Ecovillaggio in stile celtico: ritirarsi nella natura lontani dai rumori delle città

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Trascorrere un periodo di relax in una realtà da “favola” è possibile recandosi in un piccolo ecovillaggio celtico sito in una località del Galles, Cae Mabon, che si nasconde tra boschi verdi segnati da un fiume, a soli 5 km dalle pendici del monte Snowdon. Il contesto naturale, di particolare bellezza e lontano dalla città è avvalorato dalle particolari casette molto piccole costruite con materiali semplici quali pietra, legno e paglia per i

tetti. Delle mini architetture dalle linee morbide e sinuose che si armonizzano con la natura circostante, proprio come se fossero una realtà rappresentata dai disegnatori di libri per bambini.

Il più grande eco villaggio in paglia a Schio

UNO SCENARIO FIABESCO ACCOGLIENTE, CARATTERISTICO E SOSTENIBILE
Il villaggio, completamente adagiato nel verde, presenta una residenza principale, una vera e propria roundhouse celtica con tetto in paglia che comprende cucina, servizi, sala da pranzo e uno spazio collettivo per riunioni con camino oltre ad uno spazio esterno arredato con doccia e vasca idromassaggio con acqua fornita dal vicino fiume.

Attorno ad essa vi sono ben sette abitazioni differenti tra loro in forme e materiali, completamente incastrate nel paesaggio, come la Hohgan house fatta interamente in paglia e la Longhouse in legno e ardesia.

Il tutto calato nel verde, il cui solo arredo urbano” è dato da sedute fatte con appoggi in pietra e tavole in legno e totem in pietra di vario tipo che fungono da elementi decorativi del contesto.

A ciò si accosta lo spirito del luogo davvero suggestivo che ha fatto, di una piccola località sconosciuta del Galles un vero e proprio attrattore turistico in cui trovano spazio e appagamento persone di tutte le età e in diversi periodi dell’anno: nelle stagioni più calde il paesaggio si colora di tutte le sfumature del verde, in inverno la neve ricopre l’intero villaggio, nascondendo le piccole casette che sbucano dal bianco manto innevato.

L’ecovillaggio di Cae Mabon è un luogo molto ambito, visitato da turisti provenienti da tutto il mondo. Non a caso è stato definito un vero e proprio luogo in cui prevale il progetto di costruzione naturale.

Il villaggio, di così straordinaria bellezza, non ha nulla da invidiare ai comuni resort, infatti offre ai visitatori una grande varietà di attività tra cui la danza, lo yoga e tanto altro, prevedendo, al contempo, il rispetto di alcuni principi come l’impiego delle energie rinnovabili, il reperimento di acqua dal vicino fiume e il ricorso all’ agricoltura biologica.

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Legno di riciclo per un’abitazione in classe A

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La Dezanove House, una villa estiva originalissima ed ecosostenibile, è stata realizzata dallo studio di progettazione I?aki Leite Architects in un piccolo villaggio di pescatori, nei pressi dell’estuario del fiume Arousa, in Galizia (Spagna del nord). La casa, oltre a godere di una meravigliosa vista sul mare, è dotata anche di un accesso ad una spiaggia privata. La particolarità di questo progetto consiste nell’uso di legno riciclato come componente

fondamentale del sistema costruttivo dell’edificio che ha ottenuto la certificazione energetica in classe A.

 Un’abitazione in classe energetica A+ con la tecnologia XLAM

 LA PROVENIENZA DEL LEGNO DI RICICLO
Il legno impiegato proviene da vecchie zattere per la miticoltura in disuso che gli abitanti del luogo chiamano comunemente “bateas”.

Gli architetti hanno trattato e separato in due le assi di legno recuperate dalle chiatte: la parte esterna, più ruvida, è stata utilizzata per rivestire le facciate, in accordo con il contesto urbano, mentre la parte interna, più liscia ed uniforme, è stata impiegata nella composizione degli spazi interni dell’abitazione.

Inoltre, la zona della casa esposta a sud, è dotata di ampie superfici vetrate con la funzione di catturare il calore nei mesi invernali e di elementi lignei che fungono da frangisole per schermare i locali dai raggi solari durante il periodo estivo.

