Il pericolo di ricaduta nell’alcolismo: cause e prevenzione

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Spesso, nell’ambito dei discorsi incentrati sulle dipendenze, si sente parlare di ricaduta. Con questo termine si intende l’atto di consumare nuovamente una sostanza dopo la disintossicazione: ciò, a volte, può accadere anche dopo mesi e mesi di astinenza. I fattori che scatenano le ricadute sono diversi e vanno da quelli ambientali a quelli strettamente psicologici e comportamentali del soggetto. Nella maggior parte dei casi, una situazione di questo tipo è vista come un vero e proprio fallimento del trattamento intrapreso. Alcuni considerano la ricaduta come la sola alternativa alla più completa astinenza, mentre altri ritengono l’argomento più complesso e individuano una serie di tappe intermedie. Ad ogni modo, una delle ricadute più frequenti è quella nell’alcolismo; secondo numerose ricerche, circa l’80% delle persone dipendenti dagli alcolici ha di nuovo assunto tali sostanze in seguito alla terapia.

Gli esperti del Centro San Nicola (centrosannicola.com) si occupano sia della cura di varie forme di dipendenza, sia della riabilitazione e di una costante assistenza. Gli ospiti della struttura vengono sottoposti a programmi personalizzati a seconda delle loro esigenze e, di frequente, sono seguiti tramite colloqui a distanza al termine del ricovero. Il personale, quindi, non si limita ad aiutare i pazienti nella disintossicazione, ma diventa per loro un punto di riferimento nei mesi che seguono proprio per evitare le ricadute.

Abbiamo rivolto ai terapeuti del Centro alcune domande in merito a questo argomento.

Non è raro che chi è dipendente dall’alcool vada incontro a ricadute. Quali sono le cause principali?

L’alcool è una sostanza ad alto rischio di ricaduta innanzitutto perché è tra le più diffuse. In qualsiasi bar è possibile consumare un bicchiere di vino, un boccale di birra o un superalcolico. Diversi nostri ex ospiti hanno provato un irrefrenabile desiderio di bere soltanto per essere passati di fronte a un pub: tra i maggiori fattori che determinano una ricaduta, in effetti, un posto importante è occupato dagli stimoli ambientali.
Bisogna però precisare che essi non sono significativi se presi singolarmente. Molte persone, al termine della terapia, restano indifferenti all’alcool se si trovano in uno stato d’animo positivo o neutro. Al contrario, la dipendenza può ripresentarsi a causa di emozioni negative, come la rabbia, l’angoscia e la tristezza. Influiscono molto i disturbi dell’umore, i conflitti con altri individui, le pressioni sociali e lavorative. Le condizioni psicologiche possono davvero fare la differenza quando si parla di ricaduta, proprio come la fiducia nei confronti dell’alcool.
Ancora peggio se, a tutto ciò, si unisce una scarsa capacità di coping, ovvero di fronteggiare le difficoltà con i mezzi cognitivi e comportamentali che si possiedono. Chi è esposto a circostanze rischiose, ad esempio un ex alcolista invitato fuori dagli amici, può affrontare la situazione con maggiore o minore forza di volontà a seconda della propria indole.

Cos’è il craving, e quanto influisce su una ricaduta nell’alcolismo?

Il craving è a sua volta un elemento potenzialmente determinante nelle ricadute. Esso non è visibile nell’immediato, come può essere invece uno stato d’animo negativo o uno stimolo ambientale, ma non è meno significativo. Questo vocabolo, comunque, indica il bisogno incontrastabile di assumere una certa sostanza, in tal caso l’alcool. Anche la dipendenza in sé risente moltissimo del craving, poiché le persone diventano assuefatte e non riescono più a rinunciare all’oggetto del proprio desiderio.
Gli individui che sperimentano questa sensazione provano una vera e propria urgenza, la quale fa dimenticare loro tutti gli altri aspetti della vita quotidiana. Si stabilisce, infatti, un autentico e profondo contrasto tra i motivi che portano a bere e la consapevolezza del rischio. 
Ancora una volta, la voglia di alcool può essere più o meno intensa in base ai fattori poco prima menzionati. L’umore, le relazioni interpersonali, l’ambiente, il background di ognuno causano differenti livelli di craving. Di rilievo sono anche le malattie fisiche o psicologiche, che in alcuni casi rendono il soggetto meno resistente all’impulso. Gli esperti suddividono il desiderio di bere in varie tipologie: ad esempio ne distinguono uno base, stabile, e uno episodico, scatenato da fattori interni ed esterni.

È possibile prevenire una ricaduta?

Il nostro centro è specializzato non solo nella cura di coloro che dipendono dall’alcool o da altre sostanze, ma anche nella prevenzione di eventuali ricadute. Sono due, fondamentalmente, gli ambiti su cui bisogna lavorare: la motivazione del paziente e le sue condizioni psichiche. A tale scopo sono importantissimi i colloqui con i terapeuti e quelli di gruppo. Sostenere l’ospite nella ricerca della motivazione non vuol dire solo aiutarlo a innalzare la sua autostima per non farlo partire sconfitto; a volte, infatti, si presenta il problema opposto, quello di una concezione di sé troppo elevata che spinge l’individuo a credere di poter smettere in qualunque momento.
La prevenzione, inoltre, si fonda su un attento studio della storia clinica e delle abitudini della persona, nonché dei motivi che lo hanno portato a cadere nella dipendenza. Più si conosce, maggiori sono l e possibilità di evitare una simile problematica.

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