Molto più che Feng Shui – I libri migliori

Ho parlato e scritto più volte di Feng Shui (antica arte geomantica taoista della) sul blog, non tutti condivideranno i principi e le teorie di questa arte ma ovunque lì ho visti applicati correttamente ho sempre percepito serenità e benessere per questo mi capita di parlarne spesso e con piacere.


Non necessariamente una condotta di vita ecosostenibile deve abbracciare l’arte del Feng Shui anzi, succede raramente, perdonatemi quindi per queste mie riflessioni fuori “tema” .

Per quelli che volessero approfondire è possibile trovare spunti e informazioni dettagliate in alcuni libri pubblicati anche in Italia, ecco 4 titoli tra i più quotati:

Il Kit del Feng Shui

Space Clearing: 168 tecniche Feng Shui

Introduzione alla Bio Architettura e al Feng Shui [Libro+DVD]

Il manuale del Feng Shui

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Anche animali e piante provano dei sentimenti?

 

Anche gli animali e le piante possono provare dei sentimenti come noi umani?

Se potessero parlare ci direbbero “Mi fai male”, “Sono triste”, “Sono felice di vederti”. Etologi e neurobiologi ne sono sempre più convinti: per quanto riguarda le emozioni l’unica cosa che differenzia animali e uomini è il modo in cui si esprimono.

Negli ultimi giorni abbiamo avuto dimostrazioni di come gli animali sono in grado di gioire, come le due elefantesse che si ritrovano e si riconoscono dopo 22 anni, oppure provare un enorme dolore, come la mamma delfino in lutto che nuota portando il piccolo morto sul dorso.

Ma le emozioni a quanto pare non sarebbero appannaggio solo di mammiferi e uccelli: l’intelligenza dei polpi è accertata, in più questi molluschi cambiano colore non solo per mimetizzarsi ma, secondo gli scienziati, per esprimere sentimenti quali la rabbia e la gioia.

Perfino i pesci rossi e le tartarughe sarebbero in grado di provare emozioni, come mostrano le loro differenti personalità e capacità di adattamento alle situazioni. La biologa marina Victoria Braithwaite, scrittrice del libro Fish Feel Pain?, solleva questioni etiche relative al comportamento umano nei confronti dei pesci. Sono stati effettuati dei test, equiparabili a delle torture: ad alcuni pesci è stata somministrata una sostanza di controllo, ad altri un veleno per api. I pesci a cui è stato somministrato il veleno hanno reagito in modi diversi ed alcuni hanno evidenziato segni di irritazione fino alla fine dell’effetto del veleno.
D’altra parte, i pesci, considerati spesso solo cibo ed incapaci di apprendere, hanno anche dimostrato di avere una loro intelligenza: uno studio spagnolo ha evidenziato come i pesci rossi memorizzino le vie di fuga.
Vi siete mai chiesti se i pesci quando vengono agganciati all’amo sono in grado di provare dolore o si divincolano solo per lottare? Secondo alcuni sono semplicemente comportamenti essenziali ed istintivi, e che non hanno alcun legame con una percezione del dolore, ma altri ricercatori, come abbiamo visto, sono altrettanto sicuri che i pesci provano dolore nello stesso modo dei mammiferi. Sostengono che i pesci sono intelligenti, che hanno memoria a lungo termine, in grado di riconoscere i compagni ed hanno la capacità di percepire il dolore e lo stress.
Durante la pesca a strascico, i pesci sono intrappolati con detriti e frutti di mare e vengono trascinati lungo sul fondo del mare. In queste circostanze, dovranno soffrire la paura, il dolore e lo stress? Avete mai pensato a quello che potrebbero provare quando sono lasciati all’aria, si sentiranno come gli animali terrestri quando stanno per annegare?
I pesci di allevamento subiscono trattamenti che non augureremmo nemmeno al nostro peggior nemico e quindi sorge una domanda a coloro che sono così sicuri che questi animali non soffrano: che cos’è che ti rende così sicuro? Se c’è tanta resistenza ad accettare le capacità emotive degli animali dipende dal modo in cui continuiamo a servirci di loro: ammettere che soffrono quanto noi significherebbe smettere di considerarli inferiori a noi!

Sull’onda di queste riflessioni possiamo fare un ulteriore passo avanti. È possibile che le piante, e perfino i grandi alberi, manifestino spontaneamente sentimenti ed emozioni?


È possibile che le piante, e perfino i grandi alberi, manifestino spontaneamente sentimenti ed emozioni?

A proposito sono stati condotti una serie di esperimenti attraverso i quali hanno scoperto che le piante sono in grado di memorizzare informazioni.
Esse hanno mostrato peculiarità nella memoria di lavoro, indirizzando il loro sviluppo evolutivo, per esempio, nelle stagioni di siccità e quindi le piante simulano gli effetti che hanno prodotto durante i periodo di difficoltà (siccità), quindi scarse piogge, e sono in grado di attuare alcune misure che renderanno meno il loro stato di vulnerabilità per l’ambiente stesso.

Nonostante ci sia un pensiero unanime sul fatto che le piante siano in grado di reagire agli stimoli, esse non hanno un sistema nervoso, e quindi, secondo l’opinione più comune, non possiamo catalogare queste reazioni come sentimenti.
Ma non è del tutto d’accordo Cleve Backster (ex uomo della CIA considerato il maggiore esperto americano nel campo delle macchine della verità) che insieme ad un ricercatore botanico ha scritto il libro “Ama il tuo philodendron”.
Ecco cosa scrive:
“Un giorno un pò per curiosità e un pò per rilevare la sensibilità della macchina, l’ho collegata a una pianta del mio ufficio, una dracena dracon. Nel farlo, mi sono accorto che aveva sete e l’ho annaffiata un pò, poi, già che c’ero, l’ho anche ripulita dalle foglie morte e le ho smosso un pò la terra. Ebbene ad un tratto ho sentito l’apparecchio entrare in funzione. Un ticchettio, poi l’ago ha cominciato a muoversi. Impossibile, ho pensato. Sono andato a guardare e ho visto la lancetta ballare all’impazzata e le onde che si andavano formando sulla carta erano del tutto identiche a quelle di una persona che stà impazzendo di gioia.”
A questo sono seguiti altri esperimenti, e Backster ha anche osservato che avvicinando la fiamma di una candela alle foglie della stessa dracena, l’ago registrava onde di puro terrore.
Allora ha fatto una prova cambiando pianta ed ha scelto un Philodendron, gli ha applicato gli elettrodi e poi ha cominciato a parlargli con amore e ad accarezzargli le foglie. Ebbene, pare che l’ago dello strumento si sia messo a vibrare languidamente con la stessa frequenza e le stesse onde che si possono registrare durante un incontro fra persone innamorate, ha commentato lo stesso professore sbalordito. E sbalorditi restiamo anche noi se tutto ciò fosse confermato!!

Sonia Scommegna

 

 

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