 COMPOSIZIONE DEGLI SPAZI
Un’altra importante caratteristica progettuale è la differenziazione degli spazi, nonostante riescano a conservare un’armonia geometrica reciproca: la zona giorno è collocata a sud in un parallelepipedo prevalentemente vetrato che si protende verso il giardino esterno, invece, la zona notte e i servizi sono incastrati in un secondo volume chiuso e compatto.

Quest’ultimo corpo di fabbrica, più “privato”, è realizzato, per la maggior parte, da legno riciclato che riveste i prospetti e da calcestruzzo per le partizioni interne. 

I locali presenti si suddividono in due soggiorni, tre camere da letto, quattro bagni, una cucina principale, una cucina di servizio, uno studio e un ampio terrazzo in copertura.
Nel dettaglio, i muri e i pavimenti delle living room sono leggeri pannelli in legno che conferiscono una sensazione di quiete soprattutto perché indirizzano lo sguardo verso il mare, mentre le camere da letto e i bagni sono confinati da tramezzi in cemento ben rifinito dal sapore minimalista e moderno.

 LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA
La residenza è stata certificata con la classe energetica più alta, non solo per l’impiego di legno riciclato come materiale da costruzione, di pareti vetrate e di schermature solari come strategie energetiche dei sistemi passivi, ma anche per l’uso di materiali altamente isolanti, di impianti a basso consumo di energia e di un complesso sistema di ventilazione che permette il recupero e la rimessa in circolo dell’aria, previa purificazione per mezzo di opportuni dispositivi filtranti.

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Ville Rose, o Tolosa: la città che prende il nome dal colore dei suoi edifici in mattoni

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In Francia l’attenzione per l’Architecture Durable (architettura sostenibile) è sempre massima sia per gli edifici di nuova costruzione che per gli interventi di restauro. Molte sono le normative di riferimento cui i professionisti del settore devono attenersi per garantire una qualità del costruito ottimale sia da un punto di vista energetico che abitativo. Il sud, in particolare, è in pieno sviluppo per ciò che riguarda questo tema. Toulouse

(Tolosa), capoluogo della regione dei Midi-Pyrénées, con i suoi circa 440mila abitanti è la quarta città più popolata dello stato. Terza città preferita dai francesi per la qualità della vita dopo Parigi e Bordeaux, sta conoscendo la più alta crescita demografica di Francia e d’Europa.

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In copertina: Tolosa e i suoi edifici caratteristici
Città dall’architettura caratteristica, Tolosa è chiamata la “Ville Rose” in onore del colore dei materiali utilizzati nelle costruzioni locali tradizionali: il mattone e la terra cotta.
Per uno sviluppo in armonia con il territorio, Tolosa ha sviluppato dei progetti sostenibili riguardanti l’urbanistica, l’abitato, i trasporti e l’ambiente per garantire un’elevata qualità della vita ai suoi cittadini.
Per avere un quadro generale della trasformazione della Ville Rose vale la pena citare due progetti, interessanti per le loro capacità di creare spazi di qualità riqualificando il tessuto urbano nel rispetto delle preesistenze storiche del quartiere

IL QUARTIERE BORDEROUGE
Sorto su un vecchio terreno agricolo ai margini della città, il quartiere di Borderouge si distingue per il suo carattere innovativo e ambizioso. A soli dieci minuti dal centro, accoglie i giardini del Museo di Storia Naturale nel cuore di un parco protetto di quattordici ettari, valorizzato dal lago della Maourine e circondato da piste ciclabili e sentieri. Oggi con la sua pianificazione rispettosa conferma la vocazione di un quartiere urbano piacevole da vivere, inserendosi in una situazione di alta qualità ambientale.

In alto: Il quartiere rinnovato di Bourderouge

IL METROPOLITAN GARDEN
La residenza “Metropolitan Garden” (2008-2013) progettata dall’architetto e urbanista parigino Louis Paillard si situa vicino la stazione del metrò e a tutti i servizi di quartiere. Ospita quarantadue appartamenti, di diverse metrature, distribuiti su due edifici di PT+3, con orientazione a sud. Gli appartamenti sfalsati che assicurano una vista libera, creano un insieme armonico che ricorda l’architettura nord europea e danno allo stesso tempo una sensazione di apertura e intimità ai residenti. Il tutto è animato da un’alternanza di forme, materiali (legno, lastre metalliche…) e colori. Grandi terrazze, logge e giardini privati, parcheggi sotterranei uniti a uno spazio verde alberato che lega i due edifici, evidenziano l’attenzione alla qualità abitativa.

