L’artista degli animali metallici realizzati con i rottami

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Insetti, pesci, volatili, ecco alcuni esempi dei lavori realizzati dall’artista francese Eduard Martinet, capace di trasformare i rottami e gli scarti ferrosi in arte. Martinet, infatti, utilizza come materia prima per le sue sculture parti di macchine, biciclette, macchine da scrivere, forcine per capelli, pezzi di antenne, torce elettriche, fari, vecchie posate, insomma tutti oggetti e rifiuti trovati nei mercatini delle pulci e nelle discariche. Ogni

testa, gamba, ala, torace, occhio, branchia di queste sculture nasce dall’unione certosina di tanti piccoli elementi ferrosi.

Arte dai rifiuti: le ombre di Noble e Webster

Ciò che rende il lavoro di Martinet ancora più affascinante, oltre all’incredibile cura dei dettagli e verosimiglianza delle sue opere, è la tecnica con cui dà vita a queste riproduzioni. Diversamente da altri artisti, infatti, non utilizza la saldatura, ma ciascun pezzo è assemblato meccanicamente, avvitando ed incastrando perfettamente ogni piccolo componente.

La passione di Edouard Martinet per il mondo animale, e in particolare per gli insetti, ha radici profonde. Nato a Le Mans, in Francia nel 1963, grazie ad uno dei suoi insegnanti, a dieci anni inizia ad appassionarsi al mondo degli insetti.

Anche la passione per il riciclo inizia fin da giovanissimo, e lo spinge a raccogliere rottami qua e là, inizialmente per realizzare piccoli giocattoli. L’interesse per gli insetti e il riciclaggio vanno di pari passo, e nel 1990 da un cumulo di ferrivecchi di biciclette, Martinet dà vita al suo primo insetto metallico: una zanzara. Da quel giorno in poi il bestiario meccanico continua ad allargarsi.

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Grazie alla sua formazione artistica, Martinet è professore d’arte a Rennes, riesce a donare una luce artistica ed elegante alle proprie riproduzioni, raggiunta anche grazie alla cura nella scelta dei cromatismi. Nell’intenzione dell’artista, infatti, tutti gli animali devono vivere, dare un’impressione di movimento, pronti a spiccare il volo. Così la vespa è rappresentata mentre scivola dentro un bicchiere, il ragno mentre costruisce la tela e la mantide religiosa mentre sta per sferrare il suo attacco.

Ancora una volta, quindi, la dimostrazione che i rifiuti, se visti sotto una nuova luce, possono diventare una risorsa, anzi, addirittura arte.
Immagini | Edouard Martinet

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Future Build – Salone della sostenibilità: a Parma dal 13 al 16 Febbraio

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È in arrivo la seconda edizione di Future Build – Salone della sostenibilità, in programma dal 13 al 16 febbraio prossimi a Fiere di Parma, il quartiere fieristico della città emiliana. Le questioni più attuali in materia di efficienza energetica, riqualificazione sostenibile, materiali e nuove tecnologie eco-compatibili verranno affrontate attraverso una vasta esposizione di aziende di settore, aree dedicate a temi specifici e una serie di

convegni all’interno di un evento che ambisce a proporsi come punto di riferimento nazionale di scambio e confronto su innovazione e ricerca nell’ambito delle costruzioni e della pianificazione urbanistica.

Eventi: Solarexpo Innovation Cloud e il futuro delle città a Fiera Milano

IL SALONE
In occasione di Future Build particolare attenzione sarà dedicata al tema della riqualificazione delle città, in riferimento alle peculiarità del tessuto urbano italiano, caratterizzato da una miriade di centri storici dai quali potrebbe partire lo sviluppo di un modello di Smart City nostrano. Efficienza energetica, nuovi spazi verdi all’interno delle mura, mobilità e servizi riprogettati all’insegna della sostenibilità. Approfondimenti nella giornata di venerdì 14 febbraio, con la presentazione dei primi quartieri ecologici in Emilia Romagna a Parma, Carpi e Piacenza (ore 10,00), ed “Emilia Smart Cities” (ore 14,30).

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Oltre al coinvolgimento di tutti gli addetti ai lavori – dai progettisti alle imprese, alle università, ai rappresentanti delle autorità regionali e municipali – la manifestazione intende proporre iniziative che facciano da ponte fra l’Italia ed altre realtà europee e dell’area mediterranea attualmente in crescita nel settore edilizio, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro e di espansione (sezione Future Build Europe).

Tra i settori in discreto sviluppo nonostante la crisi vi è quello delle costruzioni in legno, abbondantemente rappresentato in fiera da oltre 50 aziende, in aggiunta ad aree dedicate a laboratori dimostrativi sulle possibili applicazioni del materiale e sulle innovazioni tecnologiche più recenti.

Sarà poi possibile, nello spazio “Riqualifica la tua casa”, ricevere suggerimenti tecnici e consigli per la scelta di materiali, prodotti, tecnologie che consentano di valorizzare il proprio immobile e di intervenire con una riqualificazione energetica, approfittando tra l’altro degli incentivi fiscali in materia, stabilizzati anche per il 2014 (si consiglia di prenotare).

