Età biologica e cronologica: i meccanismi dell’invecchiamento

Capita a tutti, prima o poi di ricevere o rivolgere un complimento riguardante l'età: "sembri più giovane!" oppure "non li dimostri affatto!". Solitamente si tratta di complimenti lusinghieri, ma che nascondano un'ambiguità sibillina?

In effetti la comunità scientifica da anni studia i meccanismi dell’invecchiamento ponendo attenzione soprattutto ai cambiamenti e alle trasformazioni che avvengono a livello molecolare e cellulare. Le modifiche che avvengono nel corso degli anni apportano cambiamenti fisiologici sul sistema organico portando a quell’invecchiamento che il nostro occhio può osservare.

Lo scorrere del tempo, infatti, implica un effetto domino che si propaga dalla cellula all’intero organismo. Una riduzione della capacità potenziale degli organi e dei tessuti umani di rigenerarsi e ripararsi. Tale riduzione si manifesta due processi: il primo, detto omeostatica, ovvero la diminuzione fisiologica delle riserve in risposta allo stress, e il decadimento di alcuni meccanismi molecolari complessi che accumulati provocano disordine.

L’età biologica e i meccanismi dell’invecchiamento

Così in effetti può accadere che due individui della stessa età cronologica dimostrino agli occhi di chi osserva età completamente diverse; di qui l’esigenza di distinguere i due parametri, nominando il secondo età biologica.

Ovviamente lo studio di questi fenomeni non serve solo a dirimere dibattiti sull’età dimostrata da una persona, ma sono estremamente efficaci per investigare la dualità salute-patologie correlata all’età, non più solo cronologica, ma effettiva. La prima, per altro, offre informazioni parecchio limitate riguardo il complesso processo che guida l'invecchiamento biologico.

Gli studi in questa direzione sono necessari come risposta all’evidenza statistica dell’aumento degli ultrasessantenni che caratterizzerà sempre più gli anni a seguire. Le storiche sconfitte di infezioni e la riduzione del tasso di mortalità hanno garantito, infatti, una vecchiaia molto più dilazionata. Purtroppo però, l’allungamento della vita non è sinonimo del mantenimento dello stato di salute, ma al contrario la longevità è spesso accompagnata da disabilità e acciacchi. Con l’avanzare dell’età aumenta direttamente il rischio di malattie cardiovascolari, cancro e condizioni neurodegenerative, ad esempio.

Età biologica: come si misura?
 

Lo studio statistico non è reso facile né dal campione di popolazione disponibile, estremamente ristretto, né dal significato intrinseco dello stato di salute, in quanto un fenotipo di per sé estremamente contorto. Ogni soggetto deve essere caratterizzato anche grazie a fattori specifici come la sua ereditarietà genomica, l’epigenetica (intesa come l’”impronta molecolare”) e infine quell’insieme di modulatori detti “ambientali” provenienti dall’esterno. Si aggiunge inoltre la difficoltà di conseguire dei follow-up temporalmente plausibili con il campione considerato.

Posto che, come il progetto di healthy aging Solongevity riporta sul suo blog, l'età biologica di un individuo non coincide con quella cronologica, l'obiettivo della ricerca è misurarla componendo una tabella a punteggi. Attraverso diversi metodi di misura, rivolti sia alla biologia molecolare (ad esempio la lunghezza dei telomeri o i marcatori epigenetici), che alle funzioni fisiologiche (come le funzioni polmonari ed ecocardiogrammi) si ricrea un contesto per integrare questi dati in modo che i punteggi parziali portino a una deduzione dell'età “effettiva” dell’individuo. Riuscire a ricreare una scala multifattoriale che contrassegni il “passo di invecchiamento”, potrebbe dare informazioni essenziali per intervenire sulla modulazione di questo avanzamento.

Nessun coefficiente e nessun meccanismo molecolare hanno significato presi singolarmente. Per questo sono stati individuati 9 marcatori che inquadrano il meccanismo sottostante la senescenza. Molti di essi suggeriscono naturalmente potenziali terapie per ripristinare le loro funzionalità e invertire il processo. Tuttavia, spesso si tratta di soluzioni invasive. La traduzione di questi marcatori attraverso misure surrogate è fondamentale per poterli includere nel punteggio biologico dell'età (Biological Age Score o BAS), e rispettare la diretta discendenza dalla base molecolare della senescenza.

Oggigiorno le ricerche si sono sempre molto più focalizzate sulla quantificazione del processo di invecchiamento biologico, mentre è assente uno schema integrativo e comprensivo che incorpori i biomarcatori molecolari e i parametri di funzione fisiologica.

D’altra parte nessun biomarcatore è sufficiente, ma tutti sono necessari per spiegare la natura multisistemica del del processo di omeostasi progressiva. Dato per certo che il sistema di punteggi debba pretendere un'integrazione attenta dei marcatori molecolari (surrogati dei marcatori dell'età) con la misura della funzionalità fisiologica trasversale, restano comunque molti dubbi sulla formulazione ottimale per la creazione di un sistema di misurazione.

L'invecchiamento è un processo sistemico composto da sotto-processi interdipendenti, nell'analisi devono concorrere i biomarcatori critici perché si crei il modello più parsimonioso che escluda la sovrapposizione con ridondanza dei risultati.

Il BAS rappresenta un biomarcatore globale integrato dell'invecchiamento sistemico a livello della popolazione. La ricerca dei parametri ottimali ottimi usati per derivare tale parametro dovrà sfruttare le metodologie bioinformatica più sofisticate, delle collezioni di dati sia per gli invecchiamenti senza morbidità, sia per le senescenze con condizioni patologiche o degenerative.

Le scienze di nuova generazione (il sequenziamento, la proteomica e la metabolomica) si rivelano una grande promessa per il progresso nella comprensione dei processi biologici. Queste tecnologie hanno il potenziale per identificare marcatori di invecchiamento distinti; tuttavia, non sono meno importanti le indagini epidemiologiche.

Sebbene la scoperta della fonte della giovinezza rimanga elusiva e improbabile, le prospettive per migliorare la qualità della vita a tutte le età sono decisamente ottimali.

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