Case di bottiglie: economiche, ecologiche, resistenti

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Costruire case con bottiglie di plastica: una tecnica originale e utile che permette di realizzare abitazioni ecologiche, antisismiche, notevolmente resistenti al fuoco oltre che esteticamente belle, utilizzando uno dei materiali forse più facilmente reperibili a costo zero, in modo da ridurre anche l’impatto ambientale relativo allo smaltimento della plastica. Ogni anno nel mondo, 2,4 milioni di tonnellate di bottiglie di plastica

diventano spazzatura (laddove una tonnellata corrisponde pressappoco a 30.000 bottiglie), venendosi a creare, com’è noto, un notevole problema di smaltimento, ed è da decenni che si tenta di trovare soluzioni alternative per il riutilizzo della plastica delle bottiglie.

Costruire con le bottiglie di plastica: un vivaio in PET e bambù

Questo è il motivo per cui la tecnica di edificazione che impiega bottiglie di plastica può essere considerata la nuova frontiera nell’uso di questo materiale non degradabile, non solo per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per la creazione di case low-cost, essendo la crisi degli alloggi un problema in crescita sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.

I VANTAGGI DELLE CASE DI BOTTIGLIE
Le case di bottiglie sono state realizzate in diverse località, dalla Bolivia alla Nigeria, e durante queste esperienze di autocostruzione, nate all’inizio come dei veri e propri laboratori per sperimentare nuove tecniche economiche e a basso impatto ambientale, si è capito il vero potenziale di questi edifici. Infatti, le case vengono concepite e realizzate con una tecnica ecologica, in quanto non viene spesa energia nella produzione dei materiali necessari alla costruzione.

Le case di bottiglie hanno anche altre proprietà: sono infatti strutture notevolmente antisismiche, perché non rigide e più flessibili rispetto alle case in mattoni, e per questo riescono ad assorbire le scosse improvvise di un terremoto resistendo meglio all’urto. Inoltre sono case realizzate secondo alcuni dei principi dell’architettura bioclimatica, infatti la sabbia con cui le bottiglie sono riempite funge da isolante e fa sì che all’interno dell’abitazione si mantenga una temperatura costante di circa 18°, anche nei posti dove la temperatura esterna è molto alta (come ad esempio in Nigeria).
Inoltre si fa uso di materiali riutilizzabili, poiché i “mattoni di bottiglie” possono essere riusati per altre opere, nel caso in cui una di queste abitazioni dovesse essere smantellata. Per la costruzione è necessario molto meno materiale edile rispetto alle case in mattoni e inoltre non solo sono più facili da costruire ma si realizzano anche più velocemente.

Nel cantiere di una casa di bottiglie si crea un ambiente gioviale dove la comunità intera è invitata a partecipare, cercando di includere tutti, dai più poveri, cui spesso sono dirette queste abitazioni, agli handicappati o ai disoccupati, cui si insegna un mestiere.
Trattandosi di una tecnica semplice e non pesante, nella maggior parte dei casi la famiglia che occuperà l’abitazione a progetto terminato s’impegna attivamente all’edificazione della casa, contribuendo a creare ambienti che rispondono davvero ai bisogni reali della famiglia. Inutile dire che questo tipo di edifici sono anche molto meno costosi, poiché facendo economia sulle materie prime si riesce a risparmiare dal quaranta al sessanta per cento rispetto a architetture classiche in mattoni e cemento.

METODO DI COSTRUZIONE
La tecnica delle case di bottiglia si basa su un principio molto semplice, ovvero che una bottiglia di plastica (di tipo PET) riempita di sabbia equivale ad un mattone di argilla, ed ha la stessa funzione di un mattone, pur essendo però più durevole, flessibile e riutilizzabile. Quindi per costruire una casa di questo tipo si deve innanzi tutto accumulare un certo numero di bottiglie di plastica, ancora meglio se le si raccoglie sulle spiagge o in luoghi dove questi rifiuti sono stati abbandonati, contribuendo così a ripulire l’ambiente.

Per quanto riguarda la quantità delle bottiglie necessarie, si deve tenere presente che per una casa di sessanta metri quadrati servono circa 15.000 bottiglie (considerando la costruzione di colonne, pareti interne, e tutto quello che viene costruito in muratura), per metro quadrato servono ottanta bottiglie. In seguito si deve procedere al riempimento delle bottiglie con la sabbia: più questa è fine e migliore sarà il risultato finale poiché a parità di volume si creeranno mattoni-bottiglia più pesanti e isolanti.