CONVEGNI
Tra i convegni ai quali è possibile iscriversi, si segnalano “Obiettivo Zero” e “Ripensare i condomini“, entrambi in programma per giovedì 13 febbraio. All’interno del primo si parlerà tra l’altro di Habitat Lab (inaugurato nel 2012), l’edificio-laboratorio del gruppo Saint-Gobain che ha ottenuto la certificazione LEED® Platinum nel protocollo LEED® 2009 Italia NC col più alto punteggio in Italia (secondo punteggio in Europa).

Il secondo convegno affronterà il tema della progettazione e riqualificazione ad alta efficienza energetica dei condomini; allo stesso argomento viene dedicata Future Condominio, un’area nella quale imprese specializzate illustreranno a privati e amministratori le tecniche per la riqualificazione sostenibile degli immobili.

Info
– Contatti: Keymedia Group ( info@futurebuild.it; +39 0522 521033)
– Date: dal 13 al 16 febbraio 2014
– Sede: Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393/A, Parma
– Orari: 9,30 – 18,30
– Presidente del Comitato Scientifico: Andrea Rinaldi, Direttore Centro Ricerche Architettura Energia, Università degli Studi di Ferrara
Per ulteriori informazioni, biglietti ridotti e catalogo espositori, consultare il sito ufficiale di Future Build.

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Intelligent School Design: il corso di perfezionamento dello IUAV

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La progettazione degli edifici scolastici è un tema complesso: il design delle aule e degli spazi comuni influenza l’apprendimento, la capacità di socializzare e il benessere delle persone che occuperanno l’edificio per svariate ore della propria giornata. Secondo la filosofia dell’aggiornamento continuo che Europa 2020 sostiene e in coerenza con l’Ottavo Programma Quadro, nonché come applicazione pratica dei contenuti del

D.M 11/4/2013 sulla progettazione sostenibile di edifici scolastici, l’Università IUAV di Venezia organizza il corso di specializzazione postlaurea “Intelligent School Design”.

Il corso, in collaborazione con VoD Umbrella Think Tank e l’Urban Center di Bassano del Grappa, con il patrocinio del Dipartimento per le politiche sociali e di coesione, si propone di aumentare le capacità di progettazione attraverso la sperimentazione di soluzioni innovative, la conoscenza degli aspetti dell’intelligent building, dalla domotica, dell’efficienza energetica, la coerenza con i valori e le tecniche comunitarie, la gestione di obiettivi complessi, la valutazione di priorità ed effetti di lungo momento, l’uso di metodi e tecniche innovativi e la sinergia con un diversificato spettro di stakeholder.

L’Intelligent School Design non è un corso tradizionale: il dialogo non avviene solo con lezioni frontali, è smart: la creatività degli studenti è stimolata sia durante le lezioni online a distanza, che durante i workshop, occasioni per collaborare insieme. Non è nemmeno un corso esclusivamente teorico: le attività di progettazione sono supportate da un comitato di promotori cui partecipano esponenti della pubblica amministrazione, professionisti, imprenditori, con lo scopo di aumentare la fattibilità dei progetti.

Sette sono i temi affrontati dal corso che si terrà nel periodo da Aprile a Giugno 2014.

TEMA 1: Dalla crisi dell’aula al fablab
Nella prima sezione del corso si discutono le cause del passaggio dal sistema classico dell’aula a quello del fablab.

TEMA 2: Dall’apprendere all’essere industriosi
La scuola cambia e si afferma una nuova dimensione basata su nuove prassi didattiche e tecnologie che rendono gli alunni industriosi piuttosto che studenti semplicemente capaci ad apprendere. Come si pone l’architettura rispetto a questo cambiamento?

TEMA 3: da Maria Montessori a Seymour Papert
Con l’evoluzione degli studi sui sistemi cognitivi e sui comportamenti dei bambini (partito da Maria Montessori e profondamente cambiato con la diffusione delle tecnologie digitali) si evolve necessariamente la forma fisica della scuola e delle sue componenti.

TEMA 4: Dall’openspace alla nuvola/fablab
Si iniziano ad ideare proposte concrete seguendo un percorso che dalla forma della scuola moderna, segnata dall’open space, condurrà alle molteplici forme della scuola contemporanea.
Si affronteranno le principali esperienze compositive al fine di comprendere la complessità delle matrici culturali che oggi ispirano il progetto della scuola.

TEMA 5: Una progettazione metabolica che favorisce la coesione
Gli spazi (di accoglienza della comunità, per operare, per apprendere) prendono forma in questa fase. Si terrà conto inoltre del raggiungimento degli standard ambientali imposti dalle convenzioni internazionali.

TEMA 6: La scuola centro della resilienza urbana
Il Decreto Interministeriale 11 Aprile 2013 detterà lo sviluppo esecutivo del progetto che sarà adattabile, flessibile e mirerà ad un ecosistema scuola aperto alla comunità. Saranno analizzate e programmate le fasi del ciclo di vita della scuola nei prossimi decenni.

