La strategia per una vita senza rifiuti in Germania: Zero Waste

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La Germania è in testa alle altre nazioni europee in termini di riciclo, con una percentuale di circa il 70%, che viene recuperata e riutilizzata con successo ogni anno. La strategia vincente Zero Waste è frutto della collaborazione tra le parti del governo, l’industria e i cittadini, parti attive nella prevenzione, recupero e smaltimento dei rifiuti, compatibilmente con l’ambiente. Gran parte del processo di smaltimento e/o riciclaggio in Germania è

gestito direttamente dalle industrie, costrette a formulare sempre più nuovi sistemi, atti a ridurre le dispersioni e facilitare le operazioni.

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LA PRODUZIONE DI IMBALLAGGI
L’obiettivo primario di Zero Waste è quello di ridurne la quantità, o facilitarne la cernita, produrre emissioni più basse possibili e minimizzare gli sprechi.
La riduzione dei rifiuti è perciò la priorità assoluta, a monte di un’elevata produzione annua, incoraggiando le imprese a partecipare attivamente e, qualora non fosse possibile, ad assicurarne il riciclaggio o la conversione in energia; infine, i rifiuti che non possono essere recuperati dovranno essere smaltiti in modo sicuro, per l’ambiente.

Nel 1991, la Germania ha adottato il decreto “Verordnung über die Vermeidung von Verpackungsabfällen” (Ordinanza sulla prevenzione dei rifiuti di imballaggio) il quale impone a tutti i produttori di raccogliere e, quindi, riciclare o riutilizzare le confezioni dopo che sono state smaltite dai consumatori; le aziende diventano responsabili per i loro imballaggi fino al termine del loro ciclo di vita, incoraggiati a confezionare merci con meno materiali, in modo da minimizzare i costi di riciclo e smaltimento. L’ordinanza si concentra sul miglioramento di tre categorie di imballaggi:

imballaggi per il trasporto (casse e scatole di spedizione);
imballaggio secondario (cassette non essenziali);
l’imballaggio primario (involucri che vengono a contatto con il prodotto, come i tubetti del dentifricio).

I produttori pagano una quota per diventare membro del Duales System Deutschland GmbH ed essere quindi autorizzati a stampare il marchio Der Grüne Punkt (Punto Verde) su tutti i loro imballaggi, garantendone la qualità. Le tasse vengono decise in base al materiale, il peso e il numero di elementi che lo compongono. Il DSD prende in considerazione anche quanto costerà raccogliere, ordinare, trattare e riciclare i diversi materiali.

Attualmente, il sistema Punto Verde è utilizzato da più di 130.000 aziende in 25 paesi europei. PRO Europe, l’organizzazione per i sistemi di gestione dei rifiuti di imballaggio europee, segnala che 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggi commerciali tedeschi sono state recuperate nel 2007, oltre l’88% di tutte le confezioni prodotte in Germania quell’anno (secondo un rapporto dell’EPA sui rifiuti solidi urbani, nel 2007, gli Stati Uniti sono stati in grado di recuperare solo il 43% circa di tutti i contenitori e imballaggi prodotti quell’anno).

IMPIANTI E DISCARICHE
Una volta raccolti i rifiuti, la maggior parte è trasferita direttamente ad un impianto di smistamento, dove le parti riciclabili vengono separate a quelle non riciclabili. I materiali che, principalmente, vanno agli impianti di smistamento sono carta e cartone, imballaggi, prodotti tessili e calzature, rifiuti ingombranti, rifiuti pericolosi, rottami metallici, elettronici e batterie.

Da un impianto di cernita, il materiale viaggia in direzioni diverse, ad esempio: la carta va in cartiera, il vetro va a un impianto di trasformazione e successivamente in vetreria, i capi d’abbigliamento ai distributori di seconda mano. Tutto ciò che non può essere riciclato verrà incenerito o sottoposto a trattamento meccanico/biologico, prima di essere portato in una discarica. Nel 1970, la Germania contava circa 50.000 discariche, oggi sono meno di 200, grazie a normative più severe e una richiesta in calo.

