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Combattere le isole di calore: strategie bioclimatiche per città più fresche

Nella prospettiva di un miglior livello di comfort climatico nelle città, una delle problematiche su cui si sta concentrando l’attenzione dei pianificatori è l’isola di calore urbano (Urban Heat Island – UHI), fenomeno microclimatico che provoca un significativo incremento della temperatura nell’ambito urbano rispetto alle aree rurali circostanti: una sorta di “local warming” che attanaglia i nostri centri urbani fin da quando l’uomo ha smesso di progettare in sintonia con i luoghi e le specificità climatiche.

Green Leaf: la città giardino che combatte l’isola di calore

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Figlia di un’urbanizzazione che trasuda dabbenaggine da tutti i pori, l’isola di calore nasce ogni qual volta si sbarrano i venti dominanti con edifici dimensionati male e orientati peggio, si tappezza di asfalto la superficie dei parcheggi, si sceglie di lasciare a vista le guaine bituminose dei nostri tetti piani, si rinuncia al verde per massimizzare le metrature del costruito ecc. Il risultato? Città sempre più simili ad altoforni che, non paghe di averci abbrustolito con il calore accumulato di giorno, scelgono con amore di riverberarcelo in faccia durante la notte. Al punto che fra città e campagna si arriva a superare senza difficoltà i cinque gradi di differenza.

Mitigare il riscaldamento urbano sembra facile, eppure non è difficile. Ci ha provato il Progetto UHI – “Development and application of mitigation and adaptation strategies and measures for counteracting the global Urban Heat Islands phenomenon”, costituito da un gruppo di città europee “pilota” che per quattro anni hanno studiato le migliori strategie architettoniche per il raffrescamento urbano.

Modena per esempio, ha messo a punto un progetto per ridisegnare la sua zona produttiva, sistematizzando gli interventi più efficaci in un abaco delle best-practices anti caldo: tetti giardino,alberature stradali, tecnologia di copertura cool-roof, facciate e lastricati permeabili e chiari (effetto albedo). Il tutto è stato poi integrato nello strumento di governo urbanistico della città, concedendo piccoli premi volumetrici a chi seguirà queste regole di puro buon senso architettonico.

Qui un video che approfondisce il caso di Modena:

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Altri studi vengono da città quali Vienna, Lubljana, Budapest, Praga, Stoccarda. In quest’ultima, ci si è concentrati sul rinvenimento degli “street-canyon”, al verde in tetti e facciate e alla pianificazione di corridoi di ventilazione che fanno respirare la città e nei quali è vietato costruire alcunché.

Varsavia ha prodotto alcuni interessanti confronti da cui emergono alcune semplici regole: combinando al verde urbano i green-roof si possono perdere 0,3 gradi, arrivando a 0,5 se si diminuissero le aree cementificate a favore di giardini. Nulli o quasi invece gli interventi sui condomini, per quanto verde si aggiunga.

Il progetto UHI, coordinato dal Centro Ambiente e Salute dell’ARPA di Modena, si pone ora il compito di rendere disponibili un atlante delle isole di calore e le linee guida emerse dagli studi condotti a tutte le città interessate a sbarazzarsi della mortifera cappa di calore che, a prescindere dai capricci delle stagioni o del clima globale, schiaccia come un macigno il livello di benessere dei nostri centri urbani.

Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.

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