TEMA 7: Una cloud per una progettazione interattiva
Gli studenti imparano a progettare servendosi di un database aperto molto ricco di informazioni rapidamente accessibili che gli consentiranno di abbandonare la dimensione passiva della progettazione verso una generativa.

INFORMAZIONI PRATICHE
Durata del corso: aprile > giugno 2014.
Le iscrizioni sono aperte fino al 10 marzo 2014.
Posti disponibili minimo 15 / massimo 30
Tasse iscrizione € 516,00
Per scaricare il bando ed il calendario ed inscriversi vistare la pagina del master sul sito dello IUAV

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La casa del futuro è green e si chiama Rhome

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Mancano pochi mesi ormai allo scontro finale del Solar Decathlon Europe 2014, che si terrà per due settimane, dal 27 giugno a Versailles, dove chiunque potrà andare per visitare Rhome for Dencity, il prototipo di casa solare che l’Università di Roma Tre ha progettato durante questi mesi e che gareggerà con altre 19 squadre provenienti da 16 paesi differenti.

Di seguito l’elenco completo dei partecipanti al Solar Decathlon Europe 2014:

Svizzera | Lucerne Team (University of Applied Sciences and Arts, School of Engineering and Architecture)

Spagna | Plateau Team
(Universidad de Castilla – La Mancha / Universidad de Alcala de Henares)

Giappone | Chiba University Japan
(Chiba University)

Francia | Atlantic Challenge
(ENSA Nantes, ESB, Ecole des Mines de Nantes, ISSBA, IUT Nantes, Institut des Matériaux Jean Roussel)

Danimarca | DTU Team
(Technical University of Denmark)

India | Team SHUNYA
(Academy of Architecture, IIT Bombay)

Cile | France, CASA FENIX – UTFSM
(Universidad Tecnica Federico Santa Maria, Valparaiso – Université de la Rochelle, Espace Bois de l’IUT)

Stati Uniti d’America – Francia | Team Réciprocité
(Appalachian State University – Université d’Angers)

Germania | Team Rooftop
(University of the Arts and Technical University of Berlin)

Romania | Team Bucharest 2014
(Technical University of Civil Engineering, University Politehnica, University of Architecture and Urbanism “Ion Mincu”, Bucharest)

Stati Uniti d’America – Germania | Team Inside Out
(Rhode Island School of Design and Brown University and University of Applied Sciences of Erfurt)

Olanda | Delft Versailles 2014
(Delft University of Technology)

Germania | Ontop
(University of Applied Sciences, Frankfurt am Main)

Costa Rica | TEC team
(Costa Rica Institute of Technology, Cartago)

Francia | UPE team
(Université Paris-Est, ENSA Paris Malaquais, ENSA Marne-la-Vallée, ESTP Paris, Ecole des Ponts Paris-Tech, ESIEE Paris, ENSG, IFSTTAR)

Italia | Rhome for denCity
(Università degli Studi di Roma TRE, Rome)

Tailandia | Kmutt Team
(King Mongkut’s University of Technology Thonburi)

Spagna | Barcelona tech 2014
(Universitat Politècnica de Catalunya, Barcelona)

Taiwan – NCTU | UNICODE
(National Chiao Tung University)

Messico | Mexico City
(Universidad Nacional Autonoma de Mexico, the Center of Research in Industrial Design and the School of Engineering and the School of Arts)

Possiamo affermare che il progetto della casa di Rhome for Dencity è completamente opera degli studenti che, guidati dai professori, sviluppano il progetto attraverso 10 principali aspetti, che sono l’architettura, l’ingegneria, l’efficienza energetica, il bilancio energetico, il comfort, il funzionamento della casa, la sensibilizzazione sociale, la progettazione urbana e la convenienza economica, l’innovazione e la sostenibilità.

MAKER FAIRE A ROMA

Dal 3 al 6 ottobre 2013 si è tenuta al Palazzo dei Congressi di Roma la “Maker Faire” che ha visto arrivare centinaia di visitatori e gli studenti di Rhome erano lì ad esporre un loro metodo studiato appositamente per visualizzare la situazione di comfort nella casa, attraverso una semplice interfaccia grafica 3D che permette all’utente di prendere coscienza autonomamente di ciò che avviene nell’abitazione e di conseguenza decidere sulle azioni da intraprendere in merito, evitando automatismi della domotica che spesso vanno a sfavore delle personali esigenze degli abitanti. Lo scopo di questo metodo è quello di educare e rendere partecipe l’uomo, unico reale protagonista dell’ambiente in cui vive e quindi anche l’unico che può sapere come migliorare la propria condizione di comfort.

WORKSHOP A VERSAILLES

Dal 6 all’8 novembre 2013 cinque rappresentanti della squadra italiana di Roma – Michele Caltabiano, Gabriele Roselli, Barbara Cardone, Elena Detiker e Nicola Moscheni – insieme a due professori – Chiara Tonelli e Stefano Converso – si sono riuniti a Versailles con gli altri team internazionali che parteciperanno al Solar Decathlon Europe 2014, per un workshop di due giorni, al fine di discutere insieme ai responsabili dell’organizzazione in merito alle tematiche della competizione, visitare il lotto nel quale si monterà il prototipo della casa ed infine vedere le stanze dove alloggeranno le squadre.