Le discariche autorizzate in Italia sono circa 269, ma se ne stimano altrettante migliaia abusive.
Durante l’incontro presso Montecitorio de “L’Italia del Riciclo 2013” il presidente del Consiglio Esperti Ambientale tedesco Martin Faulstich, ha evidenziato un immediato paragone con l’Italia, a fronte dei più recenti dati ISPRA sul diverso approccio delle due parti al problema comune, della notevole produzione di rifiuti urbani.
Sono qui riportati i parametri a confronto tra le due nazioni.
Germania:

Discarica 5%
Incenerimento 35%
Riciclaggio 45%
Compostaggio 15%

Italia:

Discarica 45%
Incenerimento 20%
Riciclaggio 20%
Compostaggio 15%

OBIETTIVO ZERO WASTE
La nazione tedesca sta lavorando per diventare un paese rifiuti zero entro il 2020, pronta a conquistare l’ultima frontiera nel campo della sostenibilità. Entro il 2030, spera di trovare un modo per riutilizzare ogni elemento presente nei prodotti. Il raggiungimento di questo obiettivo rifiuti zero renderebbe il paese al 100% sostenibile ed eliminerebbe totalmente la necessità di avere discariche.

Martin Faulstich, sempre durante l’incontro per “L’Italia del Riciclo 2013”, ha dichiarato che al mondo esistono 118 elementi, catalogati sulla Tavola Periodica degli Elementi, e che oggi ogni prodotto ne contiene almeno 70, a fronte dei 10-15 di diversi anni fa; uno degli obiettivi della Germania è quello di poter arrivare a riciclare il 70-80% della totalità degli elementi (confidando in un futuro utopistico, nel quale sarà possibile riciclare l’intero 100%).

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Progetto Zoia, l’abitare sociale a Milano

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A Milano, in una zona periferica nei pressi del quartiere San Siro, sta nascendo un importante esempio di Social Housing tutto italiano, che prende vita da una sinergica collaborazione tra enti pubblici e i finanziamenti privati. Il Comune di Milano rende disponibile, attraverso un bando del 2008, otto aree da destinarsi ad interventi di edilizia convenzionata e sociale, in una di queste nasce Zoia un progetto finanziato da due cooperative di abitanti che

hanno reso possibile la nascita del complesso residenziale.

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Le soluzioni abitative del progetto Zoia sono pensate per tutti gli utenti della classe media e per le fasce deboli della popolazione, che altrimenti non avrebbero potuto permettersi delle case in vendita ai costi dell’attuale libero mercato (single, giovani coppie, famiglie del ceto medio). Il progetto di Milano prevede la costruzione di tre edifici, per un totale di 90 alloggi, di cui 46 appartamenti saranno destinati alla proprietà a basso costo e i restanti all’affitto a canone convenzionato e a canone sociale.

Il Comune di Milano, infatti, aveva inserito come clausola del bando quella di contenere i costi delle abitazioni sotto i 1900 euro/mq; questo è stato possibile solo abbattendo i costi di acquisto dell’area, che in questo caso, è stata concessa dal Comune stesso alle due cooperative vincitrici del bando, per un periodo di novanta anni. Il prezzo delle abitazioni è definito quindi dal solo costo di costruzione, il che ha abbattuto notevolmente il prezzo finale. Sostenibilità economica, ma anche ambientale. Gli appartamenti saranno tutti di classe A , con impianto geotermico e pannelli solari per l’acqua calda.

ZOIA OFFICINE CREATIVE
Oltre alle residenze, il complesso residenziale ospiterà un’area dedicata ad incubatori di impresa cooperativa e laboratori di giovani creativi, denominata Zoia officine creative (ZOC) il cui obiettivo sarà quello di promuovere attività culturali finalizzate alla continua valorizzazione del quartiere. I fruitori dei 300 mq saranno selezionati tramite concorso, tutt’ora in corso di svolgimento, scegliendo giovani che vorranno operare al servizio del quartiere stesso, trasformandolo in un vero e proprio polo culturale.