In alto: Il progetto a bassa consumazione energetica Metropolitan Garden

Da un punto di vista energetico gli edifici sono stati progettati seguendo le normative BBC Effinergie® (Bâtiment Basse Consommation – Edifici a basso consumo) e “HQE” (Haute Qualité Environnementale – alta qualità ambientale) rivolte alla progettazione bioclimatica e miranti a migliorare il comfort dell’edificato nuovo ed esistente.

In particolare è da rilevare che il consumo convenzionale di energia primaria per il riscaldamento, il raffrescamento, la ventilazione, la produzione di acqua calda sanitaria, l’illuminazione e gli impianti tecnici è inferiore all’80% di quello normale.
I principi, dunque, cui deve attenersi un edificio costruito seguendo queste normative sono:

  1. Una progettazione bioclimatica dell’edificio o della casa;
  2. Un importante isolamento termico, esterno o interno secondo il materiale di facciata, che ridurrà il bisogno di riscaldamento e raffrescamento;
  3. Una perfetta impermeabilità all’aria dell’involucro esterno, per la riduzione di ponti termici;
  4. Impianti tecnici studiati per ottenere il migliore rendimento.

Questa residenza, proposta in un quartiere in evoluzione alle porte della città, rappresenta un esempio di architettura energeticamente efficiente unita a un comfort abitativo efficace.

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Quando la casa è un monolite sospeso sul fiume

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Casa Gerês è stata realizzata nel 2006 a nord del Portogallo dagli architetti Graça Correia e Roberto Ragazzi per esprimere come idea di base la stretta relazione tra uomo e natura. I committenti sono una coppia appassionata di sci nautico su fiume da circa vent’anni. La loro richiesta nasce dall’esigenza di possedere una seconda casa dove trascorrere i fine settimana nei pressi del fiume Cavado, zona fortemente ambita dai

praticanti di sci d’acqua.

Casa Node, punto di unione tra uomo e natura

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE, ARCHITETTONICHE E COSTRUTTIVE
L’abitazione sospesa sul fiume sorge su un terreno vincolato all’interno di una riserva naturale di 4060 mq. Il permesso di costruzione è stato ottenuto grazie alla presenza di un antico rudere da ristrutturare proprio nell’area di progetto, alla conservazione di tutti gli alberi della zona, alla minimizzazione della superficie di suolo occupata e all’utilizzo del calcestruzzo come unico materiale da costruzione. I progettisti hanno accolto tutte queste restrizioni come spunto creativo.

Le direttrici principali della casa risultano orientate perpendicolarmente alle curve di livello del terreno, cioè ad angolo retto rispetto alla linea di costa, ottenendo, così, una migliore integrazione tra volume costruito e ambiente naturale.

La struttura ha la forma pura di un parallelepipedo monolitico sospeso sul fiume, con uno sbalzo pari a circa un terzo della lunghezza totale. Il forte aggetto è stato possibile attraverso l’utilizzo di una trave inclinata fissata al grande plinto centrale in fondazione.

L’uso di ampie pareti vetrate permette, inoltre, l’alleggerimento della massa monolitica, l’enfatizzazione dello sbalzo, la possibilità di una splendida visuale sulla scogliera e sul fiume Cavado e soprattutto la quasi totale mimetizzazione della casa per chi guarda dall’esterno per mezzo della riflessione che hanno gli alberi sui vetri.

GLI SPAZI INTERNI
Gli interni, a differenza dei prospetti in cemento, sono interamente realizzati in legno di betulla. La composizione delle destinazione d’uso dei locali è così definita: il soggiorno e la sala da pranzo sono collocate sullo sbalzo e sono circondate da superfici vetrate, l’ingresso e la cucina si trovano nella zona centrale e le due camere da letto sono poste a ridosso della parete rocciosa.

Infine, l’antico rudere è stato ristrutturato ed adibito a dependance per gli ospiti. Il percorso che unisce l’abitazione al rudere genera la direttiva principale su cui è collocato l’ingresso principale all’abitazione.