Durante il workshop ogni gruppo ha avuto modo di presentare il proprio progetto agli avversari, cercando di non svelare troppo per ragioni competitive, ma con il risultato importante di capire i vari livelli di sviluppo del lavoro dei diversi team. Poche squadre hanno esplicitato il progetto urbano, forse per volontà o forse per non averlo sviscerato a sufficienza.

Al contrario, gli studenti di Roma Tre hanno come punto di forza proprio il progetto urbano, molto più definito degli altri e con un ottica di concreta realizzazione nel futuro. Probabilmente ciò che li spinge a curare più a fondo il tema urbano è il forte bisogno di ristabilire l’ordine in una città caotica come Roma che riscontra un’elevata quantità di abitazioni abusive, soprattutto in zone di interesse storico che invece dovrebbero avere rilevanza prioritaria. Il progetto di Rhome prevede di rimuovere queste costruzioni illegali e spostarle nelle periferie della città, densificare l’ambiente esistente, ristrutturare il sistema della mobilità e liberare spazio nei siti archeologici da assegnare come suolo pubblico.

Altro tema chiave è infatti il concetto di ri-densificare un’area prescelta della capitale italiana, che non significa solo aumentare il numero di metri quadrati o cubi per ettaro occupando nuovo suolo pubblico, ma incrementare il numero di abitazioni per la stessa area, offrendo appartamenti di piccole dimensioni (che al giorno d’oggi la città non offre) per soddisfare le esigenze di giovani coppie e residenti temporanei. I principali vantaggi di questo tipo di progettazione consistono nel risparmio economico ed energetico, nella salvaguardia del territorio ancora non costruito, nell’ottimizzazione delle infrastrutture preesistenti e del sistema di trasporto della città, nella sicurezza degli abitanti e nel miglioramento delle relazioni sociali.

I ragazzi di Rhome for Dencity sono usciti da questo incontro molto più consapevoli di loro stessi e del lavoro svolto, con meno insicurezze e soprattutto pronti per affrontare una competizione internazionale.

A fini della competizione gli studenti di Roma vedono con scetticismo le collaborazioni miste tra università di paesi diversi, come Stati Uniti e Francia, poiché ritengono che sia già difficile lavorare insieme nella stessa stanza, figurarsi in continenti diversi. Scopriremo solo a Versailles nella graduatoria finale di luglio se questo tipo di collaborazioni funzionano o meno.

Ormai la progettazione della casa di Rhome for Dencity è arrivata ad un grado di dettaglio piuttosto elevato, tanto che la casa verrà presto realizzata per la prima volta vicino a Bolzano, in modo da poterla testare in tutti i suoi aspetti.

La logica di ricerca del team Rhome per migliorare le potenzialità dei prodotti utilizzati nella casa è quella di prendere il meglio di ogni situazione e farla funzionare in un sistema organico. “L’intento è quello di migliorare la performance del materiale interagendo con le case produttrici e intrecciando le conoscenze, creando sinergie per lo sviluppo di nuovi prototipi” afferma Nicola Moscheni, communication coordinator del team.

Di seguito i materiali e i sistemi innovativi usati nella casa solare di Rhome for Dencity:

PANNELLI FOTOVOLTAICI FLESSIBILI Usati soprattutto sulle vele delle barche, garantiscono leggerezza sui binari dei frangisole scorrevoli.

Sono di facile manutenzione e sostituzione, calpestabili, pulibili e leggeri.

La superficie dei pannelli rispetto alla scorsa edizione è stata ridotta sensibilmente poiché l’organizzazione del Solar Decathlon Europe ha limitato da 10 a 5 Kw il picco di produzione dell’energia dal fotovoltaico per favorire l’utilizzo di strategie naturali passive.

PANNELLI IN FIBRA DI LEGNO

Utilizzati come isolamento termico, i pannelli a bassa densità (90 kg/mc) vengono posizionati tra i montanti della struttura in legno per uno spessore di 20 cm e un successivo strato più esterno di 10 cm ad alta densità (140 kg/mc) fa da cappotto per eliminare i ponti termici.

TUBI CON SABBIA

Il concetto è stato ripreso dalla casa di Med in Italy, ovvero quello di avere nella stratigrafia delle pareti dei tubi in alluminio verticali, stretti e lunghi, a sezione rettangolare, nei quali viene inserito del materiale reperibile facilmente in loco, come la sabbia o la terra, che conferisce la giusta inerzia termica affinché l’ambiente interno della casa abbia la temperatura adatta di giorno come di notte ed in modo totalmente naturale e passivo.

SISTEMA DI CORRENTE PROGRAMMATA

Un sistema di ventilazione intelligente per garantire la corretta qualità dell’aria.

RIVESTIMENTI ESTERNI NATURALI

Il modulo abitativo verrà rivestito interamente in legno faccia-vista di larice non trattato e con parti di abete verniciato bianco e rosso.

– UNA CUCINA ECOLOGICA

Anche la cucina di RhOME è all’avanguardia: non utilizza colle ed è quindi priva di formaldeide. Inoltre è progettata per essere riutilizzabile all’80% e riciclabile al 100%.