GLI SPAZI PUBBLICI
Il progetto ambizioso di Zoia prevede anche la sistemazione della corte interna, privata ad uso pubblico, circoscritta dai tre edifici residenziali, che dovrà essere luogo di integrazione, dedicata agli abitanti del quartiere. Ancora più complesso è il progetto di riqualificazione della piazza preesistente, adiacente al nuovo complesso residenziale, destinata a mercato rionale e parcheggio, ma ospiterà anche attività alternative, come manifestazioni creative e esposizioni temporanee.

L’obiettivo è quello di creare un nuovo modo di abitare, qualitativamente elevato, ma accessibile a tutti.
I primi appartamenti stanno per essere consegnati, ci auguriamo che questo modo di costruire diventi sempre più consuetudine.

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Forme e luce per la creatività infantile: ampliamento in legno di una scuola a Londra

Scritto da Lucia Terenziani

Venerdì 28 Marzo 2014 07:05

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Lo studio britannico Jonathan Tuckey design è stato incaricato di progettare un ampliamento di legno per una scuola primaria ad ovest di Londra. Le esigenze a cui il progetto doveva dare risposte erano quella di fornire spazi aggiuntivi e, contemporaneamente, fare in modo che la scuola tornasse ad essere un centro di incontro per la comunità in cui è inserita. La struttura a capanna ha consentito l’ampliamento di

servizi, quali asilo nido e spazio per laboratori, nell’area di Westminster, una tra le più importanti zone di Londra.

L’ampliamento della scuola agraria in un castello del Trentino

L’architetto Nic Howett, che ha avuto il compito di coordinare un team composto da un costruttore locale e da ingegneri, si è reso responsabile del progetto di ampliamento della scuola e del contenimento dei costi, avendo a disposizione un budget limitato. Il risultato è la dimostrazione che anche una costruzione di qualità destinata all’istruzione può essere costruita razionalizzando le spese, contenendo i passaggi burocratici e il ricorso a consulenti esterni. Gli architetti si propongono di replicare questo modello di azione.

L’edificio di Londra è a un piano ed è costruito intorno ad un telaio di legno, ricoperto all’esterno da una pelle di pannelli di fibrocemento ondulato che realizza un rating A+ nella Guida Verde BRE; all’interno pareti e soffitti sono rivestiti da una superficie di compensato continua certificata FSC e PEFC proveniente da fonti sostenibili.
La struttura leggera ha avuto necessità di fondazioni minime. I pavimenti utilizzati hanno raggiunto il certificato d’argento Cradle-to-Cradle.

La parete posteriore dell’ampliamento esistente è diventata uno spazio espositivo per gli studenti dove poter appendere i loro lavori e comunica con la nuova struttura tramite una sequenza di vetrate scorrevoli parallele al muro, creando un corridoio che immette all’area giochi.

La posa dei materiali è stata realizzata rimanendo nel budget stabilito, dando vita a interessanti soluzioni: fogli di profilo all’esterno e all’interno le lastre di compensato non hanno avuto bisogno di molte rifiniture, ma sono stati giustapposti in modo tale da dare un aspetto gradevole nell’insieme.


I lucernari apribili della struttura consentono la diffusione omogenea di luce solare e ventilazione dal tetto
in tutti gli spazi a differenza dell’edificio originario che, per come è stato progettato, necessita di luce artificiale tutto l’anno. L’illuminazione naturale associata a volumi e forme intriganti sono gli elementi che, secondo gli architetti, potranno aiutare i giovani fruitori a mettere a frutto al meglio le proprie potenzialità.

Il processo di trasformazione dell’edificio non si è ancora concluso. È in previsione un nuovo ampliamento che doti la scuola di un nuovo ingresso e di un centro comunitario.
Foto | © Dirk Lindner

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Passeggiata solare: in Usa si cammina su piastrelle fotovoltaiche

Scritto da Ivana Fasciano

Lunedì 24 Marzo 2014 07:29

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Gli studenti della George Washington University hanno ideato, in collaborazione con il team di architettura di Studio 39 la Solar walk, una passeggiata fotovoltaica all’interno del campus. Si tratta di una passerella costituita da 27 piastrelle fotovoltaiche antiscivolo in vetro, in grado di generare una potenza di circa 400 Watt. I pannelli calpestabili, sono disposti sia a terra che su pensiline, utili per fare ombra e per assorbire

una maggior quantità di raggi solari, e sono adatti a produrre energia elettrica che viene poi erogata per i consumi dell’università, retroilluminando i pannelli stessi attraverso luci a led.