Le bottiglie, riempite e sigillate, sono utilizzate prima per creare le colonne portanti della casa. In seguito si procede realizzando la base della struttura in cemento continuando poi a costruire i muri con bottiglie allineate su piani sovrapposti e assicurate tra di loro con una rete di cordoncini. Gli spazi vuoti tra le bottiglie vengono riempiti con un misto di fango e cemento, inoltre si può realizzare e utilizzare un’intelaiatura di legno per la struttura.

Per quanto riguarda la tempistica, l’operazione più lunga è quella di riempire le bottiglie, considerando che una persona riesce in media a riempire cinquanta bottiglie al giorno. Quando le bottiglie sono piene, la casa si costruisce in quindici giorni circa.

ESEMPI DI PROGETTI
Sono davvero molti i progetti realizzati con questa tecnica costruttiva. Vi è ad esempio un’associazione di volontari fondata da Ingrid Vaca Diez, che ha cominciato a costruire case “per i poveri tra i più poveri” in Bolivia, Messico e Argentina. Ingrid ha così dato vita a un’organizzazione che è stata in grado di realizzare case per alcune delle persone che vivevano in condizioni davvero precarie, costruendo anche scuole e altri edifici per la comunità.

Esempio di una casa costruita con bottiglie di plastica dall’associazione Casas de Botellas di Ingrid Vaca Diez.

Anche in Nigeria l’NGO D.A.R.E. (Development Association for Renewable Energies) si è cimentata con questo tipo di edifici e ha realizzato il primo prototipo a Sabon Yelwa, ovvero una casa di 58 mq da 14.000 bottiglie di plastica, che risulta inoltre autosufficiente dal punto di vista energetico, essendo anche stata dotata di pannelli fotovoltaici e di sistema per lo sfruttamento del bio-gas.

Il prototipo a Sabon Yelwa, Nigeria.

Il prossimo edificio che verrà realizzato dall’associazione sarà una scuola elementare a Suleja, in Nigeria, e con questa tecnica in Africa si cerca di fronteggiare due grosse problematiche che, tra le altre, affliggono il paese, ovvero la mancanza di abitazioni, e la quantità di bottiglie di plastica che affollano strade e luoghi pubblici (infatti in Nigeria si producono in media tre milioni di bottiglie di plastica al giorno).

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Un giardino che va da terra fino al tetto: la Stone House

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In un tranquillo quartiere residenziale nella provincia di Quang Ninh, in Vietnam, c’è una casa che si differenzia dalle altre per il perfetto equilibrio tra costruzione e natura: è la Stone House, un’abitazione in pietra avvolta un giardino rigoglioso che ne ricopre anche il tetto . Il suo progettista, l’architetto vietnamita Vo Trong Nghia, è noto per l’attenzione che ha nei confronti della natura e per il suo modo di progettare secondo principi ecosostenibili . I materiali che utilizza

sono rigorosamente locali, estratti direttamente dal luogo di progetto in modo da mantenere uno stretto rapporto con la natura circostante ed avere materie prime a km 0.

Architettura e natura: la casa che cambia forma secondo le stagioni

L’importanza della natura non si traduce soltanto nell’utilizzo di materiali autoctoni ma interviene a livello estetico e funzionale grazie ad un equilibrato rapporto tra verde e costruito.
All’interno del quartiere, la Stone House tenta di mimetizzarsi sotto un manto erboso che la avvolge salendo da terra fino al tetto.

La pianta della casa ha una forma organica, a spirale, libera di muoversi all’interno del giardino circostante fino a racchiuderne una parte, un piccolo patio ovale sul quale si affacciano le camere. Al suo interno si trovano un piccolo specchio d’acqua e un albero che mostra agli ospiti della casa il mutevole spettacolo delle stagioni.

Oltre ad avere un importante ruolo estetico, la funzione principale del cortile interno è quella di raffrescare le camere nei periodi più caldi. La stessa funzione è svolta dal giardino, che salendo lungo la casa può essere utilizzato sia al piano terra che al primo piano. Esso crea un perfetto equilibrio tra dentro e fuori, tra costruito e naturale, generato dall’architettura e parte integrante di essa.

Imateriali utilizzati nel progetto della Stone House sono principalmente due: una pietra blu vietnamita e un legno, sempre locale, noto per la sua elevata resistenza.
La pietra definisce la struttura della casa, disegnando le curve in modo perfetto grazie all’utilizzo di elementi cubici di 10 cm di spessore, 10 cm di altezza e 20 cm di larghezza accatastati come mattoni.