Densità, convenienza, trasportabilità e sobrietà. Sono le caratteristiche che descrivono la casa RhOME che produce più di quanto consuma: ha prestazioni energetiche quasi 8 volte superiori a quelle di una classe energetica C e di una volta e mezza superiori a quelle di una classe energetica A+.

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Inquinamento, neonati più leggeri se esposti alle micropolveri

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Community gardens di New York: i cittadini si riappropriano dei paesaggi di quartiere

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New York non smette di trasformarsi. Quartieri e paesaggi urbani tornano nelle mani dei cittadini che tessono nuove relazioni spaziali e danno vita ai community garden. Le grandi città nella loro incessante maratona per salire sul palcoscenico della globalizzazione, distrattamente lasciano spazi vuoti, frammenti, dross scapes, terrain vague, land stocks, scarti; la produzione mai in crisi della nostra “urban age”. Questi

vuoti, brani dimenticati di città, sono stati oggetto di una doppia interpretazione: da un lato, le amministrazioni governative li hanno considerati come parti critiche della città,  come frange problematiche dello sviluppo urbano, dall’altro i cittadini ne hanno fatto spazi di sperimentazione, dotandoli di nuove qualità, valori, di un nuovo ciclo di vita, nel tentativo di colmare la difficoltà di vivere nella città contemporanea, di sentirsi “indigeni”, cittadini della realtà locale.

 La  High Line di New York, da linea ferroviaria a giardino

Guerrillla gardening: i cittadini di Milano inverdiscono i giardini della città

È in questa ottica che sono nati i community gardens del Lower East Side di New York, materializzazione di attivismo urbano nella marginalità, di autogestione nel tentativo di rivendicare il proprio diritto ad esistere come cittadini, di non subire più passivamente le trasformazione dei “propri paesaggi”, di bellezza nell’inaspettato, di creatività, di sperimentazioni iniziate proprio in virtù del fatto che tali spazi dell’abbandono erano privi di interesse per molti.

C’è chi, come Ivan Illich, afferma che questi spazi fossero una maniera subdola, una strategia politica di sbarazzarsi del welfare, che addossa tutti i costi del fare società ai cittadini, al loro fare informale” (Pasquali Michela, I giardini di Manhattan. Storie di guerrilla gardens), ma forse è ancora giusto credere nella possibilità che “l’Architettura senza architetti” possa avere grande forza.

  IL QUARTIERE DI LOISAIDA A NEW YORK
Il quartiere: vicende storiche
Loisaida è un piccolo quartiere di Manhattan, caratterizzato dai tipici tenements (particolare tipologia edilizia con cornicioni decorati e scale antincendio in facciata), ma ancor di più dai numerosissimi edifici in rovina, testimonianza degli incendi dolosi e dei disinvestimenti che, dagli anni ‘60, hanno caratterizzato la storia dell’area, dando vita a buchi nel denso tessuto edilizio, spesso “ricchi” di macerie, frutto di un processo di abbandono e decadenza iniziato con la Grande Depressione degli anni ‘20 e protrattosi fino agli anni ‘80 quando, la comunità portoricana, che aveva trent’anni prima dato un nuovo volto al quartiere con attività artistiche e culturali, tremendamente impoverita, fu costretta ad abbandonare gli immobili, sostituita dall’emergente middle class.

Seguirono varie battaglie della comunità “locale” per difendere il quartiere dalla crescente gentrification, dall’imborghesimento che minacciava di mutare totalmente il volto di un’area da sempre proletaria, battaglie spesso attuate creando spontaneamente giardini per ridare vita a zone degradate.

La storia dei giardini di Loisaida rispecchia quella più generale dei community garden, nati a fine ‘800 in USA utilizzando i vacant lots per rispondere ad esigenze quali sussistenza, lavoro, integrazione, in particolar modo nei periodi di crisi.
Potato Patches (1894-1917), School Gardens (1900-1920), Garden City Plots (1905-1910),  Liberty Gardens (1917-1920), Relief Gardens (1930-1939), Victory Gardens (1941-1945), sono tutti piani che,  nella storia, hanno incentivato la nascita di orti urbani/giardini comunitari come modalità di assistenza alle fasce di popolazione più bisognose, per migliorare l’aspetto di aree deturpate dall’abbandono, produrre cibo e occupazione e, non ultimo, educare ai valori civici; dagli anni ‘70 in poi, superata l’emergenza alimentare, i vacant lots continuarono ad essere convertiti, per iniziative dal basso, in community gardens, questa volta con la principale finalità di rendere le città più accoglienti, vivibili, verdi, pulite e sicure.

I giardini
Il primo giardino di quartiere (Liz Chrity Garden) nacque negli anni ‘70 grazie all’azione sovversiva di un gruppo di attivisti, i Peace Corps Types, che lanciarono all’interno di un lotto abbandonato e recintato dei palloncini di terra e semi; in poco tempo, grazie al lavoro dei cittadini, alle donazioni di piante da parte di vivaisti e all’opera di volontari i community garden di Loisaida proliferarono e, nel 1995, queste “occupazioni” vennero legittimate anche a livello legislativo mediante un sistema che dava in affitto i lotti ad un prezzo simbolico di un dollaro.

