Chirurgia ortopedica mini invasiva, questa sconosciuta

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Chirurgia ortopedica mini invasiva, questa sconosciuta

In che consiste la chirurgia ortopedica mini invasiva?

Quali sono i vantaggi in termini di riuscita, dolore, efficacia?

Prima di rispondere a queste domande, è fondamentale informarsi bene sulle attuali tecniche avanzate applicate alla protesi anca o ginocchio.

Il Dott. Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia di Milano, nella sua intensa attività di chirurgo ortopedico sa bene che la disinformazione è pericolosa.

L’ha capito nel corso degli anni, entrando a contatto con non pochi pazienti che, facendo la scelta sbagliata, ne hanno pagato le amare conseguenze.

Tutto questo succede in un periodo in cui, da una parte, c’è chi si affida alla chirurgia robotica e, dall’altra, c’è chi o fa scelte sbagliate oppure ha paura di farsi operare e dice no ad un intervento necessario per migliorare la qualità della vita.

Il paziente, secondo il Dott. Massaro, deve avere le necessarie conoscenze prima di decidere e, soprattutto, deve sapere quali sono tutti i vantaggi della chirurgia ortopedica mini invasiva.

 

Chirurgia ortopedica mini invasiva: quanti la conoscono?

In Italia, il numero di persone che soffrono di artrosi è aumentato con l’aumentare dell’età media della popolazione: ginocchia e anche sono le articolazioni più compromesse con conseguente aumento di interventi per l’impianto delle protesi.

Secondo le statistiche, si impiantano oltre 170 mila protesi articolari ogni anno ed almeno il 50% che ne avrebbe bisogno non si affida alla chirurgia ortopedica mini invasiva per paura o per altri motivi senza, peraltro, conoscerne i vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale.

Questo succede perché, quando insorge un problema di questo tipo, il paziente che si reca in ospedale non viene informato sulla possibilità di ricorrere alla chirurgia ortopedica mini invasiva e viene messo in lista per l’operazione di chirurgia con tecnica tradizionale.

I vantaggi della chirurgia ortopedica mini invasiva

Specialisti in Ortopedia e Traumatologia come il Dott. Michele Massaro sanno fin troppo bene come funziona in Italia (e nel mondo) e chiedono più informazione.

La chirurgia ortopedica mini invasiva si ispira ai concetti della Tissue Sparing Surgery (TSS) che offre due importanti vantaggi: riduce il trauma chirurgico e preserva al meglio i tessuti del corpo umano.

Questa tecnica prevede un’incisione ridotta dei tessuti, un intervento meno aggressivo, minori resezioni muscolari ed ossee, oltre al fatto che l’intervento dura meno e le protesi anca o ginocchio utilizzate sono di ultima generazione.

Insomma, la chirurgia ortopedica mini invasiva limita notevolmente i danni dell’operazione.

Una tecnica sicura: ecco perché

La protesi monocompartimentale ginocchio (parziale) viene impiantata attraverso un intervento rapido e davvero poco invasivo perché viene rivestita soltanto la parte compromessa dall’artrosi.

Anche nel caso di protesi totale viene preservato il legamento crociato posteriore e, se possibile, quello anteriore.

Lo stesso discorso vale per la protesi anca mini invasiva, più piccola di quelle tradizionali: l’intervento di chirurgia ortopedica mini invasiva consente un risparmio osseo e muscolare, evitando accuratamente di scollare e tagliare i muscoli inseriti sul femore.

L’intervento è rapido e veloce soltanto se ci si affida a specialisti ed esperti del settore grazie ai quali spesso il paziente, dopo l’operazione, torna a casa dopo 3 giorni. Oltre alla preparazione del chirurgo ortopedico, la riuscita dell’intervento è assicurata dalla ‘femur first’, una tecnica innovativa in grado di preparare prima il femore rispetto al cotile (ovvero la coppa) per un intervento più mirato e preciso in fase di impianto.

Una nuova scoperta scientifica

Trattando di chirurgia ortopedica mini invasiva, abbiamo detto che il notevole incremento di casi di artrosi deriva dall’aumento dell’età media nella popolazione (in Italia come in altri Paesi, ovviamente).

Non sappiamo se sia colpa dell’evoluzione come ha asserito, di recente, un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford.

Questi studiosi affermano che, nel corso dei millenni, la struttura ossea dell’essere umano è cambiata e, con essa, è cresciuta anche la possibilità di soffrire di dolori alle ossa ed alle articolazioni: a quanto pare i cambiamenti sono avvenuti quando l’essere umano ha iniziato a camminare in piedi anziché a quattro zampe. Il collo del femore, sviluppato e cresciuto per sostenere il peso maggiore sulla gamba, si associa ad un rischio maggiore di sviluppare artrite ed artrosi all’anca.

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