Questo materiale e la sua disposizione creano un interessante gioco di luci ed ombre generando lo spazio come quello di una caverna. A riscaldare l’effetto più freddo della pietra entra in gioco il legno che, partendo dagli infissi, penetra in tutta la casa diventando boiserie, scale, travi. Tra le travi in legno del soffitto, sorgenti led a basso consumo illuminano gli interni.

L’architetto Vo Trong Nghia potremmo vederlo presto in Italia, e per la prima volta in Europa, in quanto è uno dei tanti progettisti in lizza per aggiudicarsi la realizzazione del Padiglione nazionale Vietnamita all’Expo di Milano del 2015.
Foto | © Hiroyuki Oki

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Quando la casa è un monolite sospeso sul fiume

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Casa Gerês è stata realizzata nel 2006 a nord del Portogallo dagli architetti Graça Correia e Roberto Ragazzi per esprimere come idea di base la stretta relazione tra uomo e natura. I committenti sono una coppia appassionata di sci nautico su fiume da circa vent’anni. La loro richiesta nasce dall’esigenza di possedere una seconda casa dove trascorrere i fine settimana nei pressi del fiume Cavado, zona fortemente ambita dai

praticanti di sci d’acqua.

Casa Node, punto di unione tra uomo e natura

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE, ARCHITETTONICHE E COSTRUTTIVE
L’abitazione sospesa sul fiume sorge su un terreno vincolato all’interno di una riserva naturale di 4060 mq. Il permesso di costruzione è stato ottenuto grazie alla presenza di un antico rudere da ristrutturare proprio nell’area di progetto, alla conservazione di tutti gli alberi della zona, alla minimizzazione della superficie di suolo occupata e all’utilizzo del calcestruzzo come unico materiale da costruzione. I progettisti hanno accolto tutte queste restrizioni come spunto creativo.

Le direttrici principali della casa risultano orientate perpendicolarmente alle curve di livello del terreno, cioè ad angolo retto rispetto alla linea di costa, ottenendo, così, una migliore integrazione tra volume costruito e ambiente naturale.

La struttura ha la forma pura di un parallelepipedo monolitico sospeso sul fiume, con uno sbalzo pari a circa un terzo della lunghezza totale. Il forte aggetto è stato possibile attraverso l’utilizzo di una trave inclinata fissata al grande plinto centrale in fondazione.

L’uso di ampie pareti vetrate permette, inoltre, l’alleggerimento della massa monolitica, l’enfatizzazione dello sbalzo, la possibilità di una splendida visuale sulla scogliera e sul fiume Cavado e soprattutto la quasi totale mimetizzazione della casa per chi guarda dall’esterno per mezzo della riflessione che hanno gli alberi sui vetri.

GLI SPAZI INTERNI
Gli interni, a differenza dei prospetti in cemento, sono interamente realizzati in legno di betulla. La composizione delle destinazione d’uso dei locali è così definita: il soggiorno e la sala da pranzo sono collocate sullo sbalzo e sono circondate da superfici vetrate, l’ingresso e la cucina si trovano nella zona centrale e le due camere da letto sono poste a ridosso della parete rocciosa.

Infine, l’antico rudere è stato ristrutturato ed adibito a dependance per gli ospiti. Il percorso che unisce l’abitazione al rudere genera la direttiva principale su cui è collocato l’ingresso principale all’abitazione.

ISPIRAZIONI PROGETTUALI
È facile notare come il progetto tragga spunto sia dal dialogo che si instaura tra la razionalista Villa Malaparte (il capolavoro di Adalaberto Libera sull’isola di Capri) e il promontorio roccioso su cui sorge, che dalla leggerezza e dall’essenzialità delle linee del famoso tavolo di Jean Nouvel.

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Progettisti, artigiani e maestranze uniti per la tradizione indiana

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Esemplare illuminante di un’architettura intesa come pratica collettiva e in cui arte e tecnica si nutrono l’una dell’altra, Palmyra House è un edificio che appartiene al territorio, nel senso sostenibile del termine. Grazie alla maestria degli artigiani locali, che hanno lavorato in sinergia con i progettisti dello studio Mumbai Architects, il legno locale è il protagonista assoluto di questa speciale fabbrica. Le tecniche costruttive della tradizione

esaltano il fascino del dettaglio in un’opera, esempio di un fare architettura che si discosta fortemente dal mood autoreferenziale cui le archistar ci abituano ormai da troppo tempo.