Intanto il punto di vista condiviso era mutato: i terreni abbandonati non erano più privi di valore, ma spazi dove materializzare la campagna di investimenti per costruire edifici più confacenti alla middle class da poco insediatasi nel quartiere; iniziò così la demolizione di molti giardini, frammenti di natura, momenti di evasione all’interno di una rigida maglia di edifici, resa peraltro desolante dal degrado e dal pesante traffico.

Nonostante le difficoltà gli stessi, tutti diversi l’uno dall’altro, continuano ad avere una grande importanza per la vita comunitaria del quartiere, creando aggregazione, migliori condizioni di vita, punti di riferimento per la vita pubblica, benefici ambientali; per la loro bellezza, utilità e salute, nel drammatico conflitto ambientale in cui tentano di sopravvivere, sono un bene di grande valore, che merita ogni cura e attenzione” (Pasquali Michela, I giardini di Manhattan. Storie di guerrilla gardens).

Definiti da Michela Pasquali “eterocliti” per la loro forma mutevole, in continua evoluzione, data da combinazioni inaspettate di linguaggi espressivi anche molto distanti tra di loro, sono luoghi intrisi di significati simbolici, quasi onirici, di nostalgia per i localismi, palinsesto di interferenze culturali molteplici, non ascrivibili ai consueti codici architettonici ma comunque caratterizzati da comuni denominatori quali la variabilità, l’originalità, la mancanza di un vero e proprio progetto, la povertà dei mezzi impiegati ( vi si pratica un totale riuso dei materiali), l’impiego di vegetazione rustica, in grado con poche cure di ben acclimatarsi al contesto, l’acqua (spesso in forma di laghetti tondeggianti), la presenza di collezioni di arte, sculture o semplici oggetti quotidiani.

Il risultato è quello di trovarsi immersi in luoghi di grande originalità, altamente scenografici, in cui si manifesta come il rapporto uomo-natura abbia finito per ribaltarsi: non più l’uomo che cerca di proteggersi dagli imprevedibili eventi di una natura selvaggia e  misteriosa ma che la racchiude per preservarla, per restituirle spazi, libertà.

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Progettare spazi verdi, giardini e terrazze in Italia

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Realizzare un giardino o, più in generale, fare paesaggio, comporta una modificazione e/o gestione delle caratteristiche di un territorio, al fine di migliorare il suo potere attrattivo e funzionale. Ciò solleva due interrogativi: potere attrattivo e funzionalità per chi? Inoltre, come può l’intervento umano districarsi tra la natura e la sua copia, uso ed abuso?  In Spazi verdi Giardini Terrazze, il Manuale per progettare in Italia”, edito da Utet e curato da Filippo Marsigli, sono presenti saggi sul tema, una suddivisione degli interventi a diversa scala ed, infine, un’utile classificazione delle piante in base al colore. 

 Vuoi saperne di più? Consulta la sezione dedicata all’architettura del paesaggio?

A parte l’indubbia sensibilità poetica e ingegno di alcuni progettisti, esistono alcune linee guida per gli interventi paesaggistici, in modo da raggiungere il massimo impatto estetico e pratico. 
“Spazi verdi Giardini Terrazze, il Manuale per progettare in Italia” è un utile strumento per riflettere su questo tema. 
In alto: “In odore”. Installazione per l’Ecole del Rusco, Cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio, Bologna, 2009. © Davide Menis

 RIFLESSIONI SUI PAESAGGI E CENNI STORICI
“Se aprendo la finestra, non si gode di un bel paesaggio è perché qualcuno non ha fatto il suo dovere”. Come dar torto alla schiettezza di Paolo Villa che riporta i temi del paesaggio alla concretezza quotidiana, smascherando alibi come mancanza di spazio o costi eccessivi. Prima di pretendere ambienti salubri e paesaggi edenici siamo chiamati a prenderci cura degli spazi in cui viviamo, dal balcone al cortile del condominio. Per poi allargare sempre di più la scala di progettazione. Ciò non significa necessariamente ricorrere alla tecnologia, a specie esotiche o seguire trend costosi e complessi. 

Ad altre riflessioni sui paesaggi (a cura di Flavio Albanese, Paolo Fulceri Camerini, Alessandro Chiusoli e Nerio Alessandri) segue una sezione dedicata alla storia dei giardini. La breve trattazione di Mario Pisani va dai giardini romani al giardino planetario, con le principali caratteristiche, motivazioni e fotografie esplicative.


In alto: “Euroom”. Corde Architetti, Fiume Vneto (Pn).

