Pet Therapy: quando il dottore è un animale

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In italiano si chiama Zooterapia ma tutti la conoscono meglio con il termine inglese con cui si è diffusa nel mondo: pet therapy. In poche parole, significa una terapia dell’animaletto domestico, ovvero l’azione curativa che ha il prendersi cura di un piccolo animale in casa propria o nel proprio ambiente. Sembra incredibile, dato che nel nostro Paese esiste solo dalla seconda metà del XX secolo, ma questa cura ha origini molto lontane nel tempo. 

Il primo esempio documentato di pet therapy si ha nel 1792 quando il medico William Tuke per la prima volta sperimentò l’azione calmante e benefica che avevano cani e gatti sui malati mentali che si prendevano cura di loro. C’è da dire, però, che allora erano considerate “malattie mentali” anche ansia e depressione che oggi sono classificate in altro modo. Tuttavia, altri esperimenti ripetuti nel 1800 in Germania, nel 1875 in Francia e nel 1953 di nuovo in Germania constatarono come la vicinanza o la cura o solo l’affetto degli animali avessero azioni molto positive sulle persone malate.

Pet Therapy, non solo per malattie mentali

Inizialmente la pet therapy fu quindi usata per calmare, distrarre e ammorbidire le reazioni violente o drammatiche dei malati psichici. Allo scopo si utilizzavano gli animali domestici, sia perché più piccoli sia perché già abituati alla presenza dell’uomo. Cani, gatti, conigli e uccellini erano la compagnia ideale per persone irascibili, depresse, ansiose, autistiche in quanto riuscivano a tirar fuori dalle loro personalità chiuse quel barlume di apertura verso il mondo. E verso la guarigione.

Con il tempo, però, la pet therapy si è aperta anche ad altre situazioni. A persone che devono guarire da traumi fisici, a persone sole o anziane, a persone mentalmente sane ma temporaneamente spaventate da qualcosa. L’animale ha dei sensi molto più sviluppati di quelli umani e in molti casi, quando si affeziona a una persona, riesce anche a sentire – tramite gli odori – la presenza o meno di malattie e stati mentali del padrone. E riesce a stargli vicino per quel particolare disturbo come pochi. Un legame davvero unico e veramente curativo.

Pet Therapy: quando il dottore è un animale

Ippoterapia e Onoterapia

Una rivoluzione nel campo della pet therapy deriva dall’uso dei cavalli (ippoterapia) e degli asinelli (onoterapia) nei processi di cura di alcune persone malate. Questi animali, più grandi e non sempre quieti, sono per lo più adatti a chi deve recuperare dopo un incidente, un trauma fisico, un ictus ma è anche validissima per disturbi come Asperger, autismo, Alzheimer, sindrome di Down, SLA e schizofrenia.

La terapia con gli asini è invece rivolta più a malati che recuperano dopo dipendenze, dopo disturbi alimentari ma anche a chi ha ritardi mentali, disturbi dell’attenzione oppure – nel caso di bambini – recuperi da traumi fisici (incidenti stradali e simili). Utile alla stimolazione del fisico, ma meno difficile da seguire del cavallo, agisce bene in chi ha bisogno di tempi meno lunghi per recuperare.

Pet Therapy per anziani e ricoverati

La depressione tipica delle persone anziane deriva dal sentirsi inutili e inabili. Di solito li coglie dopo un incidente che li costringe a letto, improvvisamente impossibilitati anche a fare i nonni. Prendersi cura di un cagnolino, di un gatto o di un cavallo li aiuta a sentirsi di nuovo responsabili di un essere vivente e dunque utili a qualcosa.

Alcuni ospedali stanno aprendo dei reparti in cui i malati – non solo anziani – possono interagire con animali. Quasi sempre si tratta dell’animale domestico del paziente, che ha un effetto benefico immediato sulla voglia di recupero del soggetto. Ma anche il contatto con animali diversi, o il contatto con un animale per la prima volta, stimola nella persona che ha perso ogni voglia di vivere la volontà di combattere e di affrontare il percorso ospedaliero con la giusta positività. 

Sono pionieri della pet therapy in Italia l’ospedale Meyer di Firenze, il Fatebenefratelli di Milano, l’ospedale di Ariccia nel Lazio e quello di Pinerolo in Piemonte. In Sicilia ha aderito da subito l’ospedale Di Cristina di Palermo.

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