Greenwashing. Come difendersi dal falso sostenibile in architettura

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Oggigiorno, in Italia e nel mondo, vi sono parecchie false informazioni riferibili al contesto dell’Architettura Sostenibile: questi fenomeni sono definiti con un termine che è “greenwashing”.

 DA COSA DERIVA IL TERMINE?
Il termine pare risalga al 1986, ad opera dall’ambientalista Jay Westerveld, che ironicamente – se pure in maniera critica – osservava la pratica di molti hotel statunitensi che incoraggiavano gli ospiti a riutilizzare gli asciugamani come uno sforzo per aiutare l’ambiente.L’obiettivo principale era attivare una strategia per inculcare nel pubblico l’idea che quelle attività perseguissero l’obbiettivo del risparmio energetico, mentre in realtà tutto era calcolato per un risparmio economico sulle spese di lavanderia.

Il termine però avrebbe anche una seconda derivazione, quella dall’anglosassone, “whitewashing”, usata per trattare argomenti legati al mondo della politica e che allude a “un tentativo deliberato e organizzato di nascondere fatti negativi, come scandali o crimini, omettendoli o negandoli. In altre parole un sinonimo di insabbiamento” (fonte: Regione Emilia Romagna)

Secondo la fonte Wikipedia in sintesi: “Greenwashing è un neologismo indicante l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni, studi professionali finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o progetti e prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi.Il termine è una sincrasi delle parole inglesi green (verde, colore dell’ambientalismo) e washing (lavare) e potrebbe essere tradotto con lavare col verde o, più ironicamente, con il verde lava più bianco”.

 SMASCHERARE I FENOMENI DI GREENWASHING
Nel mondo dell’edilizia, a livello dei progettisti, dei produttori di materiali e componenti costruttivi è stimolante vedere tante nuove costruzioni definite eco-consapevoli/eco-sostenibili/eco-compatibili, tuttavia bisogna prestare attenzione poiché ciò che appare green  può svelare tutta un’altra realtà quando si valutano e si analizzano le concrete caratteristiche dell’edificio.

Di manifestazioni di greenwashing ormai ve ne sono tantissime e abbracciano un po’ tutti gli aspetti della sostenibilità, compresa quella architettonica. Accade quando un ente pubblico o una società, ma anche un professionista privato, finge di occuparsi dell’ambiente al fine di nascondere attività che, al contrario, sono fortemente impattanti, e lo fa con azioni che al pubblico appaiono ineccepibili.

A tal proposito, esiste in rete un sito curato da Greenpeace, Stop Green Wash che aiuta a smascherare i vari fenomeni di greenwashing ed è utile da consultare, anche se in inglese.

 ALCUNI ESEMPI DI FALSI MITI DELL’ARCHITETTURA SOSTENIBILE
A livello mondiale abbiamo tanti esempi di greenwashing sono tanti. Ne abbiamo scelti alcuni giusto per dare un’idea della portata che può avere un fenomeno come questo.
Di ritocco, o qualcosa molto simile, si può parlare nel caso di alcuni progetti di grattacieli tra New York (Tishman Speyer’s Hudson Yards) e Los Angeles (Wilshire Project). 

Nicolai Ouroussoff, critico d’architettura del New York Times, ha descritto il metodo a dir poco persuasivo di come il disegno architettonico abbia raggirato l’opinione pubblica per ottenere dei permessi di costruzione: osservando i modelli 3D con cui i promotori immobiliari hanno presentato questi colossali, interventi si capisce come sia stata data una visione ingannevole della loro reale portata volta ad ottenere un consenso altrimenti mai ottenibile.

Ad Ottobre dello scorso anno, a Milano, si è tenuto il 1° Forum della Sostenibilità durante il quale si è  tentato di dare una risposta al greenwashing riunendo, aziende, top manager, professionisti della comunicazione, imprenditori etc… Si è constatato come il greenwashing stia prendendo piede in Italia, a cominciare dalle industrie alimentari e la P.A.

Citiamo a mo’ di esempio alcuni casi eclatanti che hanno coinvolto il mondo dell’Architettura e dell’edilizia del nostro paese.
Una nota azienda italiana produttrice di porte in legno, ha pubblicamente dichiarato il proprio obbiettivo di “rispetto della natura, prodotti naturali, ecologia, etica, e altro”; peccato che guardando con attenzione al suo ciclo produttivo nonché ai prodotti utilizzati ci si accorga che non c’è riutilizzo degli scarti di legno e di segatura per produrre energia, non esista alcun sistema di recupero di energia rinnovabile per far funzionare l’enorme complesso industriale, ma soprattutto si utilizzino legni dell’Amazzonia e non quelli soggetti al taglio periodico controllato; inoltre pare che nei prodotti multistrato vengano impiegate resine tossiche.

Se si passa poi dai componenti agli edifici, nonché agli interi complessi urbani, si scopre come il greenwashing coinvolga anche il mondo delle Archistar, che se ne servono o sono esse lo stesso mezzo mediatico, per promuovere qualcosa che è solo apparentemente eco e sostenibile.