Mattonelle smart: passeggiare per produrre energia

È stato così realizzato il primo tratto del passaggio, con supporti che ammortizzano l’impatto durante la passeggiata solare sulle piastrelle fotovoltaiche, che collega il capannone dell’innovazione con quello dell’esplorazione, all’interno dell’ateneo.

Il progetto Solar walk rientra in un più ampio programma per la riduzione dei consumi dell’università, e per la sostituzione di sistemi in grado di utilizzare energia prodotta con sistemi tradizionali, con energia prodotta in situ.

È prevista, inoltre, la realizzazione di nuove aree verdi, in grado di valorizzare specie e sementi locali, ed un sistema di grondaie per la raccolta delle acque piovane, ed infine marciapiedi permeabili, e materiali naturali ed ecocompatibili.

Il concetto di design è incorporato con quello dell’esigenza prestazionale e funzionale della struttura, con un risultato di notevole impatto estetico. “È fondamentale come in questo progetto l’innovazione sia stata disegnata ed integrata all’interno della nostra università” afferma Nancy Balph, Construction Project Manager della George Washington.

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Ecovillaggio in stile celtico: ritirarsi nella natura lontani dai rumori delle città

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Trascorrere un periodo di relax in una realtà da “favola” è possibile recandosi in un piccolo ecovillaggio celtico sito in una località del Galles, Cae Mabon, che si nasconde tra boschi verdi segnati da un fiume, a soli 5 km dalle pendici del monte Snowdon. Il contesto naturale, di particolare bellezza e lontano dalla città è avvalorato dalle particolari casette molto piccole costruite con materiali semplici quali pietra, legno e paglia per i

tetti. Delle mini architetture dalle linee morbide e sinuose che si armonizzano con la natura circostante, proprio come se fossero una realtà rappresentata dai disegnatori di libri per bambini.

Il più grande eco villaggio in paglia a Schio

UNO SCENARIO FIABESCO ACCOGLIENTE, CARATTERISTICO E SOSTENIBILE
Il villaggio, completamente adagiato nel verde, presenta una residenza principale, una vera e propria roundhouse celtica con tetto in paglia che comprende cucina, servizi, sala da pranzo e uno spazio collettivo per riunioni con camino oltre ad uno spazio esterno arredato con doccia e vasca idromassaggio con acqua fornita dal vicino fiume.

Attorno ad essa vi sono ben sette abitazioni differenti tra loro in forme e materiali, completamente incastrate nel paesaggio, come la Hohgan house fatta interamente in paglia e la Longhouse in legno e ardesia.

Il tutto calato nel verde, il cui solo arredo urbano” è dato da sedute fatte con appoggi in pietra e tavole in legno e totem in pietra di vario tipo che fungono da elementi decorativi del contesto.

A ciò si accosta lo spirito del luogo davvero suggestivo che ha fatto, di una piccola località sconosciuta del Galles un vero e proprio attrattore turistico in cui trovano spazio e appagamento persone di tutte le età e in diversi periodi dell’anno: nelle stagioni più calde il paesaggio si colora di tutte le sfumature del verde, in inverno la neve ricopre l’intero villaggio, nascondendo le piccole casette che sbucano dal bianco manto innevato.

L’ecovillaggio di Cae Mabon è un luogo molto ambito, visitato da turisti provenienti da tutto il mondo. Non a caso è stato definito un vero e proprio luogo in cui prevale il progetto di costruzione naturale.

Il villaggio, di così straordinaria bellezza, non ha nulla da invidiare ai comuni resort, infatti offre ai visitatori una grande varietà di attività tra cui la danza, lo yoga e tanto altro, prevedendo, al contempo, il rispetto di alcuni principi come l’impiego delle energie rinnovabili, il reperimento di acqua dal vicino fiume e il ricorso all’ agricoltura biologica.

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Car Park House: casa, parcheggio o terrazzo?