Wall house: tradizione e modernità nella casa indiana in terracotta

Abilità artistiche e competenze tecniche dell’India si accostano tra loro in una metodologia di lavoro che affonda le sue radici nei primordi dell’Architettura: progettisti, artigiani e maestranze creano uno stretto rapporto tra ideazione e costruzione, in un vero e proprio laboratorio progettuale modernamente inteso.

La casa-rifugio indiana si apre verso ovest, cioè verso la spiaggia, lungo il litorale meridionale di Mumbai, sul Mare Arabico. Inserito in una foresta di palme da cocco che schermano il sole e lo lasciano filtrare sottilmente, il complesso è composto da due volumi parallelepipedi.
Lo spazio che li separa è occupato da una vasca d’acqua che funge da piscina e che assume la funzione di elemento di regolazione del microclima. La stessa è stata creata grazie a un articolato sistema di pozzi artesiani e condutture di acqua preesistente.

I materiali impiegati sono quelli della tradizione locale. Strutture in legno duro, intelaiature in legno di palma per il rivestimento deidue volumi.
La pelle degli edifici consiste dunque in un sistema di pannellature fisse e apribili che schermano la luce evitando il surriscaldamento, e assicurano agli edifici un costante rapporto di permeabilità alle correnti d’aria e con l’esterno. In definitiva si tratta di una grande texture in legno continua, interrotta solo da pochi grandi vuoti.

Il piano superiore ospita camere e servizi, al piano inferiore spazi collettivi, aree soggiorno, cucina, una grande sala da pranzo, servizi e una camera, si articolano in open space attentamente distribuiti. Verso nord, le facciate vetrate sono lasciate prive di schermature per consentire alla luce naturale di illuminare le zone più buie. I corpi scala e i blocchi dei servizi sono in muratura, ma ancora una volta il legno primeggia incontrastato grazie alle raffinate tecniche di carpenteria locale che impreziosiscono le pedate delle scale.

L’attenzione posta alla valorizzazione delle risorse locali e la capacità di tradurre in linguaggio contemporaneo l’uso sapiente dei materiali della tradizione indiana, sono le ragioni per cui l’Aga Kahn Foudation ha insignito il progetto del prestigioso riconoscimento Aga Kahn Architecture Award.

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Casa del pescatore. La ristrutturazione in bilico tra antico e moderno

Scritto da Chiara Nicora

Martedì 21 Gennaio 2014 07:07

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A L’Escala, un piccolo borgo marinaro nei pressi di Girona – Spagna – tra una serie di strade perpendicolari al fronte mare è situata casa Friedman, opera dell’architetto Guim Costa Calsamiglia. In origine la costruzione era una delle tante povere dimore dei pescatori con un duplice affaccio su due strette vie parallele che negli anni aveva subito diverse modifiche diventando in un certo periodo anche un semplice

magazzino. Oggi una sapiente ristrutturazione l’ha trasformata in casa d’abitazione in bilico tra antico e moderno.

Casa in sabbia e paglia: il recupero di un ex villaggio di pescatori

Si accede alla casa del pescatore direttamente dalla strada dove è stato eliminato il parcheggio ed è stato ripristinato il patio d’ingresso.

L’edificio si sviluppa su tre livelli: due esistenti e uno costruito ex-novo. Al piano terra come di consueto si trova la zona pubblica della casa: soggiorno, sala da pranzo, cucina e un piccolo bagno. Al primo piano sono situati uno studio e una camera da letto con il relativo bagno e al secondo piano sono collocate due camere da letto e un bagno.
Il tetto è stato reso agibile ed è occupato da un solarium e da una piccola piscina ed è diventato il luogo dove contemplare dall’alto il paese incorniciato dal mare.

Le scelte progettuali sono state guidate dalla volontà di conservare l’esistente ed adeguarlo alle nuove esigenze abitative. Il vecchio tetto in legno è stato smontato e le travi sono state riutilizzate per creare le parti divisorie del primo piano e le mensole della cucina.

Tutti gli elementi ancora in buono stato sono stati mantenuti nella ristrutturazione e ripristinati dopo un adeguato trattamento conferendo alla casa il suo sapore autentico: porte, finestre, balconi, pavimenti, travi in metallo e in legno dei soffitti sono, infatti, quelli originari. Le pareti perimetrali sono state isolate termicamente aggiungendo uno strato in sughero e le superfici sono state semplicemente stuccate a calce.