 SPAZI PUBBLICI, PRIVATI E PAESAGGI EFFIMERI
Parchi, orti e spazi verdi in complessi ospedalieri ed aziendali sono trattati da Anna Letizia Monti; Giovanni Chiusoli si occupa di giardini e terrazzi privati differenziandoli per località, mare, montagna, campagna e città. Immancabile e molto critica la parte relativa al verde nell’architettura sostenibile, a cura di Marcella Minelli. Sono, infatti, evidenziate le principali metodologie di progettazione delle coperture verdi, il pareti vegetali e le nuove tecnologie del muro vegetale diffuse grazie a Patrick Blanc

Infine, la leggerezza e rapidità dei paesaggi effimeri, la cui traccia nel tempo è affidata solo al ricordo, immagini o scritti. Proprio per questo è, forse, il campo più fertile per sperimentare, modificare configurazioni e innescare processi creativi e critici. Materiali labili, artificiali e naturali, possono convivere, creando micro-luoghi suggestivi come In odore e l’Ortus Simultaneus, o allestimenti temporanei come l’Ecole del rusco ad opera di Ciclostile o i Serpentine Gallery Pavillion che, ogni anno, sono realizzati dai più celebri progettisti a Londra.


In alto: Bosco di Mestre, Francesco Castagna, 2011

 COMPONENTI DELLA PROGETTAZIONE
Il giardino e le questioni progettuali connesse possono essere scomposti in vari elementi. Pavimentazioni, muri e recinzioni, acqua, arredi… sono quindi trattati con considerazioni funzionali, dovute a precise scelte materiche ed estetiche. Ogni elemento compositivo è, inoltre, completato da schede tecniche con più significati interventi paesaggistici realizzati in Italia.

L’autore
Filippo Marsigli, laureato presso l’Università di Bologna in Agraria, si è trasferito a Londra per un corso di specializzazione in Architettura del Paesaggio presso l’Inchbald School of Design  e ha collaborato con lo studio The Master Gardeners design consultant and landscape contractors con John Plummer e Andrew Perley. Sempre a Londra fonda il proprio studio nel 1998. L’anno successivo si trasferisce in Italia, collaborando come socio presso lo Studio Creative.

Dal 2007 come socio fondatore di FrassinagoLab, oggi MarsigliaLab, si  occupa di progettazione, recupero paesaggistico e, a diversa scala, pianificazione territoriale. Tra i progetti da segnalare: la riqualificazione del waterfront della Libertà di Riccione, il restauro dei giardini di ville storiche emiliane, come Villa Altura, Villa Guastavillani, Villa Piedimonte e Palazzo Bentivoglio a Bologna, Palazzo Romagnoli a Cesena, Palazzo Rota a Ravenna. Attualmente è professore a contratto presso la Facoltà di Agraria dell’Università  di Bologna.

Sommario 
Introduzione

Riflessioni sul paesaggio
Cap. 1  Elementi per un’idea di natura urbana
Cap. 2  Trasmettere il verde
Cap. 3  Praticare il giardino per capire il paesaggio
Cap. 4  Il paesaggio alla piccola scala
Cap. 5  Green wellness

Storia
Cap. 6  Dai giardini romani al giardino planetario

Tipologie degli spazi verdi
Cap. 7  Spazi a uso pubblico
Cap. 8  Giardini e terrazzi privati
Cap. 9  Il verde per l’architettura sostenibile
Cap. 10 Paesaggio effimero

Il progetto
Cap.11 Lo sviluppo del progetto
Cap.12 Elementi della progettazione
Cap.13 Nuove tecnologie per il verde pensile

Componenti della progettazione
Cap. 14 Soft Landscape – Definizione delle specie vegetali

Appendici
Normativa nazionale sul Paesaggio
Enti certificati e appuntamenti sul Paesaggio
Fonti bibliografiche
Fonti iconografiche
Indice analitico
Biografie

Scheda tecnica del libro
Titolo: Spazi verdi Giardini Terrazze Manuale per progettare in Italia (Vol. 1)
Formato: 23,5 x29,5
Editore: Utet Scienze tecniche
Curatore: Filippo Marsigli
Prima edizione: 2012
Pagine: 252
Autori: Vari
ISBN: 9788859808466

Estratto
Per imparare la matematica si comincia dalle addizioni aritmetiche e non dalle equazioni algebriche. Lo stesso dovrebbe avvenire nel campo ambientale. Per partire dall’inizio e, quindi, per capire, apprezzare e convivere quotidianamente con i piaceri della natura è più facile cercare un approccio al giardino, frammento minuscolo del paesaggio, piuttosto che tuffarsi a capofitto in una complessità intricatissima come quella che offre la natura. È difficile trattare temi ambientali o cercare di capire la natura senza passare da lì. Faticoso parlare di parchi, di gestione, di manutenzione. È arduo pure parlare di progetto partecipato, se non si è mai entrati in un cortile residenziale con lo scopo di capirne a fondo le dinamiche, oppure di paesaggio urbano, se non si è mai guardato alle aiuole spartitraffico. I grandi temi dell’ambiente partono da vicino e dal quotidiano.
Paolo Villa

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La progettazione del paesaggio in Italia

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La pubblicazione “Spazi verdi Giardini Terrazze”, complementare al Manuale per progettare in Italia a cura di Filippo Marsigli, ha l’obiettivo di presentare gli interventi paesaggistici a piccola scala più interessanti del panorama italiano contemporaneo. Ricordando che questo, come asserisce lo stesso curatore, è il paese forse più connotato da una matrice fortemente antropica del paesaggio. La selezione dei progetti, realizzati da 27 studi di architettura e paesaggio italiani, è suddivisa secondo tre temi principali: Parchi, Piazze e spazi pubblici, Giardini e terrazzi privati

