Questa domanda viene quasi naturale porla agli esperti, vuoi perché qualche bottiglia di champagne è rimasta integra per diverso tempo vuoi anche perché si ha la curiosità di capire cosa succede a lasciarlo a maturare un po’.
Può invecchiare quindi uno champagne? Normalmente dovremmo rispondere che solo quelli d’annata possono vincere qualche anno nelle cantine. Se ci pensiamo bene lo champagne è comunque un vino e come tale si affina in bottiglia. Col passar del tempo acquista maggiore complessità. I sapori cambiano e risultano differenti da quelli di partenza. Quindi se si è abituati ad un sapore di un particolare champagne, che inevitabilmente hai imparato a degustare giovane, chiaramente il gusto sarà differente, e con tutta probabilità non ti piacerà.
Facciamo una differenza tra gli champagne d’annata, che sono quei vini nati da una sola vendemmia, e quelli invece nati da vendemmie di diverse annate, che si rifanno alla fusione di diverse annate. Nel primo caso sono adatti all’invecchiamento. C’è anche una ragione per cosi dire tattica. Gli champagne millesimati proprio perché sono l’espressione oltre che del terroir anche dell’annata di riferimento riproducono gusti unici, sorprendendo così il degustatore per le differenze (anche notevoli) tra un millesimo ed un’altro.
Indice rapido
Ci sono quattro grandi zone di produzione dello champagne:
E’ utile conoscere le regioni da cui provengono gli champagne per conoscere i sapori tipici di quelle aree di coltivazione.
Per gli amanti dello champagne sarà utile conoscere anche alcune caratteristiche che riguardano il suo modo di essere prodotto che favoriscono i sapori che esprimono. Come abbiamo visto più in alto gli champagne possono maturare.
I vini sans année, quindi quelli non millesimati vengono venduti dopo almeno 15 mesi di maturazione, quelli millesimati invece dopo un periodo più lungo che va dai 36mesi fino ad arrivare anche a 10/12 o più anni di affinamento sui lieviti. Gli amanti dello champagne lo conservano ancora per qualche anno, non tanto per farlo maturare ancora di più, ma per la passione di possedere una bottiglia pregiata.
Se parliamo di longevità in senso stretto, occorre ricordare che gli champagne hanno una notevole acidità e unita alla presenza di anidride carbonica li rendono molto resistenti all’invecchiamento.
La necessità di sentire note fruttate pronunciate, un perlage vivace richiede un consumo precoce, già direttamente all’acquisto. Sapori più pronunciati ed aromatici, come la nocciola, la brioche, fumé e nougat si acquisiscono col tempo per cui è giusto aspettare un po’.
Qui sotto una lista che motiva le differenze di invecchiamento tra differenti champagne:
I vini sans année invecchiano da due a cinque anni (sono dati medi, non assoluti) dopo il dégorgement. Questa maturazione avviene in azienda e lo champagne acquisisce maggiore struttura e complessità aromatica. Le uve Chardonnay se presenti in preminenza determineranno note nocciola e miele.
I vini millesimati o anche non millesimati che sono ottenuti da uve di comuni Grand Cru di vigneron di qualità, invecchiano da cinque a quindici anni, ma possono arrivare a 10 anni dopo il dégorgement. Grande maturazione significa una maggiore complessità aromatica.
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