Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali

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Perché comprare oggetti dal negozio se possiamo costruirli direttamente a casa o in ufficio? Non si tratta di bricolage o del diffusissimo up-cycling, ma di un nuovo inarrestabile trend tecnologico, sogno divenuto realtà per tutti i makers casalinghi: le stampanti 3d che materializzano qualsiasi idea si possa immaginare, con costi e dimensioni tanto ridotti da essere alla portata del vasto pubblico. Soluzione geniale per

specifici usi, giocattolo tecnologico o macchina per artigiani digitali che trasformerà l’intero mercato manifatturiero?

La terza rivoluzione industriale tra makers e autoproduzione

Le motivazioni della scelta di questo nuovo modo produttivo sono legate tanto all’inventiva di designer domestici quanto all’incredibile emozione della creazionee al controllo totale del prodotto finale. I prezzi ragionevoli, le possibilità progettuali pressoché infinite, la crescente qualità e l’affidabilità, lo rendono un metodo davvero rivoluzionario e democratico.

IL FUNZIONAMENTO DELLE STAMPANTI 3D
L’idea è semplice, non una novità per i disegnatori o artigiani: qualsiasi oggetto può essere ridotto ad una sovrapposizione di strati bidimensionali. Il macchinario utilizza questa procedura a livello microscopico, riproducendo velocemente l’oggetto disegnato in 3d, rispettandone forma, colori e volumi.
Strato su strato, seguirà minuziosamente il disegno prestabilito, emettendo uno speciale inchiostro che si solidifica e, nell’insieme, crea il manufatto.
Alcune stampanti sono progettate per funzionare senza collegamento pc, addirittura solo con uno smartphone o un tablet.

“L’INCHIOSTRO” DELLE NUOVE STAMPANTI 3D
Altra vera rivoluzione sono proprio imaterialiutilizzati che si diversificano in plastiche, bio-plastiche, metalli, vetro, pasta di legno, fino a quelli ecologici e riciclabili, come sabbia, sale ed argilla. In principio erano solo resina e file Cad i due ingredienti delle micro-stampanti domestiche. Dato il crescente interesse nel settore manifatturiero e il successo dei primi macchinari, si sono sperimentati, successivamente, altri materiali più ecologici, che però, al momento, producono oggetti meno affidabili e resistenti.

DIMENSIONI, PREZZI, ACCESSIBILITÀ DEI PROGETTI
La tecnologia 3d è nata alla fine degli anni ’80, mentre la tecnica di stampaggio è utilizzata già da tempo, limitata, però, da brevetti al solo mondo industriale. Quindi la vera rivoluzione nella produzione di oggetti non è tanto nella tecnologia, ma nell’accessibilità del know-how. Tutto questo grazie all’Open Hardware, un processo di condivisione del progetto hardware: accesso, riproduzione, possibilità di modificare la tecnologia e nuovamente condividerla.

Così nel 2005 i ricercatori britannici dell’Università di Bath, hanno creato la RepRap, la prima stampante in grado di produrre i pezzi di cui era costituita. Proprio tale filosofia ha portato alla diffusione di progetti perfettibili, a prezzi sempre più concorrenziali, tracciando un nuovo trend dell’industria ed infastidendo chi produce e vende componenti a livello industriale.

GRANDI COME DEI FORNI A MICROONDE, PRONTI PER PRODUZIONI DOMESTICHE
In linea teorica si può produrre davvero qualsiasi cosa, vestiti, appendini, biciclette e oggetti di uso comune. Pensare, disegnare e programmare la macchina perché stampi l’oggetto immediatamente: per alcuni ambiti e utenze diventerà un insostituibile e irrinunciabile metodo produttivo. È il caso della Stazione Spaziale Internazionale, dove consentirà un’enorme risparmio economico permettendo la produzione di componenti direttamente a bordo.

Rimangono, ancora, moltissimi dubbi e considerazioni sulla produzione personale di oggetti di design, non tanto per i costi o le possibilità progettuali, quanto per la sostenibilità a lungo termine e sulla semplicità di utilizzo a parità di prodotti già presenti sul mercato. Dall’altro canto, i sostenitori dell’autoproduzione casalinga sono supportati da programmi open source e da prototipi disponibili on line gratuitamente.

Come non rimanere affascinati, se non proprio convinti, dalle continue e sorprendenti invenzioni dei maghi del fai da te elettronico? Dalla stampante 3d prodotta con solo 100 dollari dagli scarti elettronici, alla prima casa sul canale, la Landscape House, che sarà realizzata nel 2014, ma ad un costo esagerato.

Nel primo caso si tratta di una perfetta chiusura del ciclo produttivo grazie al prototipo del giovanissimo togolese Kodjo Afate Gnikou:circuiti di vecchie stampanti, scanner ed ingranaggi di computer che diventano macchinario replicante, in grado di risolvere anche il problema dei rifiuti elettronici spediti nei Paesi in via di sviluppo.

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Nel secondo caso, l’idea è di rivoluzionare l’industria delle costruzioni con una casa completamente realizzata con pezzi stampati. Se con un click si ottengono viti, gioielli e pezzi di motori, perché non realizzare un intero edificio? È il pensiero dell’architetto olandese Janjaap Ruijssenaars, che progetta un’edificio-nastro costituito da grossi blocchi di sabbia e collanti inorganici, riempiti di calcestruzzo rinforzato.

L’IMPATTO SULL’ECONOMIA E IL FUTURO DELLE STAMPANTI 3D
Sul mercato si affacciano nuove stampanti con prezzi sempre più vicini alle, ormai obsolete, laser, con prototipi di giovanissimi makers, finanziati spesso dal crowdfounding. L’industria manifatturiera, piegata dalla crisi, potrebbe risollevarsi proprio grazie a questa tecnologia, perché capace di produrre a costi ridotti pezzi di design che soddisfino diversi nicchie di mercato.

Se al momento le stampanti 3d ad uso domestico riproducono solo piccoli oggetti, con nuovi disegni o con quelli scaricati dalla rete, quelle più costose e professionali hanno già trovato largo spazio in vari i campi d’applicazione.
Plastici architettonici, aggeggi da testare sul mercato o su misura (come gli spazzolini 3d, protesi o copie di reperti archeologici). Oggetti che, se funzionano, possono essere replicati e replicati ancora; evitando dispendio di energie e tempo.

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