Il nuovo volume aggiunto, invece, dichiara contemporaneamente la sua natura moderna e la sua sensibilità nei confronti del costruito che lo circonda: un parallelepipedo in cemento armato con una copertura piana che ripercorre il perimetro della costruzione su cui si poggia. Il nuovo livello è stato studiato per poter essere agevolmente trasformato in un unico ambiente ampio e luminoso attraverso la realizzazione di una serie di porte scorrevoli a scomparsa.

Tutti i livelli sono collegati tra loro attraverso un ascensore e da una scala che racconta la storia della casa del pescatore: al piano terra è in mattoni e ha una struttura a volta rampante, salendo si trasforma fino ad arrivare all’ultimo tratto che conduce al tetto realizzato in cemento armato.
Foto | © Lluis Casals

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Tiny house. Case minuscole per una vita in 20 metri quadri

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All’idea di vivere una vita più semplice e meno strutturata si ispirano le Tiny Houses, case dalle superfici estremamente ridotte, costruite con materiali e tecniche sostenibili e possibilmente dotate di ruote così da potersi spostare: insomma, indipendenza e libertà sempre ed ovunque all’insegna del downsizing degli spazi, il trend architettonico del momento la cui fama è alimentata anche dalla crisi economica e

dalla domanda di un’abitazioneconfortevole per tutti.

 Tiny House: vita da studente in 10 mq di legno

Abitare in 20 mq, metro quadro più metro quadro meno, può essere un ottimo modo per risparmiare denaro in tempo i crisi e mettere su casa, anzi mettere su una Tiny House.

Einstein nel 1934 scriveva: “La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”. A distanza di decenni, non si può che condividere questa considerazione, alla luce della recente crisi economica che ha costretto tutti noi a ridiscutere le nostre abitudini quotidiane: né è ulteriore conferma il riscontro che movimenti come Decrescita Felice – in cui si sostiene che qualità della vita e benessere economico non siano necessariamente correlati – stanno ottenendo da un po’ di tempo a questa parte. 

L’argomento delle case in miniatura suscita interesse: sul web è possibile trovare numerosi blog sull’argomento, tutorial su come costruire la propria Tiny House ed addirittura aziende che le realizzano con budget accessibili.

Uno dei Katrina Cottage di Marianne Cusato, New Orleans

Un esempio emblematico sono i Katrina Cottages di Marianne Cusato, tra le soluzioni abitative proposte per sanare i danni provocati dall’Uragano Katrina, uno dei cinque uragani più violenti nella storia degli Stati Uniti: l’obiettivo – raggiunto – era quello di realizzare un’abitazione sicura e semplice da costruire ma anche confortevole ed accogliente, il tutto in 28 metri quadri.

In alto, due foto della Tiny Tack House di Christofer e Melissa Tack

Più recente è la Tiny Tack House, progettata e realizzata dagli americani Christopher e Malissa Tack che riportano fedelmente sul loro blog, oltre alle varie fasi di lavorazione, aspetti positivi e negativi conseguenti al vivere in spazi così piccoli, in questo caso solo 13 metri quadrati: essi hanno costruito da soli la loro casa utilizzando come base un rimorchio per le roulottes ed  utilizzando solo materiali locali.

Il villaggio di Tiny House, Boneyard Studio, Washington D.C.

A conferma dell’interesse crescente nei confronti delle Tiny Houses, vi segnalo la presenza di un vero e proprio villaggio, chiamato Boneyard Studios, che si trova a Washington DC: le costruzioni sono tutte rigorosamente in legno e realizzate da chi ora ci abita, la più grande ha una superficie di 60 metri quadri.

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Case temporanee: la sostenibilità degli alloggi provvisori. Il caso di Firenze

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L’idea della casa trasportabile e smontabile trova, però, una reale e naturale applicazione nel sostegno a coloro che, per esigenze di spostarsi per un certo periodo dalla casa in cui vivono per fare posto al cantiere, durante i lavori di ristrutturazione, avrebbero bisogno di un alloggio alternativo, provvisorio e confortevole allo stesso tempo.

Il progetto di Kengo Kuma

Il progetto di Gabriele Aramu

IL CASO DI FIRENZE
A Firenze, per un intervento di ristrutturazione di un intero fabbricato, è stato predisposto un progetto di edificazione di più alloggi temporanei e sostitutivi. Nei pressi del nuovo Palazzo di Giustizia di recente realizzazione, è stato costruito un edificio in Legno concepito con moduli abitativi componibili dall’aspetto molto gradevole ed accogliente.

