A cura della redazione, con la consulenza scientifica del Dott. Giuseppe Lauria, specialista in medicina anti-aging e terapia ormonale.
Il testosterone è l’ormone che regola energia, tono dell’umore, massa muscolare e desiderio sessuale nell’uomo. Quando i suoi livelli scendono, il corpo lo comunica con segnali che spesso vengono attribuiti allo stress o all’età: stanchezza persistente, difficoltà a perdere peso, calo della libido, nebbia mentale. La buona notizia è che, in molti casi, uno stile di vita corretto può fare la differenza. Quella meno nota è che non sempre è sufficiente: esistono situazioni in cui il calo è clinico e richiede un intervento medico mirato.
Indice rapido
I segnali che non vanno ignorati
I sintomi di un testosterone basso sono aspecifici, ed è proprio questo a renderli insidiosi. I più frequenti sono la riduzione del desiderio sessuale, la comparsa di erezioni mattutine meno frequenti, un affaticamento che non passa con il riposo, la perdita di massa muscolare accompagnata da un aumento del grasso addominale, e disturbi dell’umore come irritabilità e umore depresso. Molti uomini convivono per anni con questi segnali senza collegarli a una causa ormonale, attribuendoli al normale passare del tempo.
Prima il naturale: cosa può davvero fare lo stile di vita
Prima di pensare a qualsiasi terapia, vale la pena ottimizzare i fattori che influenzano naturalmente la produzione di testosterone. Il sonno viene per primo: gran parte della secrezione ormonale avviene durante le ore di riposo profondo, e dormire meno di sei ore per notte è associato a livelli significativamente più bassi.
L’attività fisica, in particolare l’allenamento di forza, stimola la produzione endogena, così come il mantenimento di un peso corporeo sano: il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto quello addominale, converte il testosterone in estrogeni attraverso l’enzima aromatasi. Sul fronte alimentare contano un adeguato apporto di proteine, grassi sani e micronutrienti come zinco e vitamina D, la cui carenza è correlata a livelli ormonali più bassi. Anche la gestione dello stress cronico ha un ruolo, perché il cortisolo elevato tende a sopprimere la produzione di testosterone.
Per molti uomini con valori borderline, questi interventi bastano a riportare l’equilibrio. Ma non sempre.
Quando lo stile di vita non basta: l’ipogonadismo
Esiste una condizione, chiamata ipogonadismo, in cui i testicoli non producono quantità sufficienti di testosterone a causa di un problema testicolare (ipogonadismo primario) o di un’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi che li controlla (ipogonadismo secondario). In questi casi, per quanto si migliori sonno, dieta e attività fisica, la produzione resta insufficiente.
La diagnosi non si basa mai su un singolo dato. Secondo le linee guida delle società scientifiche italiane di endocrinologia e andrologia (SIE e SIAMS), servono la presenza di sintomi clinici compatibili e la conferma di laboratorio di valori ridotti — generalmente testosterone totale inferiore a 300 ng/dL — su almeno due prelievi mattutini eseguiti a digiuno. Solo la combinazione di sintomi e dati oggettivi permette di parlare di ipogonadismo.
La terapia sostitutiva con testosterone
Quando la diagnosi è confermata, l’opzione terapeutica di riferimento è la terapia sostitutiva TRT testosterone, un trattamento medico che fornisce testosterone dall’esterno per riportare i livelli entro il range fisiologico. L’obiettivo non è raggiungere valori sovrafisiologici, come accade con l’uso improprio di steroidi anabolizzanti, ma semplicemente ripristinare una condizione di normalità.
In Italia la terapia è disponibile in diverse formulazioni — gel a applicazione cutanea, iniezioni intramuscolari o sottocutanee — e la scelta dipende dallo stile di vita del paziente, dalla tollerabilità e dalla necessità di livelli stabili. I protocolli più moderni privilegiano somministrazioni più frequenti a dosaggi contenuti, per evitare i picchi e le cadute tipici delle iniezioni molto distanziate. Un aspetto che ogni uomo deve conoscere prima di iniziare riguarda la fertilità: il testosterone esogeno sopprime la produzione naturale e può ridurre temporaneamente la spermatogenesi. Per chi desidera preservare la fertilità esistono strategie specifiche, da discutere con lo specialista.
Cosa dice la scienza sulla sicurezza
Per anni la terapia con testosterone è stata circondata da timori, soprattutto riguardo al rischio cardiovascolare e alla prostata. Le evidenze più recenti hanno ridimensionato queste preoccupazioni: il trial TRAVERSE, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2023, non ha rilevato un aumento significativo del rischio cardiovascolare negli uomini con ipogonadismo trattati con testosterone rispetto al placebo. Anche il legame con il cancro alla prostata, temuto in passato, non è supportato dalle evidenze attuali per gli uomini senza patologia nota.
Questo non significa che la terapia sia priva di rischi o adatta a tutti: richiede un monitoraggio regolare di ematocrito, PSA ed estradiolo, e va sempre condotta sotto la supervisione di uno specialista esperto. È un trattamento sicuro proprio perché è controllato e personalizzato.
Come iniziare il percorso
Il primo passo, di fronte a sintomi persistenti, non è l’autodiagnosi ma un semplice esame del sangue eseguito al mattino, seguito da un confronto con uno specialista. Sarà lui a distinguere tra un calo gestibile con lo stile di vita e un ipogonadismo che merita una terapia. Rimandare significa spesso convivere inutilmente con sintomi che compromettono la qualità della vita, quando esisterebbe una soluzione concreta.
Il punto chiave
Uno stile di vita corretto — sonno, attività fisica, peso sano, alimentazione equilibrata — può migliorare i livelli di testosterone e va sempre ottimizzato per primo. Quando però il calo dipende da un ipogonadismo diagnosticato con sintomi e valori di laboratorio ridotti, lo stile di vita non basta e la terapia sostitutiva con testosterone diventa l’opzione medica di riferimento sicura, se monitorata.