 Progettare spazi verdi, giardini  e terrazze: il primo volume della collana

La progettazione di giardini pensili e terrazze in centri storici, piscine e ingresso a cappelle, aree pertinenziali di studi e ville storiche, parchi pubblici e piazze: infraluoghi rimodellati e inverditi per una riappropriazione sapiente ed ecologica del territorio e del paesaggio.
In alto: Piazza Pirola, Gorgonzola (MI), arch. Chiara Locardi

 BREVI INTERVISTE AD ESPERTI DEL PAESAGGIO
Paolo Pejrone, Patrizia Pozzi, Luca Baroni, Clare Littlewood e  Enrica dall’Ara sono chiamati  a confronto con brevi e significative interviste sulla progettazione e il ruolo del paesaggista nella trasformazione della città contemporanea, su una possibile interazione con l’architetto e sul tema della sostenibilità. 


Il giardiniere che sa di latino
Oggi l’architetto paesaggista, come suggeriva Adolf Loos, è un “giardiniere che sa il latino” che deve confrontarsi con l’imponente tradizione nazionale delle ville rinascimentali, gli straordinari parchi ottocenteschi e giardini all’italiana. Artefici di micro-paesaggi contemporanei, i progettisti selezionati nel volume sono accomunati da una conoscenza sensibile e critica del territorio, che si traduce in una scelta accurata del disegno d’insieme, dei dettagli costruttivi e dei materiali.  

Sui comuni denominatori del miglioramento delle condizioni micro-climatiche dell’ambiente, del recupero della biodiversità e della riqualificazione funzionale ed evocativa del paesaggio antropizzato, i progetti sono sempre soluzioni fuori dagli standard, all’avanguardia proprio perché radicati con la storia e la tradizione del luogo.


Panorama italiano
In Italia la panoramica ricca e diversificata, come mosaico messo a sistema, mostra giustapposizioni materiche (la scala in vetro-resina e terra nel bosco a Levanto-Bonassola del CZstudio, gli inserti in corten tra i vari elementi litici della Piazza Pirola dell’arch. Chiara Locardi,  acqua e pietra per la piazza/giardino Ghigi di Enrica dall’Ara) calibrate tessiture cromatiche,  come le campiture verdi tra elementi vivaci o neutri, utopie di spazi fioriti e verdeggianti.

Sedute, piani d’acqua tra zone d’ombra, pieghe telluriche e colline erbose: ciascun elemento progettuale che compone e caratterizza questi spazi privilegiati è pensato come fine intervento antropico connesso al genius loci. I progetti sono sapientemente descritti con un breve testo, una scheda tecnica, fotografie e dettagli costruttivi. Così è possibile un’approfondita conoscenza e comprensione delle scelte progettuali, delle specie vegetali e dei materiali sia sotto il profilo estetico che tecnico.

L’autore
Filippo Marsigli, laureato presso l’Università di Bologna in Agraria, si è trasferito a Londra per un corso di specializzazione in Architettura del Paesaggio presso l’Inchbald School of Design  e ha collaborato con lo studio The Master Gardeners design consultant and landscape contractors con John Plummer e Andrew Perley. Sempre a Londra fonda il proprio studio nel 1998. L’anno successivo si trasferisce in Italia, collaborando come socio presso lo Studio Creative.

Dal 2007 come socio fondatore di FrassinagoLab, oggi MarsigliaLab, si  occupa di progettazione, recupero paesaggistico e, a diversa scala, pianificazione territoriale. Tra i progetti da segnalare: la riqualificazione del waterfront della Libertà di Riccione, il restauro dei giardini di ville storiche emiliane, come Villa Altura, Villa Guastavillani, Villa Piedimonte e Palazzo Bentivoglio a Bologna, Palazzo Romagnoli a Cesena, Palazzo Rota a Ravenna. Attualmente è professore a contratto presso la Facoltà di Agraria dell’Università  di Bologna.

Sommario
Introduzione
La progettazione del verde: esperti a confronto

Progetti e realizzazioni in Italia:
Parchi
Piazze e spazi pubblici
Giardini e terrazzi privati
Micro paesaggi

Fonti iconografiche
Studi e progettisti

Scheda tecnica del libro
Titolo: Spazi verdi Giardini Terrazze Progetti e realizzazioni in Italia (Volume 2)
Formato: 23,5 x29,5
Editore: Utet Scienze tecniche
Curatore: Filippo Marsigli
Prima edizione: 2012
Pagine: 216
Autori: Vari
ISBN: 9788859808367

Estratto
La selezione di progetti qui presentati non si lega esclusivamente ad una lettura “moderna” della composizione contemporanea, ma vuole riferirsi in modo particolare ad una più ampia e complessa visione “naturalistica” del progetto di paesaggio, soprattutto nell’ambito privato, sfera nella quale gli ambiti gestionali e di impatto ambientale possono essere trattati con particolare innovazione. 

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