Di solito l’idea che abbiamo di una casa prefabbricata in legno è associata ad una villetta mono/plurifamiliare a un paio di piani.

Il Nuovo Piano Strutturale di Firenze prevede, tra l’altro, interventi di riqualificazione della città rimodulando porzioni di tessuto urbano, alcune delle quali sono state prese in gestione da una società di progettazione e gestione del patrimonio edilizio residenziale pubblico di 33 Comuni dell’area Fiorentina. In tale ambito, è stato realizzato un fabbricato che ha dato modo di mettere in pratica tutte le effettive potenzialità, seppure con carattere temporaneo, dell’edilizia in legno. In pochissimo tempo (due mesi al massimo) sono stati realizzati 18 alloggi ad alta efficienza su tre piani fuori terra, completamente predisposti in stabilimento, assemblati e rifiniti in cantiere.

Le parole chiave del progetto sono :

  1. Prefabbricazione e controllo del processo
  2. Riciclabilità e eco-logicità grazie anche alla tecnica costruttiva cosiddetta “Platform”
  3. Elevata efficienza energetica con un Indice di Prestazione Globale Epg pari a 35 kWh/mq-anno.
  4. Indipendenza energetica; gli impianti FV e solare termico integrati devono garantire una copertura rispettivamente del 50% e del 60%

LA VERA INNOVAZIONE
La vera innovazione è rappresentata dal fatto che dopo pochi mesi, cioè quando i lavori ristrutturazione/ricostruzione alla residenza principale saranno completati, l’edificio verrà smontato per intero, e le parti verranno quasi al 100% riutilizzate in altre occasioni e luoghi. Il processo di montaggio e smontaggio sarà riproducibile più volte fin al termine del ciclo di vita per obsolescenza del manufatto per poi essere completamente riciclato nel rispetto dei dettami delle nuove norme Europee nel settore delle costruzioni e del risparmio delle risorse.

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Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione

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CEAaCLAVELES è un progetto residenziale ed alberghiero sviluppato dallo studio Longo + Roldán Arquitectos insieme all’artista Emma Fernandez Granada, ma bisogna guardare con attenzione per riuscire a trovarlo, perché l’edificio è nascosto sotto un tetto di vegetazione. Vincitore di Asturias Award for Architecture 2012, il progetto nasce dalla ricerca di conservare la permanenza di elementi del paesaggio su cui agire attraverso

una architettura simbiotica con l’ambiente e legata alle caratteristiche della zona.

Edifici nascosti: la Edgelond House per vivere ai ritmi della natura

Il piccolo edificio si estende su un terreno di circa 8000 metri quadrati, situato a La Pereda, a Llanes, nelle Asturie. Si tratta di un ambiente naturale privilegiato costituito dal paesaggio della costa orientale della Sierra del Cuera protetta, parallela al mare, con una natura prevalentemente carsica, con numerose e lievi pendenze.

Per ridurre l’impatto ambientale, l’architettura è adattata alla particolare topografia, per ricreare una collina simile a quelle già esistenti, ed è concepita come un volume organico il cui spazio interno è proiettato in relazione alla vegetazione circostante e aperto alle foreste intorno: il paesaggio penetra attraverso l’involucro di vetro di questo volume.

La struttura è un unico corpo contenitore, definito da una lastra di calcestruzzo, curva a forma di elica, che supporta il giardino pensile che permette di definire il progetto come integrazione del paesaggio. Destinato ad essere utilizzato come area di impianto, il giardino sul tetto funge da estensione naturale del terreno, permettendo di recuperare quella superficie. Un muro portante, con curvi profili verticali in alluminio, separa gli spazi della residenza privata dall’hotel.

L’obiettivo del progetto è fornire ai viaggiatori un turismo alternativo che cerca di promuovere la comprensione dell’ambiente naturale e la sua conservazione, basata sullo sviluppo del turismo sostenibile ed incentrato sul rispetto e la fruizione delle aree ambientali. La differenza in questo caso è nello sforzo di superare le categorie di concetti dominanti in questo tipo di progetti, per ridurre la differenza tra il turismo rurale –l’architettura popolare – la tradizione, per passare a sviluppare un modello che associa le necessarie nuove relazioni tra turismo rurale, architettura contemporanea e cultura ambientale.

