Capodanno: per quelli che come me odiano zamponi, cotechini e bollicine

Capodanno: per quelli che come me odiano zamponi, cotechini e bollicine

Capodanno: per quelli che come me odiano zamponi, cotechini e bollicine
“Se potesse parlare il nostro corpo, alzerebbe bandiera bianca”, dice Francesco Padrini, psicoterapeuta, sessuologo ed esperto del linguaggio del corpo. Durante il tour de force mangereccio/natalizio, rimpizzandoci di fritti, zamponi, cotechini e bollicine, costringiamo il nostro fisico a un bel po’ di “straordinari”. Con le feste il …

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Capodanno: per quelli che come me odiano zamponi, cotechini e bollicine

“Se potesse parlare il nostro corpo, alzerebbe bandiera bianca”, dice Francesco Padrini, psicoterapeuta, sessuologo ed esperto del linguaggio del corpo. Durante il tour de force mangereccio/natalizio, rimpizzandoci di fritti, zamponi, cotechini e bollicine, costringiamo il nostro fisico a un bel po’ di “straordinari”. Con le feste il rapporto con il cibo (come, d’altronde, quello con i parenti a stretto contatto) si complica assai. Per sentirsi, dunque, più leggeri in tutto, meno Grande Abbuffata e più coscienza. Meno apparenza e più sostanza… E Padrini che è anche un analista bioenergetico ha appena sfornato per i palati pentiti Alimentazione Bioenergetica (Xenia Edizioni) con copertina di natura arcimboldesca.

Un “To Know How” scritto a sei mani, con Maria Teresa Lucheroni, medico e psicosomatista, e con Massimo Caliendo, biologo nutrizionista esperto in fitoterapia e nutrizione sportiva. Un mini pool di “guri” che ci indicano la buona stella contro l’indigestione di panettoni e struffoli. E suggeriscono il loro menù se non proprio da cenone, da cenetta che si addice anche ai tempi di austerity e basso profilo. Al posto di scorpacciate di timballi, tortellini in brodo, spaghetti con le vongole, ragù e tracchiolelle, e colesterolo in picchiata, si consiglia una variazione di risi selvatici e aromatizzati e bicchierino di gazpacho mediterraneo.

Invece di galline faraone farcite, vitelli e vitelloni, petti d’anatra, anguille e salmoni, scorfani e pezzogne, aragoste e calamarate da far allargare la silhouette meglio una ricciola grigliata. Niente patè di foie gras ma insalatina di mare con verdure croccanti e pomodorini datterino. Sostituire panettoni, cassate, cannoli, salsa allo zabaione, dolcetti roccocò (duri come pietre da fare saltare denti e dentiere) o comunque ridurli al minimo.

La voglia di dolce si può appagare con qualche quadratino di cioccolata fondente al 70%. Perché il cacao, come il caffè d’altronde -spiegano – inibisce la deposizione di tessuto fibroso e sono considerati alimenti salvafegato. Rosso, dolce, prezioso. No, no è un Chateau Laffitte d’annata è il Rooibos, ricavato da una pianta sudafricana ricca di sali minerali. Dopo tanti cin cin prima di andare a dormire si consiglia un’infusione di Rooibos che ha anche funzioni antiaging e antiossidanti. “E’ una coccola a zero calorie” chiosa Padrini che ha creato cinque nuovi biotipi alimentari studiati in funzione della tipologia caratteriale-bio/energetica prevalente in ciascuno di noi. “Nutrirsi su misura per vivere meglio. Mangiare meglio per pensare meglio”, è la sua filosofia che salva il girovita e pulisce la mente. “Dobbiamo pensare agli alimenti in senso più ecologico, non come una cosa, ma come una relazione tra noi, il cibo e l’ambiente”, conclude Padrini. Un mènage à trois consentito.

Alla vivace discussione bio/gourmet sul siamo ciò che mangiamo ma anche come lo mangiamo, nel senso di preparazione e tradizioni (la stagionalità su tutte) si unisce Marika Borrelli (giornalista per Orticalab.it): “Ognuno di noi ha una serie di riti&miti sul cibo preferito o su quello che pensiamo indispensabile in momenti particolari. I nostri conflitti psichici possono rivelarsi nel cibo e viceversa: le nostre schermaglie con gli alimenti producono più di un dis-equilibrio psichico. Dipende dai diktat culturali o estetici, dalle mode o dalle tendenze. Non ci alimentiamo più per vivere o sopravvivere. Nella nostra epoca si usa il cibo come sfogo, medicina, medicina alternativa, sostituto affettivo, auto-punizione o auto-indulgenza. Re-imparare ad alimentarsi è salvifico: ne guadagneremo anche in equilibrio psicologico”.

E ci viene in mente il rapporto che aveva il famosissimo pianista-intrattenitore Liberace con il cibo: gli dava carica energetica, fantasia e voglia di stupire. Aveva ben sette cucine nella sua casa hollywoodiana, una per ogni umore possibile e durante la sua ultima depressione venne letteralmente resuscitato grazie alla sua semplice zuppa di brodo di gallina e stracciatella di uova.

Oppure Duke Ellington, il re del jazz, il quale mangiava come un forsennato, metteva il cibo in tasca come scorta. Eppure per il palcoscenico non poteva, non doveva ingrassare. Aveva i suoi cinque minuti di ‘mea culpa’ prima e dopo ogni pantagruelico pasto e giurava e spergiurava che la sua dieta era fatta solo di tè nero e frumento integrale.

Buon cenone a tutti!

Twitter @piromallo

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