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I muscoli scheletrici (striati), strutture anatomiche responsabili dell’attività motoria e volontaria del corpo, sono dotati della capacità di contrarsi, una proprietà funzionale resa possibile dalla loro istologia.
La loro struttura comprende un certo numero di fibre muscolari costituite a loro volta da miofibrille striate orizzontalmente per la presenza di due tipi di proteine contrattili: actina (sottile) e miosina (grossa), in grado di incastrarsi e scivolare tra loro, dando luogo al movimento.
Indice rapido
Molto comune per chi pratica attività sportive e allenamenti di vario tipo, lo stiramento consiste in un eccessivo allungamento delle fibre muscolari, a cui non è più consentito di riprendere il loro aspetto fisiologico.
Le cause di questo disturbo sono di vario tipo:
Dato che ogni fibra muscolare è innervata da parte del sistema nervoso centrale, il funzionamento dipende da stimolazioni elettriche derivanti dal cervello.
Pertanto alla base dello stiramento muscolare c’è una iperstimolazione di natura neuro-muscolare innescata da un’alterazione funzionale a livello dei neuroni encefalici.
Continuando a utilizzare il muscolo stirato si peggiora notevolmente la situazione, contribuendo a potenziare la sensazione dolorosa e a incentivare sempre più la condizione patologica.
La tipica sintomatologia di questo disturbo comporta anche l’indurimento del muscolo che, in seguito a palpazione, appare rigido, sodo e non funzionante.
Il rimedio più indicato in caso di stiramento muscolare è rappresentato dal riposo in quanto le fibre ipertoniche necessitano di uno stop funzionale che permetta loro di rilassarsi per assumere l’assetto fisiologico.
Viene inoltre consigliata l’applicazione di impacchi freddi, impiegando spray oppure borsa del ghiaccio, poiché la diminuzione di temperatura produce una vasocostrizione periferica in grado di diminuire i processi flogistici.
I bendaggi occlusivi tramite fasce elastiche, che devono essere applicati il prima possibile, svolgono la funzione di ridurre le sollecitazioni meccaniche a livello della parte infortunata, consentendo al muscolo di rimanere inattivo per tutto il tempo necessario al ripristino del suo stato fisiologico.
Spesso viene prescritta una terapia farmacologica che può essere di due tipi; inizialmente si fa ricorso a prodotti per uso topico, come creme o pomate a base di principi attivi miorilassanti che, venendo a contatto con le miofibrille contratte, contribuiscono a rilassarle, agendo sul funzionamento biochimico del complesso actina/miosina.
Se tali trattamenti risultano inefficaci, solitamente si passa all’impiego di farmaci per uso sistemico, come i FANS(Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), il cui scopo è quello di eliminare la componente flogistica dello stiramento muscolare.
Alcune terapie fisiche, come gli ultrasuoni, la TENS o la massoterapia possono rivelarsi di notevole efficacia, soprattutto dopo la fase critica iniziale.
Il protocollo R.I.C.E. comprende le quattro opzioni specifiche, che sono:
In base a questo programma terapeutico è quindi necessario mantenere il muscolo a riposo per almeno 20-30 giorni, a seconda dell’intensità della lesione; applicare ghiaccio a livello della zona infortunata; mantenere il muscolo fasciato, posizionandolo preferibilmente sopra al livello del cuore, per migliorare la circolazione sanguigna.
La pratica dello stretching può avere conseguenze ambivalenti dato che, in alcuni casi, può anche peggiorare la situazione.
Pertanto è necessario evitare programmi autonomi e affidarsi a professionisti del settore, come fisioterapisti o fisiatri, in grado di impostare un adeguato programma di riabilitazione.
Tutte le volte in cui insorge un dolore muscolare è sempre buona regola interrompere qualsiasi attività riguardante le miofibre coinvolte e rivolgersi al medico per poter impostare un protocollo terapeutico adeguato.
Bisogna ricordare che lo stiramento muscolare può essere l’inevitabile conseguenza di un infortunio sportivo, ma può anche insorgere in seguito a iperstimolazione della placca neuro-muscolare.
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