Il risultato è una proposta architettonica completamente organica nelle sue forme. Una sintesi tra delicatezza e forza geometrica, in cui l’architettura e il paesaggio sono mescolati a causa del contrasto tra la leggerezza della lastra di cemento che sostiene il tetto e la leggerezza dei contenitori di vetro.

I treni provenienti dalle vicine Oviedo e Santander passano attraverso Llanes, rendendo questo hotel ben collegato e facile da raggiungere. La struttura ricettiva dispone di 5 camere da letto accoglienti con finestre dal pavimento al soffitto, e vista sul giardino, un letto di grandi dimensioni ed una zona salotto. La prima colazione e altri pasti sono serviti presso il bar ed il ristorante presenti in loco, sulla terrazza all’aperto.

L’edificio si irradia dal centro verso tre punti con vista sulle montagne nelle zone a nord, ed è ombreggiato e protetto in rientranza. Il terreno cresce fino e oltre l’intero edificio, garantendo il prato come spazio extra per gli ospiti. L’interno è delimitato da un grande muro in pietra che fornisce il supporto portante e separa l’hotel dalla residenza e dallo studio privato.
La luce penetra attraverso le finestre permeando le superfici trasparenti, e riflettendosi dal pavimento al soffitto traslucido in tutte le camere. La vegetazione del tetto verde permette la completa fusione dell’hotel con il paesaggio, riducendo il suo impatto visivo e l’uso di energia attraverso isolamento raggiunto in maniera del tutto naturale.
© Marcos Morrilla

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Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano

Scritto da Nancy Da Campo

Giovedì 03 Ottobre 2013 07:17

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Nel giugno 2013 è stata presentata la più piccola abitazione del mondo installata nel giardino del Vitra Campus in Germania. Si tratta di Diogene, la mini casa sostenibile che Renzo Piano ha progettato raccogliendo le riflessioni di un’intera vita, prove e verifiche che risalgono ai tempi dei suoi studi universitari, un percorso che lo ha portato a realizzare questo prototipo di casa ecologica e auto-sostenibile. Il nome deriva

dall’aneddoto del filosofo greco Diogene, il qualeabbandona il modo di vivere superficiale basato sulla materialità per vivere in una semplice e umile botte.

8 stanze in 1: la Tiny House per risparmiare suolo a New York

Scopri di più sui progetti Renzo Piano

LE DIMENSIONI
Diogene occupa solo uno spazio di 6 mq, con una superficie calpestabile di appena 3 metri e un’altezza di 2,5 metri. Concepita per essere abitata da una sola persona, la mini abitazione di Renzo Piano presenta, in questo spazio ridotto all’essenziale, ogni tipo di comfort così da renderla piacevolmente vivibile.

LE ACCORTEZZE ECOLOGICHE
Piccola e completamente in grado di auto-sostenersi grazie allo sfruttamento dei cicli e delle risorse naturali, riesce ad essere completamente indipendente dalle infrastrutture e dai comuni servizi energetici offerti dalla città. L’abitazione sostenibile è stata realizzata con un tipo di legno che sarà facilmente riciclabile una volta dismessa, mentre un rivestimento esterno in alluminio protegge il legno dagli agenti atmosferici.

Gli impianti tecnologici permettono la raccolta dell’acqua piovana e il suo riutilizzo, lo sfruttamento solare per la produzione di elettricità e acqua calda, sono installate finestre con doppia vetrocamera che limitano la dispersione di calore invernale e un wc biologico. Ogni impianto non è pensato da Renzo Piano come singolo, ma in una visione d’insieme tale da creare un ciclo chiuso in cui le risorse in entrata vengono sfruttate al massimo.

L’INTERNO
Internamente Diogene è organizzata in due spazi: uno più grande per il living convertibile a zona notte e uno ulteriormente frazionato in due zone, su un lato piccola cucina con soppalco che funge da armadio/ripostiglio e su quello opposto si collocano tanti scomparti per la pulizia del corpo, doccia e wc.

Gli elementi d’arredo sono perfettamente flessibili nel modo d’utilizzo, pensati per essere ripiegabili e a scomparsa quando non utilizzati. Tutto è ridotto all’essenziale ma perfettamente funzionante e funzionale, involucro e arredi sono pensati come unità e abilmente integrati come un gioco ad incastro.