Al momento è in fase di realizzazione un enorme grattacielo dall’altezza record dichiarato ecoefficiente. L’edificio in questione è stato ritenuto tuttavia terribilmente energivoro, ovvero tipico esempio di “edificio-colabrodo-termico” in inverno, e “serra-sotto-il-sole” in estate

Le scelte impiantistiche sono avanzate ed efficienti secondo quanto dichiarato dai suoi committenti ed esecutori ma questo non toglie che l’impiantistica sia stata dimensionata necessariamente per coprire le spaventose perdite e dispersioni dell’edificio stesso, sponsorizzato da una nota  multinazionale e utilizzato come mezzo mediatico di propaganda in vista dell’Expo 2015.

Anche i complessi industriali non sono da meno: è il caso della realizzazione della ciminiera di un termovalorizzatore, che già di per sé non è da ritenersi “eco” e che ha raccolto consensi per la sua realizzazione solo grazie al fatto di essere dipinto di azzurro e quindi apparentemente integrata con il cielo verso cui si staglia!
E quando il marketing non è sufficiente a raccogliere consensi, le aziende e le industrie ricorrono al ricatto occupazionale per poter ampliare stabilimenti e quant’altro.

È fondamentale impostare il discorso del costruito, del territorio e dell’urbano su altre premesse: l’LCA dei materiali, il riciclo ed il riuso dei componenti, il consumo di suolo, la mobilità, le infrastrutture, i servizi sociali, l’accesso ai servizi e il bilancio costi-benefici.
Non basta fermarsi alla propaganda ma occorre vedere in concreto quanto ciò che si realizza incida secondo le premesse e non vada a confliggere con altri aspetti.

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C’è un design di cui si parla poco e che fa dell’utilità la sua vera missione. Si tratta del design rivolto ai paesi più poveri e in via di sviluppo, attraverso oggetti che cercano di risolvere in modo ingegnoso ed economico i veri bisogni delle popolazioni più in difficoltà. Sono questi gli oggetti che popolano la mostra “Design for the other 90%”, piccole invenzioni per portare acqua dove non c’è una fonte, illuminare case e

strade di villaggi senza elettricità e migliorare la vita di chi è meno fortunato.

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 GRANDI PROBLEMI, PICCOLE SOLUZIONI
Avere a disposizione acqua potabile, corrente elettrica, quaderni per la scuola, sembra qualcosa di assolutamente ovvio.
Purtroppo però, in moltissimi paesi del mondo, non è così, acqua, luce e servizi per noi ordinari mancano totalmente. È proprio qui che l’ingegno dei designer entra in scena proponendo soluzioni economiche per risolvere, o quantomeno agevolare, l’accesso alle risorse primarie.

Risale al 2007 la mostra “Design for the other 90%” presso il Cooper-Hewitt National Design Museum di New York, dove il termine “90%” rappresenta la percentuale di popolazione che all’epoca non aveva accesso diretto alle risorse principali.

Sovvenzionate dallo psichiatra Paul Polak, fondatore dell’IDE (International Development Enterprise), le creazioni esposte hanno già migliorato la qualità della vita di circa dieci milioni di persone.

Si tratta di oggetti di uso comune reinventati e progettati secondo le esigenze delle popolazioni più povere per renderli funzionali e accessibili.

Le opere vanno dal frigorifero di coccio alla ruota porta acqua, alle pompe di irrigazione a pedali, costruite con il bambù, alle borse di stoffa con panelli fotovoltaici.

Oltre a soddisfare le esigenze più comuni, alcuni di questi oggetti sono veri e propri strumenti di lavoro, che consentono alla popolazione non solo di sopravvivere, ma di produrre più di quanto necessario creando così un mercato dinamico e proficuo.

 SEMPLICEMENTE UTILI
Bambù Tradle Pumps
Utilizzato principalmente in Nepal, Bangladesh e India, questo ingegnoso sistema in bambù facilita la raccolta dell’acqua nelle stagioni più secche. Il funzionamento è quello delle pompe a motore ma con un costo nettamente inferiore.

 
La pompa di aspirazione è costituita da due cilindri di metallo azionati dai piedi che si muovono sui pedali. La semplicità della struttura e la reperibilità del materiale fa sì che il prodotto sia facilmente riproducibile dalle aziende locali.

CellBag
Questa pratica borsa ha come scopo principale quello di facilitare il trasporto dell’acqua, durante viaggi spesso molto lunghi e faticosi.

Diffusa soprattutto in Africa e disegnata dal designer Mathieu Lehanneur, la CellBag si ispira al modo in cui le cellule trasportano acqua e sostanze nutritive. Consiste in una tanica da 1L che si può comodamente indossare come una borsa, è igienica e pratica. È disponibile anche nella versione “urbana”, adatta a chi fa sport, e i ricavati delle vendite andranno a finanziare progetti umanitari in Africa.

Little Sun
Questa piccola e colorata lampada cerca di portare un pò di luce a chi vive nel buio a causa della totale assenza di corrente elettrica. Bastano 5 ore di esposizione al sole per avere 10 ore di luce più soft o 4 ore di luce intensa.

