Noci e frutta secca, panacea per il cuore (e non solo)

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Noci e frutta secca, panacea per il cuore (e non solo)

Che le noci, frutti ricchi dei preziosi acidi grassi omega 3, fossero importanti per il benessere del cuore si sapeva già. Una serie di studi presentato all’Experimental Biology 2013, il convegno svoltosi nei giorni scorsi a Boston, ha però svelato che anche altra frutta secca – in particolare quella che cresce sugli alberi: le mandorle, le noci brasiliane, gli anacardi, le nocciole, le noci macadamia e pecan, i pinoli e i pistacchi – è un valido alleato della salute.

Ben 3 ricerche presentate al meeting hanno infatti dimostrato che l’alimentazione dei consumatori di questa frutta secca (noci incluse) è migliore dal punto di vista della qualità e del profilo nutrizionale, permette di mantenere un buon peso e di ridurre l’incidenza della sindrome metabolica e contrasta diversi fattori di rischio cardiovascolare.

Questi 3 nuovi studi, indipendenti l’uno dall’altro, supportano il crescente insieme di prove che dimostra che il consumo di frutta secca migliora la salute

ha commentato Maureen Ternus, Direttore Esecutivo dell’International Tree Nut Council Nutrition Research & Education Foundation (INC NREF).

Nel 2003, la Food and Drug Administration ha raccomandato di mangiare 42 grammi di frutta secca al giorno – ben al di sopra degli attuali livelli di consumo – perciò dobbiamo incoraggiare le persone di garantirsi una manciata di frutta secca ogni giorno.

Ecco i dettagli delle 3 ricerche.

Più frutta secca contro la sindrome metabolica

 

Ultimo aggiornamento il 11 Novembre 2019 12:01 pm

 

I ricercatori dell’Università di Loma Linda (Stati Uniti) hanno fatto compilare a 803 individui adulti dei questionari sulle abitudini alimentari attraverso i quali è stato possibile determinare separatamente il consumo di frutta secca e di arachidi (che, ricordiamo, sono dei legumi) e di confrontarlo con l’incidenza della sindrome metabolica.

I nostri risultati hanno svelato che una porzione (28 grammi) di frutta secca alla settimana è associata significativamente al 7% in meno di sindrome metabolica

ha spiegato Karen Jaceldo-Siegl, responsabile dello studio.

Mentre il consumo totale di frutta secca è associato ad una minore prevalenza della sindrome metabolica, la frutta secca che cresce sugli alberi le noci e la frutta elencata in precedenza, ndr esercita specificamente effetti benefici sulla sindrome metabolica, indipendentemente dai fattori demografici, dallo stile di vita e da altri fattori alimentari.

Frutta secca per un’alimentazione sana e più nutriente

Una ricerca coordinata da Carol O’Neil, docente dell’Agricultural Center della Louisiana State University (Stati Uniti), ha invece analizzato il consumo di frutta secca da parte di più di 14mila adulti reclutati nella National Health and Nutrition Examination Surveys (NHANES).

Ne è emerso che chi consuma più di 7 grammi di questa frutta secca non introduce solo più calorie, ma anche più fibre, più potassio, più magnesio, più acidi grassi monoinsaturi e più acidi grassi polinsaturi, mentre introduce meno zuccheri, meno grassi e meno sodio.

Non solo, i consumatori della frutta secca che cresce sugli alberi pesano di meno e hanno un indice di massa corporea e una circonferenza alla vita inferiore rispetto ai non-consumatori. Infine, chi ama noci e similari ha valori di pressione massima inferiori e livelli superiori di colesterolo “buono”.

Secondo O’Neil

il consumo di frutta secca che cresce sugli alberi dovrebbe essere incoraggiata per migliorare la qualità dell’alimentazione, l’assunzione di nutrienti, il peso e alcuni fattori di rischio cardiovascolare.

Più frutta secca per un cuore al sicuro

In uno studio pubblicato nel 2011 i ricercatori dell’Università e del St. Michael’s Hospital di Toronto (Canada) hanno dimostrato che in caso di diabete di tipo 2 sostituire cibi ricchi di carboidrati con circa 55 grammi al giorno di frutta secca aiuta a migliorare sia il controllo del livello degli zuccheri ematici, sia la presenza di lipidi nel sangue.

Abbiamo dimostrato che il consumo di frutta secca è associato a un aumento degli acidi grassi monoinsaturi (quelli buoni) nel sangue, che è risultato correlato a una diminuzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL (il tipo cattivo), della pressione sanguigna, del rischio di malattie coronariche a 10 anni, di HbA1c (un marcatore del controllo degli zuccheri ematici in 3 mesi) e del glucosio nel sangue a digiuno

ha spiegato Cyril Kendall, ricercatore dell’Università di Toronto.

Il consumo di frutta secca è stato anche associato all’aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo LDL, meno dannoso in termini di rischio di malattie cardiache.

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