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Il vincitore del premio CasaClima Awards 2013

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Il primo premio della settima edizione “CasaClima Awards 2013” di Bolzano è stato assegnato al team della Pedone Working s.r.l. per la residenza unifamiliare “Villa Di Gioia”, realizzata a Bisceglie (BA) tra il 2009 e il 2011. Il progetto vincitore, già precedentemente dotato di riconoscimento Gold+ dall’Agenzia CasaClima, è stato premiato per la sintesi architettonica di mediterraneità, la reinterpretazione della tradizione

locale, l’accortezza delle valutazioni bioclimatiche e l’eccellente coibentazione dell’edificio.

Il progetto: è in Puglia la prima casa passiva per il Mediterraneo

SCELTE PROGETTUALI
Il primo premio del CasaClima Award 2013 è andato a Villa Di Gioia, una residenza collocata in una zona residenziale-turistica del Comune di Bisceglie, nel nord barese. Il disegno planimetrico del piano terra risulta alquanto articolato per rispondere con efficienza ai dettami dei sistemi passivi di ecosostenibilità e termina, ad ovest, con un elemento a torre che si affaccia sulla corte centrale, simbolo per eccellenza della tradizione nostrana.

Il primo piano, invece, ha la forma di una “L” compatta, riservando l’intimità della zona notte. I prospetti, anch’essi dinamici come la pianta, alternano in modo raffinato vuoti e pieni, mettendo in risalto la purezza del colore bianco con cui sono rifiniti. Le scelte progettuali del progetto vincitore sono finalizzate alla valorizzazione dei contributi del sole e dei venti attraverso lo studio del corretto orientamento dell’edificio, del più proficuo posizionamento delle aperture e del rapporto tra illuminazione e soleggiamento (diagrammi solari).

RISPARMIO ENERGETICO
Per garantire un notevole risparmio energetico i giovani progettisti hanno optato per una perfetta coibentazione in grado di eliminare del tutto i ponti termici, annoverabili tra le cause principali della disomogeneità di temperatura all’interno di un edificio. Un contributo di non minore importanza è dato dall’uso di infissi altamente isolanti con triplo vetro basso-emissivo, dotati di due camere d’aria e di un rivestimento con ossido metallico che migliora notevolmente le prestazioni di isolamento termico dell’infisso senza modificare le prestazioni di trasmissione della luce.

A questi accorgimenti si aggiunge un impianto di riscaldamento a pompa di calore aria/aria ed un impianto di ventilazione meccanica controllata, quest’ultimo indispensabile in una casa passiva altamente isolata affinché venga assicurato il ricambio dell’aria. Infine, la presenza di pozzi geotermici permettono l’irrigazione del giardino con il riciclo dell’acqua piovana.

SISTEMI COSTRUTTIVI
Le soluzioni energetiche dell’edificio premiato quest’anno da CasaClima, dunque, vertono su due elementi fondamentali: la ridotta trasmittanza e l’elevata massa termica dell’involucro esterno, in particolare le pareti esposte a sud e ad ovest e il piano di copertura hanno uno smorzamento termico maggiore rispetto alle altre superfici della struttura, accorgimento che consente di mantenere costante la temperatura interna nonostante la variazione di quella esterna.

Nella stagione invernale, la chiusura ermetica dell’edificio attiva il sistema di ventilazione meccanica controllata in modo da ottenere il recupero del calore e il ricambio dell’aria, mentre le ampie vetrate ad ovest captano la radiazione solare conservandone il calore.
Nella stagione estiva, invece, l’ombreggiamento naturale è assicurato da un filare di alberi di gelso a foglia caduca, che filtra la luce del sole evitando una radiazione diretta sulle facciate rivolte a sud e ad ovest. Tuttavia il calore residuo viene abbattuto attraverso l’evaporazione dell’acqua piovana che scorre in canaline collocate sotto la grande vetrata ad ovest.

L’inserimento dell’effetto camino, inoltre, permette di espellere l’aria calda verso l’alto attraverso le aperture del vano scala, collocato a sud. Le finestre a nord-est, invece, ricevono la brezza marina rinfrescando gli ambienti nel periodo estivo e riducendo la presenza di anidride carbonica nell’aria.

È evidente che la scelta dell’Ente Fiera di Bolzano nei confronti di questo progetto conferma, ancora una volta, l’avanguardia della Regione Puglia nel settore dell’edilizia sostenibile, da molti anni impegnata nel coniugare gli aspetti dei sistemi energetici passivi a quelli impiantistici, favorendo la riduzione dei consumi nel rispetto della natura e della tradizione locale.

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