Il Tigri e L’Eufrate

Il Tigri e L’Eufrate

Il Tigri e L’Eufrate“Quando in alto il cielo non aveva ancora un nome e la Terra, in basso, non era ancora stata chiamata con il suo nome, nulla esisteva eccetto Apsu, l’antico, il loro creatore, e Tiamat, la madre di loro tutti”

Con questi versi inizia il poema babilonese della creazione, L’enuma Elish, che rivela la complessa concezione cosmologica dei popoli della Mesopotamia. Questa genealogia presenta in forma di mito una precisa realtà geografica: quella della mesopotamia, dove le acque dolci, Apsu, sono il Tigri e l’Eufrate, e le acque salate, Tiamat, sono quelle del Golfo Persico.

Il Tigrie chiamtao Idigna in sumero e Idiqlat in accadico, l’Eufrate e denominato Buranunu in sumero e Purattu in accadico. Nel loro basso corso infatti scompariva qualsiasi traccia di un letto naturale definito, e le loro correnti solcavano una terra argillosa senza alcun argine che ne delimitasse il corso. Poichè al momento della piena il volume dell’Eufrate poteva aumentare anche di cinque volte, non è difficile immaginare le conseguenze terribili delle inondazioni in paesi e città costruiti con fango e canne.

La soluzione a questo arrivò intorno al VI millennio a.C., con l’invenzione dei canali di irrigazione che permise anche di far arrivare l’acqua dolce in territori sempre più lontani dai letti dei fiumi. Questo fece arrivare la superficie fertile sino a 45.000 Km/2, e le zone soggette ad allagamento si allontanarono da centri abitati e zone coltivate. Nel mondo Mesopotamico il possesso della terra determinava la posizione sociale delle persone. In origine si pensava che le terre appartenessero a un dio, che aveva delegato il dominio al re. Il re poteva donare le terre a chi fosse degno. Così la maggior parte dei terreni andò in mano a poche persone. I contadini invece lavoravano piccoli appezzamenti di terra in regime di affitto. Queste aree erano chiamate ikum, grandi 60 metri per 60.

In questo modo l’organizzazione delle terra poteva permettere di prevedere le rese economiche. I meccanismi di irrigazione e distribuzione e manutenzione dei canali dovevano richiedere delle conoscenze matematiche e complessi progetti di ingegneria idraulica. I risultati più eclatanti si ebbero nei famosi giardini pensili della città di babilonia, in particolare con i giardini del palazzo del re assiro Assurbanipal a Ninive. I Mesopotamici sfruttarono le risorse del Tigri e l’Eufrate pre trasportare in altri luoghi le eccedenze agricole in cambio di legna, metalli, e pietre semi preziose.

la ricchezza di questi luoghi generò purtroppo motivi di conflitto. Abbiamo testimonianza della prima guerra di cui si ha testimonianza scritta: quella in cui si scontrarono le città di Umma e Lagash verso la metà del III millennio a.C. La Mesopotamia fu la culla delle prime città, dei primi Stati e dei primi Imperi dell’umanità. Questo fu dovuto dall’importanza del Tigri e dell’Eufrate che le popolazioni che vivevano lungo le sponde chiamarono Beth Nahrain ” La Terra dei Fiumi”. In moso simile la chiamarono anche i Greci: Mesopotamià( da mèsos “che è situato in mezzo” e pòtamos “fiume”).

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