ISPIRAZIONI PROGETTUALI
È facile notare come il progetto tragga spunto sia dal dialogo che si instaura tra la razionalista Villa Malaparte (il capolavoro di Adalaberto Libera sull’isola di Capri) e il promontorio roccioso su cui sorge, che dalla leggerezza e dall’essenzialità delle linee del famoso tavolo di Jean Nouvel.

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Il nuovo volto green di Mosca: infrastrutture come paesaggi urbani

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Nell’era dell’ipermodernità le reti digitali ci hanno in parte liberati dalle ormai obsolete servitù date dalla necessità di un accesso fisico: cui le infrastrutture possono diventare “slow” e, combinandosi con quelle tradizionali, “fisiche”, possono portare ad una riorganizzazione complessiva del territorio.  La trasformazione in spazi della stanzialità, dello stare e dell’incontro, e non solo del transito, non è più una remota realtà: una rivitalizzazione di tali infrastrutture che, sia come beni materiali che virtuali, assicurano la relazione tra economia, cultura, società, beni comuni, e dunque consentono il proliferare delle relazioni ormai indispensabili nella cosiddetta “società delle reti”,  non è semplicemente possibile, ma decisamente auspicabile.

 Paesaggi dell’energia rinnovabile. L’inserimento delle fonti pulite nel territorio

Foto in copertina: ©  Olga Ascension
 INFRASTRUTTURE: DRIVER DELLA TRASFORMAZIONE TERRITORIALE
“Le infrastrutture possono ormai affrancarsi dalla logica funzionalista che tendeva a ridurle a spazi serventi subordinati ad altri spazi da servire. Possono essere riguardate come un driver della trasformazione urbana e territoriale, che stimola le potenzialità trasformative degli spazi attraversati, innescando processi di sviluppo locali” (ALBERTO CLEMENTI, Un’altra urbanistica. In: MOSE’ RICCI, Nuovi paradigmi, Edizione LISt Lab, San Casciano val di Pesa (FI), 2012.pag. 112)

Il volto “green” di Mosca
Questa la scelta attuata a Mosca negli ultimi anni, dove si è deciso di allinearsi ad altre Smart Cities abbracciando un atteggiamento più rispettoso verso una mobilità “leggera”, grazie ad un’ iniziativa curata dal Dipartimento della Cultura mirata a modernizzare gli spazi pubblici della capitale: partendo dalle grandi aree verdi quali Gorky Park e Sokolniki Park nel tempo semi abbandonati, si è attuata una riqualificazione della maggior parte delle aree verdi cittadine, prestando grande attenzione a riservare luoghi al “traffico” ciclo-pedonale e alla cultura, nella volontà di accogliere, in maniera più consona, i sempre più numerosi “eco turisti” che ogni anno si accingono a visitare la capitale russa.

All’interno di questa iniziativa di ampio respiro si colloca il progetto di “anello verde” del gruppo Wowhaus Architecture Bureau, una riconversione di una strada a 4 corsie che costeggiava il fiume Moscova in un parco urbano che estende la fascia verde dalla parte nord del Gorky Park alla sponda meridionale del fiume, un nuovo Landmark per la città, capace di rendere  popolata e popolare  la zona Muzeon, tra la Central House of Artists Gallery e il fiume sopracitato.

Un dimenticato lungofiume diventa, grazie a tale intervento, una attraente asse di 10 km di percorsi ciclo-pedonali, aree verdi, padiglioni, noleggi di biciclette, esposizioni a cielo aperto, giochi e sport: un paesaggio urbano fruibile durante tutto l’anno, che integra il dimenticato lungofiume alla frenetica vita della capitale; un restyling green per il nuovo volto di una città ormai ex post industriale.

Il progetto “Krymskaya Embankment” articola la riva del fiume in quattro aree a diverse vocazioni, tenute insieme da un lungo nastro, fortemente connotato dal leit motiv dell’onda che, ripetendosi nei percorsi, nelle sedute, negli edifici, diventa un elemento di paesaggio artificiale quasi ridondante.

