Monitorare la qualità dell’aria nel rispetto della propria salute

Monitorare la qualità dell'aria nel rispetto della propria salute

La qualità dell’aria è notevolmente peggiorata nel corso degli ultimi anni, in particolar modo nelle grandi città, facendo registrare un aumento della concentrazione di sostanze inquinanti.

Le polveri sottili presenti nell’aria, superano spesso il limite massimo consentito dalla soglia (50 microgrammi per metro cubo). Per quanto riguarda il valore dell’ozono, che viene sempre tenuto sotto controllo, in particolar modo nel periodo estivo, viene evidenziato anche in questo caso in netto peggioramento. 

Per correre ai ripari si punta sul fronte dei trasporti sostenibili, anche se queste misure si rivelano spesso insufficienti e vengono applicate in maniera disomogenea nei centri urbani di tutto il territorio: le città del Sud Italia, per esempio, devono recuperare molto terreno in questo senso.

L’inquinamento atmosferico rimane purtroppo critico nelle principali aree urbane delle città europee e italiane, con l’aggravante di provocare morti premature ogni anno.

La Commissione Europea punta molto a decarbonizzare i trasporti e ha già avviato, da diversi anni ormai, una procedura di infrazioni nei confronti dei vari Stati membri, affinché vengano ridotte le emissioni degli agenti inquinanti.
 

La situazione italiana

Soprattutto nel nord Italia (Milano e Torino in testa), si registrano picchi di biossido di azoto e di particolato atmosferico: questo perché le condizioni meteo climatiche presenti nella Pianura Padana (caratterizzate da una scarsa ventilazione e rimescolamento), influiscono sulla concentrazione delle particelle inquinanti nell’atmosfera, rendendo spesso difficoltoso attenersi agli obiettivi previsti dalla normativa. Questo non significa però che le città dotate di condizioni più agevolate dal punto di vista meteo climatico, in quanto affacciate sul mare e quindi ben ventilate, siano esonerate dal sottostare ai limiti previsti dalla legge riguardante il miglioramento generalizzato delle emissioni inquinanti. In ogni caso, sono importanti l’impegno e l’attuazione di piani condivisi, anche a livello regionale, per perseguire le finalità imposte dalla normativa.

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La crisi economica ha contribuito senz’altro a influire sulla mobilità in Italia, riducendo gli spostamenti motorizzati di almeno il 20%, anche se permane ugualmente un indice di utilizzo molto alto. Per contrastare questo fenomeno, sono stati sviluppati nuovi servizi come quello del car sharing, soprattutto nelle grandi città; tuttavia faticano ad inserirsi nelle città di medie dimensioni, dove ancora vige una regolazione del traffico privato molto debole.

I tagli pesanti al trasporto pubblico hanno condotto ad un servizio ritenuto poco soddisfacente dagli utenti, i quali, a queste condizioni, decidono di abbandonarne l’utilizzo, per ripiegare infine su mezzi privati.

A differenza degli altri paesi europei, la bicicletta è considerata ancora debole nelle grandi città italiane, nonostante vi sia un incremento notevole delle piste ciclabili.

Occorre sempre di più mobilitarsi verso un trasporto pubblico a basso impatto ambientale, puntando sui mezzi elettrici e mirando, altresì, alla decarbonizzazione dell’economia non solo dei sistemi di trasporto, ma anche delle industrie e del riscaldamento privato.

 

I sensori per monitorare la qualità dell’aria: un primo passo 

In attesa di uniformare a livello nazionale le misure sopra descritte, vengono adottati accorgimenti per monitorare il grado di qualità dell’aria, che ci consentono di analizzare il livello di inquinamento e ci forniscono dettagli fondamentali per studiare le cause e le conseguenze di questo fenomeno, fornendoci indicazioni su come agire in base ai dati che vengono rilevati. Alcune aziende come Repcom, mettono a disposizione particolari sensori che permettono di monitorare costantemente la qualità dell’aria e la concentrazione degli elementi che la compongono. I due elementi che creano maggiormente problemi, dal punto di vista della salute, sono l’anidride carbonica e i gas organici, i quali non provengono soltanto dall’esterno, ma anche da ambienti interni.

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I VOC (Volatile Organic Compounds) derivano soprattutto da vernici e mobili che si trovano nelle stanze, o dai prodotti utilizzati per la pulizia quotidiana; ma non solo, anche dai nuovi materiali di costruzione usati per gli edifici e per il loro arredamento. La formaldeide, per esempio, può derivare da sostanze di uso comune, come gli isolanti e i fungicidi, mentre il benzene può provenire da cosmetici e solventi.

Il loro livello di tossicità dipende dalla concentrazione nell’ambiente, per cui rilevarli attraverso dei sensori VOC può consentire di agire al meglio per assicurare una maggiore purificazione dell’aria.

Questi meccanismi presentano un livello di sensibilità diverso, da calibrare a seconda delle esigenze e delle caratteristiche dell’ambiente. Prima di procedere con il loro acquisto, è bene consultare tecnici esperti nel ramo dell’inquinamento ambientale, per far sì che vi sia una valutazione corretta degli inquinanti prima di decidere al meglio su quale tipologia di sensori orientarsi per un eventuale acquisto. Ciò che conta è poter salvaguardare al meglio la salute di chi vive e lavora in un determinato ambiente, consentendo di sbarazzarsi dei prodotti fonte di VOC o di rimuovere un mobile in truciolato qualora fosse dannoso, ad esempio.

In ultimo, sfatiamo il mito secondo cui l’involucro edilizio sia un posto sicuro e sano, in quanto l’inquinamento indoor può essere più pericoloso di quello outdoor, provocando problemi alla salute molto variegati, che vanno dall’asma bronchiale al tumore del polmone.

L’aumento della permanenza negli ambienti interni, causata dalla terziarizzazione delle attività produttive e la maggiore sensibilità per i problemi di salute, ha condotto a un incremento dell’uso di questi sistemi dotati di sensori.

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