La lampada è facilmente trasportabile, di colore giallo e con una forma che ricorda quella del sole e il segreto del suo funzionamento è sul retro, un piccolo pannello fotovoltaico che cattura i raggi solari per restituirli in luce. 

Foroba Yelen
Il nome è stato scelto dal popolo del Mali e significa “luce collettiva”.
Nato da un progetto di illuminazione rurale, destinato ai territori africani, Foroba Yelen è un lampione trasportabile, dotato di batterie solari e di una ruota che ne consente il semplice movimento anche sui sentieri più impervi.

Il lampione è concepito per essere facilmente trasportato da donne e bambini e per essere utilizzato ovunque, per il lavoro e per la scuola.
Un progetto semplice ed utile che nel 2012 si è aggiudicato il City to City Barcelona FAD Award. 

Questi e molti altri sono i progetti destinati al Terzo mondo, oggetti che spesso, con disarmante semplicità, riescono a ridare speranza e un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno.
Uno spunto per riflettere sul ruolo del design e sulla sua utilità, e ritrovare nelle situazioni più difficili nuovi stimoli e nuove sfide!

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Future Build – Salone della sostenibilità: a Parma dal 13 al 16 Febbraio

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È in arrivo la seconda edizione di Future Build – Salone della sostenibilità, in programma dal 13 al 16 febbraio prossimi a Fiere di Parma, il quartiere fieristico della città emiliana. Le questioni più attuali in materia di efficienza energetica, riqualificazione sostenibile, materiali e nuove tecnologie eco-compatibili verranno affrontate attraverso una vasta esposizione di aziende di settore, aree dedicate a temi specifici e una serie di

convegni all’interno di un evento che ambisce a proporsi come punto di riferimento nazionale di scambio e confronto su innovazione e ricerca nell’ambito delle costruzioni e della pianificazione urbanistica.

Eventi: Solarexpo Innovation Cloud e il futuro delle città a Fiera Milano

IL SALONE
In occasione di Future Build particolare attenzione sarà dedicata al tema della riqualificazione delle città, in riferimento alle peculiarità del tessuto urbano italiano, caratterizzato da una miriade di centri storici dai quali potrebbe partire lo sviluppo di un modello di Smart City nostrano. Efficienza energetica, nuovi spazi verdi all’interno delle mura, mobilità e servizi riprogettati all’insegna della sostenibilità. Approfondimenti nella giornata di venerdì 14 febbraio, con la presentazione dei primi quartieri ecologici in Emilia Romagna a Parma, Carpi e Piacenza (ore 10,00), ed “Emilia Smart Cities” (ore 14,30).

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Oltre al coinvolgimento di tutti gli addetti ai lavori – dai progettisti alle imprese, alle università, ai rappresentanti delle autorità regionali e municipali – la manifestazione intende proporre iniziative che facciano da ponte fra l’Italia ed altre realtà europee e dell’area mediterranea attualmente in crescita nel settore edilizio, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro e di espansione (sezione Future Build Europe).

Tra i settori in discreto sviluppo nonostante la crisi vi è quello delle costruzioni in legno, abbondantemente rappresentato in fiera da oltre 50 aziende, in aggiunta ad aree dedicate a laboratori dimostrativi sulle possibili applicazioni del materiale e sulle innovazioni tecnologiche più recenti.

Sarà poi possibile, nello spazio “Riqualifica la tua casa”, ricevere suggerimenti tecnici e consigli per la scelta di materiali, prodotti, tecnologie che consentano di valorizzare il proprio immobile e di intervenire con una riqualificazione energetica, approfittando tra l’altro degli incentivi fiscali in materia, stabilizzati anche per il 2014 (si consiglia di prenotare).

CONVEGNI
Tra i convegni ai quali è possibile iscriversi, si segnalano “Obiettivo Zero” e “Ripensare i condomini“, entrambi in programma per giovedì 13 febbraio. All’interno del primo si parlerà tra l’altro di Habitat Lab (inaugurato nel 2012), l’edificio-laboratorio del gruppo Saint-Gobain che ha ottenuto la certificazione LEED® Platinum nel protocollo LEED® 2009 Italia NC col più alto punteggio in Italia (secondo punteggio in Europa).

Il secondo convegno affronterà il tema della progettazione e riqualificazione ad alta efficienza energetica dei condomini; allo stesso argomento viene dedicata Future Condominio, un’area nella quale imprese specializzate illustreranno a privati e amministratori le tecniche per la riqualificazione sostenibile degli immobili.

Info
– Contatti: Keymedia Group ( info@futurebuild.it; +39 0522 521033)
– Date: dal 13 al 16 febbraio 2014
– Sede: Fiere di Parma, Viale delle Esposizioni 393/A, Parma
– Orari: 9,30 – 18,30
– Presidente del Comitato Scientifico: Andrea Rinaldi, Direttore Centro Ricerche Architettura Energia, Università degli Studi di Ferrara
Per ulteriori informazioni, biglietti ridotti e catalogo espositori, consultare il sito ufficiale di Future Build.

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