La prima area ha prevalentemente una vocazione stanziale, essendo  dotata di numerose sedute e palchi in legno per performance all’aperto, la seconda è connotata da una struttura lunga circa 200m con profilo del tetto ondulato contenente gli studi degli artisti e gli spazi espositivi ad essi dedicati, costeggiata da un percorso che conduce ad una imponente fontana che, con i suoi 203 getti d’acqua e sistema di illuminazione a variazioni cromatiche crea un’atmosfera estremamente suggestiva; l’ultima area, la “green hills”, comprende la maggior parte delle aree verdi del parco, attraversate da sentieri e intervallate da vari padiglioni e sedute “fuori scala”.
Foto |  © Alexander Minchenko

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Uffici nell’ex fabbrica siderurgica: sperimentazioni di riuso urbano

Scritto da Lucia Terenziani

Venerdì 21 Febbraio 2014 07:09

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Lo studio Ettore Hoogstad Architecten (EHA) ha sviluppato un interessante progetto per uno spazio ufficio all’interno di un ex impianto siderurgico. L’impresa olandese di ingegneria IMd, che ha collaborato in altri progetti con EHA, ha commissionato allo studio di architetti la riqualificazione funzionale di una fabbrica con un’imponente struttura in acciaio sul lato del fiume Maas, a Rotterdam, cogliendo l’opportunità di intervenire

con un progetto di riuso urbano e immaginare un futuro diverso per un manufatto esistente dismesso.

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Riciclare invece di ricostruire” è stato il filo conduttore dello studio dei progettisti, che hanno mantenuto il “guscio” dell’ex fabbrica, creando all’interno padiglioni contenenti uffici su due piani che dialogano tramite ponti pedonali, scale e passerelle.

I lucernari che sovrastano l’edificio illuminano zenitalmente le parti comuni e i luoghi di lavoro; grandi finestre sono state installate per sfruttare la vista sul fiume.
Lo spazio è concepito in modo da facilitare chi lavora a riunirsi in aule, organizzando lo spazio planimetricamente in modo da facilitare il continuo confronto fra gli utenti, anche girovagando negli spazi di passaggio.

Il colore giallo e i rivestimenti in plastica satinata sono stati scelti per vivacizzare un ambiente che ha trasformato le sue caratteristiche per adattarsi ad uno stile lavorativo diverso da quello per cui l’edificio è nato.

La struttura era già costruita: il guscio in acciaio, il pavimento in cemento e la facciata. La sfida per rendere fruibile nella nostra epoca questo tipo di locali ha previsto un approccio che tenesse conto della sostenibilità dei materiali e una scelta degli arredi minimali adatti ad uso ufficio.

Questo intervento di riuso coniuga esigenze di riqualificazione di un edificio e le esigenze di operatività di un team, sperimentando un nuovo modo di intendere il luogo di lavoro.
Nel novembre 2012 il progetto è stato nominato il Mies Van Der Rohe Award 2013, premio assegnato ogni due anni al miglior progetto architettonico nell’Unione Europea.
Foto | © Petra Appelhof

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Progettisti, artigiani e maestranze uniti per la tradizione indiana

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Esemplare illuminante di un’architettura intesa come pratica collettiva e in cui arte e tecnica si nutrono l’una dell’altra, Palmyra House è un edificio che appartiene al territorio, nel senso sostenibile del termine. Grazie alla maestria degli artigiani locali, che hanno lavorato in sinergia con i progettisti dello studio Mumbai Architects, il legno locale è il protagonista assoluto di questa speciale fabbrica. Le tecniche costruttive della tradizione

esaltano il fascino del dettaglio in un’opera, esempio di un fare architettura che si discosta fortemente dal mood autoreferenziale cui le archistar ci abituano ormai da troppo tempo.

Wall house: tradizione e modernità nella casa indiana in terracotta

Abilità artistiche e competenze tecniche dell’India si accostano tra loro in una metodologia di lavoro che affonda le sue radici nei primordi dell’Architettura: progettisti, artigiani e maestranze creano uno stretto rapporto tra ideazione e costruzione, in un vero e proprio laboratorio progettuale modernamente inteso.

La casa-rifugio indiana si apre verso ovest, cioè verso la spiaggia, lungo il litorale meridionale di Mumbai, sul Mare Arabico. Inserito in una foresta di palme da cocco che schermano il sole e lo lasciano filtrare sottilmente, il complesso è composto da due volumi parallelepipedi.
Lo spazio che li separa è occupato da una vasca d’acqua che funge da piscina e che assume la funzione di elemento di regolazione del microclima. La stessa è stata creata grazie a un articolato sistema di pozzi artesiani e condutture di acqua preesistente.