Scritto da Chiara Nicora

Giovedì 20 Marzo 2014 07:19

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A Los Angeles – California, USA – in località Echo Park gli architetti dello studio di progettazione Anonymous Architects hanno sfruttato a loro vantaggio tutti gli aspetti negativi di un lotto all’apparenza non idoneo per realizzare alcun tipo di edificio. Ad un osservatore distratto dalla bellezza della vista sulle montagne San Gabriel potrebbe sembrare un semplice terrazzo affacciato sul paesaggio, in realtà si tratta

di una casa particolare: la Car Park House.

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Si accede all’abitazione solo ed esclusivamente attraverso il tetto percorrendo un ponte che collega la strada all’edificio e che può essere usato anche come parcheggio.
La copertura della Car Park House svolge diverse funzioni, infatti, è in parte occupata da una pensilina che può ospitare due macchine e in parte adibita a terrazzo con vista panoramica.

Al piano inferiore, sotto il livello stradale a ridosso del terreno, si sviluppano la zona giorno e la zona notte non rigorosamente distinte: gli ambienti sono stati disposti inseguendo la luce naturale. Dopo aver percorso la scala in discesa posizionata sul lato corto, ci si ritrova direttamente in un soggiorno con cucina a vista.

Le camere da letto sono state posizionate lungo il perimetro, mentre al centro sono stati collocati i bagni e la dispensa illuminati attraverso dei lucernari.
Le pareti che si affacciano verso il vuoto sono in alcuni punti arretrate per concedere lo spazio a logge coperte e quasi intermente vetrate per agevolare l’ingresso della luce naturale e favorire la vista sulla vallata.

Il terreno scosceso e inospitale mal si prestava per realizzare un’abitazione, invece è bastato invertire il concetto classico di casa sviluppata su due livelli e spostare sapientemente le funzioni per conseguire gli obiettivi della committenza.

Le soluzioni adottate hanno permesso inoltre di risparmiare suolo e di non diminuire drasticamente la superficie drenante del lotto oltre a non rendere necessaria la realizzazione di un ulteriore volume per l’autorimessa.
Foto | © Steve King

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Graffiti ecologici: scritte di muschio sostituiscono vernici tossiche sui muri delle città

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Quando si parla di graffiti siamo soliti pensare ai comuni scarabocchi che imbrattano i muri, scritte lasciate per gioco da adolescenti bisognosi di marcare i muri con la propria firma. Esistono però dei particolari tipi di graffiti ecologici che sostituiscono all’impiego di bombolette e vernici un elemento naturale, il muschio. Conosciuti come MOSS graffiti, sono dei veri e propri murales che hanno il vantaggio

di non essere nocivi per l’ambiente, di essere facilmente removibili ed avere una vita limitata nel tempo. Tale novità ha fatto in modo che il comune graffito vandalico fosse riconvertito in segno creativo diventando, con il tempo, parte integrante del paesaggio urbano.

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ARTISTI E FORME DEI MOSS GRAFFITI
La street art del graffito ecologico è diventata principale gesto creativo di Edina Tokodi, in arte Mosstika, artista ungherese che, avvalendosi di un collaboratore, ha creato una sorta di green guerrilla urbana.

L’artista, rifacendosi alla tecnica dello stencil applicato su diverse superfici, siano esse in legno o cemento, è stata in grado di creare le figure più disparate che attirano i passanti, colpiti e presi dall’accarezzare le soffici superfici verdi.

I Moss graffiti non sono da intendersi solo ed esclusivamente come gesti creativi, ma sono in grado di riqualificare facciate e rivitalizzare quartieri del tutto edificati, nei quali non trova spazio il verde; è quello che fa Spy, artista spagnolo, il quale, è intervenuto sulla parete della biblioteca del Campus de la Bouloie di Besançon, in Francia, realizzando un murales verde intitolato Grow (la crescita), semplicemente conferendo ad una vite americana una forma circolare che cambia colore a seconda della stagione, passando dal verde di primavera al rosso e giallo autunnale fino a perdere le proprie sembianze cromatiche in inverno.

Altrettanto innovativi sono i graffiti di Anna Garforth, la cui idea è stata quella di porre l’attenzione ad angoli di città particolarmente degradati, per i quali si è cimentata nel creare scritte intagliate nel muschio da attaccare con colle naturali sulla superficie degradata.

