azzeramento del PSA, è necessario intraprendere una terapia adiuvante.
In conclusione l’aumento del PSA dopo la prostatectomia radicale è più probabile con l’aumentare dello stadio clinico operatorio, del Gleason score, del PSA preoperatorio e dello stadio clinico postoperatorio. Se si riscontra un valore di PSA dosabile dopo la prostatectomia radicale, bisogna distinguere tra recidiva locale e sistemica, così da poter scegliere il trattamento più adeguato. Foto Flickr via | Antigeneprostaticospecifico.net Il PSA alto senza prostata? Ecco le possibili cause é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 18:30 di domenica 27 gennaio 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
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