I materiali impiegati sono quelli della tradizione locale. Strutture in legno duro, intelaiature in legno di palma per il rivestimento deidue volumi.
La pelle degli edifici consiste dunque in un sistema di pannellature fisse e apribili che schermano la luce evitando il surriscaldamento, e assicurano agli edifici un costante rapporto di permeabilità alle correnti d’aria e con l’esterno. In definitiva si tratta di una grande texture in legno continua, interrotta solo da pochi grandi vuoti.

Il piano superiore ospita camere e servizi, al piano inferiore spazi collettivi, aree soggiorno, cucina, una grande sala da pranzo, servizi e una camera, si articolano in open space attentamente distribuiti. Verso nord, le facciate vetrate sono lasciate prive di schermature per consentire alla luce naturale di illuminare le zone più buie. I corpi scala e i blocchi dei servizi sono in muratura, ma ancora una volta il legno primeggia incontrastato grazie alle raffinate tecniche di carpenteria locale che impreziosiscono le pedate delle scale.

L’attenzione posta alla valorizzazione delle risorse locali e la capacità di tradurre in linguaggio contemporaneo l’uso sapiente dei materiali della tradizione indiana, sono le ragioni per cui l’Aga Kahn Foudation ha insignito il progetto del prestigioso riconoscimento Aga Kahn Architecture Award.

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Abitazioni mimetiche: il rifugio come una catasta di legna

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Sembra una classica catasta di legna, come se ne trovano tante nei boschi. Ad uno sguardo ravvicinato e meno distratto, ci si accorge però che qualcosa non torna, e l’inganno è presto svelato: si tratta di un camaleontico rifugio “minimal”, costruito proprio allo scopo di mimetizzarsi il più possibile con la natura circostante. Una classica log-house, dunque? Non proprio. Rustica eppure moderna, questa curiosa, mimetica ed

eccentrica abitazione cela un altro segreto: i tronchi che ne conferiscono l’ambiguo aspetto sono in realtà solo un rivestimento, al cui interno si nasconde invece una struttura leggera in acciaio. Doppio inganno dunque.

Leggi di più sulla Tree Tunk House: la casa mobile sotto una catasta di legna

Ne avete abbastanza di tranelli? Allora lasciate perdere: questo rifugio dalle sorprese inversamente proporzionali alle sue dimensioni non inganna solo con i materiali e la struttura, ma anche con le fondazioni, non possedendole. Disposto su ruote, all’occorrenza può essere spostato altrove, come si confà ad un camaleonte il cui mimetismo volto a nasconderlo è ormai smascherato.

Dopo averci preso in giro a sufficienza, questa casa decide infine di accogliere i suoi ospiti in un ambiente che ancora una volta sorprende: fresco, chiaro e luminoso, risulta completamente in contrasto con l’ambiente che l’esterno sembrerebbe suggerire. Le pareti color azzurro chiaro, gli arredi in compensato estremamente semplici ed economici, le finestre continue aperte sul paesaggio: l’insieme comunica all’istante una genuina semplicità, come si conviene d’altra parte ad una catasta di legname (quindi come vedete non cerca la contraddizione a tutti i costi).

Progettata dall’architetto e designer olandese Piet Hein Eek, questa suggestiva abitazione situata ad Hilversum (Olanda), è uno spazio essenziale pensato per essere il rifugio creativo del musicista e attore comico Hans Liberg, il quale necessitava di una casa immersa nella natura da impiegare come micro-studio di registrazione e come oasi di relax e tranquillità: due ingredienti imprescindibili per qualsiasi lavoro artistico.

Completamente nascosto agli occhi del mondo irrequieto e sempre di corsa, questo solitario nido d’artista, chiuso ed ermetico, è in realtà pensato per aprirsi all’occorrenza con una splendida vista panoramica sui boschi. Con le sue luminose finestre a nastro, la luce fluisce abbondante all’interno consentendo altresì allo sguardo di “catturare” quanta più natura possibile: quale miglior fonte di ispirazione per un artista alla ricerca di stimoli?

Compatto, pulito, essenziale: la semplicità di questo progetto è quasi disarmante. Assieme ad una sottesa ironia, la forza di questo piccolo scrigno mimetico è proprio il suo voler passare inosservato e, una volta scoperto, pretendere di non essere preso troppo sul serio. Lungi dall’essere banale o scontato, il piccolo rifugio riesce quindi a catturare immediatamente l’attenzione di chi lo osserva. In un periodo nel quale le forme si fanno sempre più gridate, volte come sono alla continua ricerca del clamore mediatico, questa casa ridotta all’essenziale mira invece ad un’umiltà quasi francescana.