La Garforth ha promosso in merito un progetto dal titolo MOSSenger, un vero e proprio intento di arte urbana che unisce il muschio (moss) alla parola messenger (la nota chat); quest’arte è stata sperimentata in diversi punti di Londra, su muri degradati che sono stati ricoperti da muschio incollato per scrivere parole, versi poetici e frasi d’effetto.


La strategia dell’ecograffito è una vera e propria esternazione di una cultura fuori dal comune, che unisce il rispetto per l’ambiente e la volontà di divulgare il proprio estro in forme e messaggi più che legali.

Lo scopopreponderante è quello di voler condividere creativamente messaggi che diventano particolarmente efficaci sia perchè alla portata di tutti, sia perché in grado di far riflettere e indirizzare a comportamenti più consoni e rispettosi dell’ambiente.

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Ville Rose, o Tolosa: la città che prende il nome dal colore dei suoi edifici in mattoni

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In Francia l’attenzione per l’Architecture Durable (architettura sostenibile) è sempre massima sia per gli edifici di nuova costruzione che per gli interventi di restauro. Molte sono le normative di riferimento cui i professionisti del settore devono attenersi per garantire una qualità del costruito ottimale sia da un punto di vista energetico che abitativo. Il sud, in particolare, è in pieno sviluppo per ciò che riguarda questo tema. Toulouse

(Tolosa), capoluogo della regione dei Midi-Pyrénées, con i suoi circa 440mila abitanti è la quarta città più popolata dello stato. Terza città preferita dai francesi per la qualità della vita dopo Parigi e Bordeaux, sta conoscendo la più alta crescita demografica di Francia e d’Europa.

Le banlieues parigine. Proposte per un ampio progetto di riqualificazione urbana

In copertina: Tolosa e i suoi edifici caratteristici
Città dall’architettura caratteristica, Tolosa è chiamata la “Ville Rose” in onore del colore dei materiali utilizzati nelle costruzioni locali tradizionali: il mattone e la terra cotta.
Per uno sviluppo in armonia con il territorio, Tolosa ha sviluppato dei progetti sostenibili riguardanti l’urbanistica, l’abitato, i trasporti e l’ambiente per garantire un’elevata qualità della vita ai suoi cittadini.
Per avere un quadro generale della trasformazione della Ville Rose vale la pena citare due progetti, interessanti per le loro capacità di creare spazi di qualità riqualificando il tessuto urbano nel rispetto delle preesistenze storiche del quartiere

IL QUARTIERE BORDEROUGE
Sorto su un vecchio terreno agricolo ai margini della città, il quartiere di Borderouge si distingue per il suo carattere innovativo e ambizioso. A soli dieci minuti dal centro, accoglie i giardini del Museo di Storia Naturale nel cuore di un parco protetto di quattordici ettari, valorizzato dal lago della Maourine e circondato da piste ciclabili e sentieri. Oggi con la sua pianificazione rispettosa conferma la vocazione di un quartiere urbano piacevole da vivere, inserendosi in una situazione di alta qualità ambientale.

In alto: Il quartiere rinnovato di Bourderouge

IL METROPOLITAN GARDEN
La residenza “Metropolitan Garden” (2008-2013) progettata dall’architetto e urbanista parigino Louis Paillard si situa vicino la stazione del metrò e a tutti i servizi di quartiere. Ospita quarantadue appartamenti, di diverse metrature, distribuiti su due edifici di PT+3, con orientazione a sud. Gli appartamenti sfalsati che assicurano una vista libera, creano un insieme armonico che ricorda l’architettura nord europea e danno allo stesso tempo una sensazione di apertura e intimità ai residenti. Il tutto è animato da un’alternanza di forme, materiali (legno, lastre metalliche…) e colori. Grandi terrazze, logge e giardini privati, parcheggi sotterranei uniti a uno spazio verde alberato che lega i due edifici, evidenziano l’attenzione alla qualità abitativa.

