Design for the other 90%: la mostra che ha migliorato la vita di 10 milioni di persone

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C’è un design di cui si parla poco e che fa dell’utilità la sua vera missione. Si tratta del design rivolto ai paesi più poveri e in via di sviluppo, attraverso oggetti che cercano di risolvere in modo ingegnoso ed economico i veri bisogni delle popolazioni più in difficoltà. Sono questi gli oggetti che popolano la mostra “Design for the other 90%”, piccole invenzioni per portare acqua dove non c’è una fonte, illuminare case e

strade di villaggi senza elettricità e migliorare la vita di chi è meno fortunato.

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 GRANDI PROBLEMI, PICCOLE SOLUZIONI
Avere a disposizione acqua potabile, corrente elettrica, quaderni per la scuola, sembra qualcosa di assolutamente ovvio.
Purtroppo però, in moltissimi paesi del mondo, non è così, acqua, luce e servizi per noi ordinari mancano totalmente. È proprio qui che l’ingegno dei designer entra in scena proponendo soluzioni economiche per risolvere, o quantomeno agevolare, l’accesso alle risorse primarie.

Risale al 2007 la mostra “Design for the other 90%” presso il Cooper-Hewitt National Design Museum di New York, dove il termine “90%” rappresenta la percentuale di popolazione che all’epoca non aveva accesso diretto alle risorse principali.

Sovvenzionate dallo psichiatra Paul Polak, fondatore dell’IDE (International Development Enterprise), le creazioni esposte hanno già migliorato la qualità della vita di circa dieci milioni di persone.

Si tratta di oggetti di uso comune reinventati e progettati secondo le esigenze delle popolazioni più povere per renderli funzionali e accessibili.

Le opere vanno dal frigorifero di coccio alla ruota porta acqua, alle pompe di irrigazione a pedali, costruite con il bambù, alle borse di stoffa con panelli fotovoltaici.

Oltre a soddisfare le esigenze più comuni, alcuni di questi oggetti sono veri e propri strumenti di lavoro, che consentono alla popolazione non solo di sopravvivere, ma di produrre più di quanto necessario creando così un mercato dinamico e proficuo.

 SEMPLICEMENTE UTILI
Bambù Tradle Pumps
Utilizzato principalmente in Nepal, Bangladesh e India, questo ingegnoso sistema in bambù facilita la raccolta dell’acqua nelle stagioni più secche. Il funzionamento è quello delle pompe a motore ma con un costo nettamente inferiore.

 
La pompa di aspirazione è costituita da due cilindri di metallo azionati dai piedi che si muovono sui pedali. La semplicità della struttura e la reperibilità del materiale fa sì che il prodotto sia facilmente riproducibile dalle aziende locali.

CellBag
Questa pratica borsa ha come scopo principale quello di facilitare il trasporto dell’acqua, durante viaggi spesso molto lunghi e faticosi.

Diffusa soprattutto in Africa e disegnata dal designer Mathieu Lehanneur, la CellBag si ispira al modo in cui le cellule trasportano acqua e sostanze nutritive. Consiste in una tanica da 1L che si può comodamente indossare come una borsa, è igienica e pratica. È disponibile anche nella versione “urbana”, adatta a chi fa sport, e i ricavati delle vendite andranno a finanziare progetti umanitari in Africa.

Little Sun
Questa piccola e colorata lampada cerca di portare un pò di luce a chi vive nel buio a causa della totale assenza di corrente elettrica. Bastano 5 ore di esposizione al sole per avere 10 ore di luce più soft o 4 ore di luce intensa.

La lampada è facilmente trasportabile, di colore giallo e con una forma che ricorda quella del sole e il segreto del suo funzionamento è sul retro, un piccolo pannello fotovoltaico che cattura i raggi solari per restituirli in luce. 

Foroba Yelen
Il nome è stato scelto dal popolo del Mali e significa “luce collettiva”.
Nato da un progetto di illuminazione rurale, destinato ai territori africani, Foroba Yelen è un lampione trasportabile, dotato di batterie solari e di una ruota che ne consente il semplice movimento anche sui sentieri più impervi.

Il lampione è concepito per essere facilmente trasportato da donne e bambini e per essere utilizzato ovunque, per il lavoro e per la scuola.
Un progetto semplice ed utile che nel 2012 si è aggiudicato il City to City Barcelona FAD Award. 

Questi e molti altri sono i progetti destinati al Terzo mondo, oggetti che spesso, con disarmante semplicità, riescono a ridare speranza e un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno.
Uno spunto per riflettere sul ruolo del design e sulla sua utilità, e ritrovare nelle situazioni più difficili nuovi stimoli e nuove sfide!

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Progettisti, artigiani e maestranze uniti per la tradizione indiana

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Esemplare illuminante di un’architettura intesa come pratica collettiva e in cui arte e tecnica si nutrono l’una dell’altra, Palmyra House è un edificio che appartiene al territorio, nel senso sostenibile del termine. Grazie alla maestria degli artigiani locali, che hanno lavorato in sinergia con i progettisti dello studio Mumbai Architects, il legno locale è il protagonista assoluto di questa speciale fabbrica. Le tecniche costruttive della tradizione

esaltano il fascino del dettaglio in un’opera, esempio di un fare architettura che si discosta fortemente dal mood autoreferenziale cui le archistar ci abituano ormai da troppo tempo.

Wall house: tradizione e modernità nella casa indiana in terracotta

Abilità artistiche e competenze tecniche dell’India si accostano tra loro in una metodologia di lavoro che affonda le sue radici nei primordi dell’Architettura: progettisti, artigiani e maestranze creano uno stretto rapporto tra ideazione e costruzione, in un vero e proprio laboratorio progettuale modernamente inteso.

La casa-rifugio indiana si apre verso ovest, cioè verso la spiaggia, lungo il litorale meridionale di Mumbai, sul Mare Arabico. Inserito in una foresta di palme da cocco che schermano il sole e lo lasciano filtrare sottilmente, il complesso è composto da due volumi parallelepipedi.
Lo spazio che li separa è occupato da una vasca d’acqua che funge da piscina e che assume la funzione di elemento di regolazione del microclima. La stessa è stata creata grazie a un articolato sistema di pozzi artesiani e condutture di acqua preesistente.

I materiali impiegati sono quelli della tradizione locale. Strutture in legno duro, intelaiature in legno di palma per il rivestimento deidue volumi.
La pelle degli edifici consiste dunque in un sistema di pannellature fisse e apribili che schermano la luce evitando il surriscaldamento, e assicurano agli edifici un costante rapporto di permeabilità alle correnti d’aria e con l’esterno. In definitiva si tratta di una grande texture in legno continua, interrotta solo da pochi grandi vuoti.

Il piano superiore ospita camere e servizi, al piano inferiore spazi collettivi, aree soggiorno, cucina, una grande sala da pranzo, servizi e una camera, si articolano in open space attentamente distribuiti. Verso nord, le facciate vetrate sono lasciate prive di schermature per consentire alla luce naturale di illuminare le zone più buie. I corpi scala e i blocchi dei servizi sono in muratura, ma ancora una volta il legno primeggia incontrastato grazie alle raffinate tecniche di carpenteria locale che impreziosiscono le pedate delle scale.

L’attenzione posta alla valorizzazione delle risorse locali e la capacità di tradurre in linguaggio contemporaneo l’uso sapiente dei materiali della tradizione indiana, sono le ragioni per cui l’Aga Kahn Foudation ha insignito il progetto del prestigioso riconoscimento Aga Kahn Architecture Award.

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