Rinunciando all’apparire, scegliendo di non farsi guardare a tutti i costi e preferendo la quiete al rumore, questo mini-edificio decide di sposare una visione intima e introversa di architettura, e lo fa scegliendo di usare, seppur con leggerezza, il potente linguaggio degli archetipi. Impossibile non notare un richiamo in tal senso all’opera di Ralph Erskine, Lådan – the Box, altrettanto iconografica e in qualche modo dal comune destino di “casa mobile” (il cottage originario fu costruito a Lissma nel 1942, fu poi demolito e ricostruito nel 1989 a Lovön).

In conclusione, malgrado l’esiguità dello spazio interno, la sensazione di libertà offerta da tale casa/studio immersa nei boschi supera di gran lunga quella dei tanti edifici ben più maestosi e pretenziosi: è la forza della semplicità.
Foto | © Thomas Mayer

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Pedonalizzazione di Times Square: il cuore di Manhattan diventa sostenibile

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I risultati incoraggianti del progetto pilota di pedonalizzazione di Times Square, messo in atto nel 2009 dall’amministrazione newyorkese per rendere più sostenibile il cuore di Manhattan, hanno reso possibile un’ulteriore fase di riflessione sul programma di riqualificazione permanente dell’area. I lavori, guidati dallo studio Snøhetta, renderanno più vivibile e meno congestionato questo storico spazio

urbano.

Manhattan: la riqualificazione urbana che ha trasforma High Line in giardino

IL PROGETTO PILOTA
L’intervento per la pedonalizzazione si inserisce in un vasto programma di riqualificazione sostenibile (DoT Plaza Program) portato avanti a partire dal 2009 dall’amministrazione Bloomberg, al fine di mettere a disposizione della collettività una città più “a misura d’uomo”. Tra gli obiettivi, quello di assicurare a ciascun newyorkese uno spazio aperto, pubblico e di qualità, a non più di 10 minuti a piedi, con interventi di riconversione su una sessantina di spazi.

Riguardo all’iconica area di Times Square a Manhattan, il DoT, Department of Transportation della città di New York, ha analizzato lo stato di fatto e stilato una serie di punti cardine sui quali intervenire, sulla base delle riflessioni del gruppo Gehl Architects.

Il famosissimo tratto di Broadway compreso fra la 42′ e la 47′ Strada, sede di innumerevoli teatri e luogo rappresentativo della città per intrattenimento e cultura, era per lo più destinato a transito di autoveicoli, con solo l’11% dello spazio complessivo riservato a pedoni e ciclisti (il cosiddetto traffico “leggero”), nonostante questi fossero presenti in maniera massiccia (nel nodo cruciale di Times Square sono stati rilevati attraversamenti quotidiani per oltre 400.000 persone).

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Il progetto pilota ha previsto la chiusura al traffico dell’area e la realizzazione di un ampi viali pedonali. Il progetto della pavimentazione temporanea è di Molly Dilworth. Un interessante video aiuta a comprendere meglio le trasformazioni messe in atto negli anni dalla municipalità.

IL PROGETTO DEL TEAM SNØHETTA
Il successo dell’iniziativa ha spinto l’amministrazione a progettare la ridefinizione permanente di Times Square. Il gruppo selezionato per l’operazione è lo studio Snøhetta, e la conclusione dei lavori è prevista per il 2015.

Secondo quanto riportato sul sito ufficiale della città di New York l’intervento – il cui costo complessivo è pari a 55 milioni di dollari – è volto alla creazione di cinque piazze pedonali (tutte sull’asse di Broadway, come la centrale Times Square), nonché alla completa ristrutturazione delle infrastrutture viarie, da tempo deteriorate, compreso il rinnovamento delle reti idrica e di drenaggio.

A cantiere dismesso, saranno oltre 13.000 i metri quadrati di spazio pubblico aggiunti a quelli preesistenti, che consentiranno a pedoni, bambini, ciclisti e turisti di godere appieno di questo vivace luogo urbano, con concerti, mostre temporanee, zone ristoro, lezioni di yoga all’aperto e così via.