In alto: Il progetto a bassa consumazione energetica Metropolitan Garden

Da un punto di vista energetico gli edifici sono stati progettati seguendo le normative BBC Effinergie® (Bâtiment Basse Consommation – Edifici a basso consumo) e “HQE” (Haute Qualité Environnementale – alta qualità ambientale) rivolte alla progettazione bioclimatica e miranti a migliorare il comfort dell’edificato nuovo ed esistente.

In particolare è da rilevare che il consumo convenzionale di energia primaria per il riscaldamento, il raffrescamento, la ventilazione, la produzione di acqua calda sanitaria, l’illuminazione e gli impianti tecnici è inferiore all’80% di quello normale.
I principi, dunque, cui deve attenersi un edificio costruito seguendo queste normative sono:

  1. Una progettazione bioclimatica dell’edificio o della casa;
  2. Un importante isolamento termico, esterno o interno secondo il materiale di facciata, che ridurrà il bisogno di riscaldamento e raffrescamento;
  3. Una perfetta impermeabilità all’aria dell’involucro esterno, per la riduzione di ponti termici;
  4. Impianti tecnici studiati per ottenere il migliore rendimento.

Questa residenza, proposta in un quartiere in evoluzione alle porte della città, rappresenta un esempio di architettura energeticamente efficiente unita a un comfort abitativo efficace.

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Un giardino che va da terra fino al tetto: la Stone House

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In un tranquillo quartiere residenziale nella provincia di Quang Ninh, in Vietnam, c’è una casa che si differenzia dalle altre per il perfetto equilibrio tra costruzione e natura: è la Stone House, un’abitazione in pietra avvolta un giardino rigoglioso che ne ricopre anche il tetto . Il suo progettista, l’architetto vietnamita Vo Trong Nghia, è noto per l’attenzione che ha nei confronti della natura e per il suo modo di progettare secondo principi ecosostenibili . I materiali che utilizza

sono rigorosamente locali, estratti direttamente dal luogo di progetto in modo da mantenere uno stretto rapporto con la natura circostante ed avere materie prime a km 0.

Architettura e natura: la casa che cambia forma secondo le stagioni

L’importanza della natura non si traduce soltanto nell’utilizzo di materiali autoctoni ma interviene a livello estetico e funzionale grazie ad un equilibrato rapporto tra verde e costruito.
All’interno del quartiere, la Stone House tenta di mimetizzarsi sotto un manto erboso che la avvolge salendo da terra fino al tetto.

La pianta della casa ha una forma organica, a spirale, libera di muoversi all’interno del giardino circostante fino a racchiuderne una parte, un piccolo patio ovale sul quale si affacciano le camere. Al suo interno si trovano un piccolo specchio d’acqua e un albero che mostra agli ospiti della casa il mutevole spettacolo delle stagioni.

Oltre ad avere un importante ruolo estetico, la funzione principale del cortile interno è quella di raffrescare le camere nei periodi più caldi. La stessa funzione è svolta dal giardino, che salendo lungo la casa può essere utilizzato sia al piano terra che al primo piano. Esso crea un perfetto equilibrio tra dentro e fuori, tra costruito e naturale, generato dall’architettura e parte integrante di essa.

Imateriali utilizzati nel progetto della Stone House sono principalmente due: una pietra blu vietnamita e un legno, sempre locale, noto per la sua elevata resistenza.
La pietra definisce la struttura della casa, disegnando le curve in modo perfetto grazie all’utilizzo di elementi cubici di 10 cm di spessore, 10 cm di altezza e 20 cm di larghezza accatastati come mattoni.

Questo materiale e la sua disposizione creano un interessante gioco di luci ed ombre generando lo spazio come quello di una caverna. A riscaldare l’effetto più freddo della pietra entra in gioco il legno che, partendo dagli infissi, penetra in tutta la casa diventando boiserie, scale, travi. Tra le travi in legno del soffitto, sorgenti led a basso consumo illuminano gli interni.

L’architetto Vo Trong Nghia potremmo vederlo presto in Italia, e per la prima volta in Europa, in quanto è uno dei tanti progettisti in lizza per aggiudicarsi la realizzazione del Padiglione nazionale Vietnamita all’Expo di Milano del 2015.
Foto | © Hiroyuki Oki

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