Rinnovabili: valorizzare, accumulare, programmare

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Rinnovabili: valorizzare, accumulare, programmare

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Rinnovabili: valorizzare, accumulare, programmareSono queste le tre parole d’ordine delle “smart grid”, le reti intelligenti. Il caso di successo di Prato allo Stelvio (BZ), dove le rinnovabili servono il 90% delle utenze comunali e i cittadini hanno la bolletta più leggera del 40%. Le smart grid saranno uno dei temi fondamentali della prossima edizione di BioEnergy Italy (Cremona, 28 febbraio-2 marzo 2013).

Viene definita la soluzione del futuro nel campo delle energie rinnovabili. La chiave di volta, nonché evoluzione naturale, in un settore che anche nel nostro Paese sta finalmente conoscendo lo sviluppo che merita. Stiamo parlando delle “smart grid”, le reti intelligenti pensate per ottimizzare i consumi elettrici, regolare meglio le forniture valorizzando le produzioni locali di energia. “La gestione della rete e degli accumuli è una materia complessa di cui ci si sta occupando da qualche tempo – precisa Francesco Dugoni, direttore di Agire, Agenzia per la gestione intelligente delle risorse energetiche con sede a Mantova. Per il momento possiamo solo parlare di interventi sperimentali che puntano in ogni caso ad un unico obiettivo: ridurre le eventuali perdite di energia prodotta da impianti di biogas, fotovoltaici, ed eolici, aumentandone parallelamente l’efficienza. In buona sostanza, grazie allo sviluppo delle smart grid sarà possibile ottimizzare i consumi evitando dispersioni o incapacità a soddisfare la domanda in particolari momenti dell’anno”. Valorizzare, accumulare, programmare. Tre verbi che si mischiano e si traducono in un progetto ambizioso dove, come spiega ancora Dugoni “occorre imparare a modulare l’energia prodotta dalle risorse del territorio sapendo che quella ottenuta da impianti fotovoltaici, ad esempio, non è programmabile come quella invece prodotta da impianti di biogas. Da qui allora l’esigenza di accumulare e stoccare per poi distribuire nel modo più efficiente possibile”.

“Dobbiamo abbandonare l’idea delle grandi centrali elettriche – puntualizza il direttore di Agire – orientandoci invece verso un sistema di produzione locale di energia gestito da multiutility o società preposte che smistano e stoccano l’energia richiesta dal territorio dove viene prodotta. A Prato allo Stelvio, ad esempio, un piccolo comune in provincia di Bolzano che conta circa 3500 abitanti, l’energia elettrica e termica ottenuta da fonti rinnovabili è gestita da una cooperativa di servizi che conta circa un migliaio di iscritti tra la popolazione del paese e che oltre a fornire energia a più del 90% delle utenze comunali, immette in rete quella prodotta in eccesso“. Prato allo Stelvio, si distingue non solo per il mix di fonti rinnovabili, formato da 6 tecnologie diverse, ma anche dalla rete di distribuzione locale, gestita da una Cooperativa di cittadini che fa di Prato allo Stelvio un Comune autonomo non solo dal punto di vista della produzione energetica ma anche della distribuzione della stessa. Lo sviluppo dell’attuale rete elettrica inizia dopo la prima Guerra Mondiale quando la Comunità di Prato allo Stelvio, in grossa crisi economica, è costretta a pagare l’energia elettrica proveniente dalle Comunità vicine a costi molto elevati.

Nel 1926 fu istituita la Cooperativa elettrica E-Weerk e fu costruita la prima centrale idroelettrica di Prato allo Stelvio, in parte finanziata dai cittadini attraverso partecipazioni “societarie”, e in parte finanziata attraverso la richiesta di prestiti. Già nel 1927 immetteva in rete circa 35 MWh di energia, nel 1951 arriva a 350 MWh e circa 381 utenze. La crescente richiesta di energia e il conseguente sviluppo della rete ha portato il Prato allo Stelvio ad avere una rete che oggi permette di gestire con efficienza le diverse fonti rinnovabili, e che nel 2003 “salvò” il piccolo comune dal black out che coinvolse il resto d’Italia. Oggi la Cooperativa conta più di 900 iscritti e, oltre a fornire energia a oltre il 90% delle utenze del Comune, immette nella rete la parte in eccesso. A garantire tutti i fabbisogni energetici sono due centrali di teleriscaldamento alimentate da biomasse locali, per una potenza totale di 1,4 MW; 4 impianti idroelettrici per complessivi 2.016 kW; centinaia di impianti solari installati sui tetti (1.100 mq di termico e circa 3 MW di fotovoltaico); due impianti eolici per complessivi 2,6 MW; 1 pompa geotermica. L’insieme di questi impianti produce più energia di quella necessaria alle famiglie residenti per i propri fabbisogni elettrici e termici (riscaldamento delle case e acqua calda sanitaria). I cittadini di Prato allo Stelvio hanno quindi non solo aria pulita, ma anche bollette meno care nell’ordine del 30-40% grazie a queste tecnologie.

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