Caratteristiche fondative del progetto di pedonalizzazione sono infatti la flessibilità e la multifunzionalità degli spazi, che si presentano (come affermano gli stessi progettisti) come una sorta di palcoscenici all’aperto, a rievocare la storia sempre attuale del Times Square Theater District.

Obiettivi dell’iniziativa sono: ampliamento consistente dell’area pedonale, minore congestione stradale e ridotto inquinamento da gas di scarico, aumento della sicurezza per i pedoni e maggiori spazi esterni per le attività commerciali di ristorazione, oltre che predisposizione di una infrastruttura adatta ad accogliere grandi eventi pubblici, ossia dotata di impianti elettrici, di radiodiffusione e così via.

LA PRIMA FASE
Lo scorso dicembre si sono conclusi i lavori della prima fase di riqualificazione, comprendenti una delle cinque piazze urbane, quella compresa fra la 42′ e la 43′ Strada.
Elementi principali del progetto sono la pavimentazione e le sedute.

La prima è costituita da lastre di calcestruzzo prefabbricato in due tonalità di grigio (a seconda della pezzatura degli inerti utilizzati), studiate sia nel colore che nell’aggiunta di piccoli dischi metallici riflettenti, per dare risalto allo scintillio delle luci al neon e dei grandi cartelloni pubblicitari, in sintonia con il carattere di crocevia effervescente proprio di questo luogo.
Le sedute, in granito, sono distribuite principalmente in asse con Broadway, funzionando da “bussola” per i pedoni, oltre che da elemento distributivo, delimitando funzionalmente gli spazi.

SNØHETTA
Lo studio Snøhetta ha sede a Oslo e New York e si occupa da sempre di sostenibilità in ambito architettonico, con all’attivo progetti in quasi tutti i continenti. Le attività spaziano dall’architettura del paesaggio, alle installazioni al brand design. Tra le opere più note si ricordano la nuova biblioteca ad Alessandria d’Egitto (1989-2001) e il teatro dell’Opera di Oslo (2000-2008).
Immagini | © Snøhetta

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La casa che abbraccia l’albero. Ampliamento di un’abitazione ottocentesca a Londra

Scritto da Lucia Terenziani

Lunedì 27 Gennaio 2014 07:21

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London Studio 6a Architects ha progettato la ristrutturazione e l’ampliamento della casa del critico di architettura Rowan Moore e della sua famiglia. L’estensione è stata realizzata rispettando l’originale posizione di un alberoche era presente nel giardino antistante la casa, costruita nel 1830, modellando la struttura e creando una “curva” che ha dato luogo ad un edifico sinuoso, perfettamente innestato al fabbricato

esistente. L’architettura rispetta, si “sposta”, si integra e si attesta intorno all’albero. Diventa un organismo vivo che si piega alla preesistenza della natura.

L’albero centenario con l’asilo intorno: il Fuji Kindergarten in Giappone

Lasciando intatta la vegetazione lussureggiante, gli architetti londinesi hanno creato una parete curva e una passerella che abbracciano, non solo metaforicamente, l’arbusto, adattandosi alla sua forma.

La struttura in legno collegata alla casa è stata progettata per ottenere una nuova camera da letto e un bagno al piano terra; tramite una rampa, che corre lungo tutta la lunghezza dell’ampliamento, la moglie del critico, in sedia a rotelle, può raggiungere agevolmente il locale soggiorno dell’abitazione storica, frutto della fusione di due porzioni ottocentesche.

La casa è stata ri-orientata per rendere fruibile alla madre di famiglia ogni angolo e spazio dell’abitazione ottocentesca, sia interno che esterno. Le porte vetrate dell’ampliamento permettono di integrare la struttura al giardino, tanto da sentirsi profondamente immersi nell’ambiente circostante, in un luogo permeabile e permeato da ciò che si vede all’esterno.

Il legno utilizzato per il rivestimento della nuova costruzione è totalmente di recupero e all’interno i pannelli sono stati dipinti di bianco per creare un effetto di maggior ampiezza e consentire di vivere in ambienti più luminosi.
La fusione tra architettura e natura di questo progetto diventa lo spunto per ottimizzare spazi e materiali, consentendo di vivere e di percepire un rapporto armonico tra interno-esterno.
Foto | 6a architects

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