A Bolzano verso una stile di vita "Low Carbon"

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A Bolzano verso una stile di vita "Low Carbon"Sabato 26 gennaio 2013 presso la Sala St. Pauls dell’Hotel Four Points by Sheraton di Bolzano una conferenza, coordinata dall’arch. Gian Carlo Magnoli Bocchi e patrocinata dalle Nazioni Unite (ECLAC), che ambisce a definire come si possano trasformare le nostre città in “Smart Cities” e quali potenziali strategie possano aiutare l’industria delle costruzioni a sopravvivere e svilupparsi in maniera sostenibile.

In occasione della Fiera “Klimahouse” di Bolzano il Gruppo Lape e MissionCarbonZero (MCZero) organizzano una conferenza, coordinata dall’arch. Gian Carlo Magnoli Bocchi e patrocinata dalle Nazioni Unite (ECLAC), che ambisce a definire come si possano trasformare le nostre città in “Smart Cities” e quali potenziali strategie possano aiutare l’industria delle costruzioni a sopravvivere e svilupparsi in maniera sostenibile.
Come è noto, purtroppo il settore delle costruzioni in Italia sta soffrendo, spesso in maniera invisibile e silenziosa, una crisi insostenibile e senza precedenti. Secondo il Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, Paolo Buzzetti, la situazione è “drammatica” perché negli ultimi sei anni il settore ha perso il 30% degli investimenti, con una perdita occupazionale di “circa 550 mila posti di lavoro” che equivalgono a “72 ILVA di Taranto, o 450 Alcoa o 277 Termini Imerese”. Ogni crisi economica rischia di involvere in crisi sociale e quindi ambientale. Come evitarlo? Quale può essere il contributo dell’industria edile e come ipotizzarne un modello di sviluppo sostenibile? Se davvero siamo obbligati a cambiare i nostri stili di vita e di lavoro, come purtroppo sembra, quali alternative plausibili abbiamo?

La conferenza propone uno stile di vita “Low Carbon“, ovvero senza sprechi, a basso consumo e basso inquinamento, che coniughi la volontà di vivere in città sostenibili, progettate in maniera innovativa con garanzia di prestazioni certe, costruite con processi industriali che garantiscano prestazioni e costi certi, animate da mobilità sostenibile e gestite in maniera interdisciplinare con l’ambizione di generare sostenibilità sociale. Si impone la ricerca di un’alternativa allo status quo perché il modello di sviluppo urbano utilizzato sino ad ora sembra comportare conseguenze negative ormai insostenibili per la società, l’economia e l’ambiente. L’ambiente costruito dall’uomo genera un contesto destinato a influenzare la qualità della vita dei cittadini. Le nostre città sono inquinate, richiedono sempre più energia, sono soggette a black-out e soffocano nel traffico. Gli edifici consumano più energia di industria e trasporti, inquinano più dei trasporti e quindi sono responsabili di notevoli emissioni nocive. E’ necessario un cambiamento, e il settore edile può contribuire con la costruzioni di edifici sostenibili, ovvero a basso impatto economico, ambientale e sociale durante tutto il loro ciclo di vita. Le nuove lottizzazioni e le nuove costruzioni dovranno cercare di consumare meno risorse, materiali e energia, affinché l’edilizia possa offrire un contributo alla sostenibilità dello sviluppo. Grazie alle direttive in fieri, il futuro quadro normativo europeo recepirà appieno queste problematiche e sta già spingendo l’industria delle costruzioni verso la sostenibilità, con l’obbligo di certificare qualità e prestazioni: l’edilizia è dunque chiamata a rispondere ad una sfida già “sofferta” in precedenza dall’industria tradizionale: mantenersi sul mercato garantendo a priori “sulla carta” prodotti sicuri, a basso consumo e ridotte emissioni nocive – ovvero di qualità certificata, con garanzia e “libretto di istruzioni”, ancor prima di realizzali.

Se un cambiamento in edilizia è obbligatorio per legge e necessario per il mercato: come renderlo possibile, ovvero economicamente sostenibile? Per garantire prestazioni “sulla carta” senza aumentare i costi di realizzazione l’unica alternativa percorribile sembra essere una maggiore e progressiva “industrializzazione” dei processi costruttivi di edifici che garantiscano la sostenibilità generale, anche economica, dell’intervento. Industrializzare l’edilizia è dunque una ipotesi percorribile per garantire sia al singolo sia alla comunità qualità, economicità e rispetto dell’ambiente: in breve la sostenibilità. Per poter proporre nuove economie di scala in edilizia è importante studiare l’intero ciclo di vita di un edificio e le future esigenze della società. L’analisi del ciclo dei costi di un edificio permette di capire che in quaranta anni di vita i costi di gestione sono molto superiori al costo di costruzione e consente di ipotizzare innovazioni di processo finalizzate al contenimento dei consumi e dei costi generali. Sino ad oggi circa l’80 per cento del costo di costruzione di una casa è imputabile alla mano d’opera mentre solo il 20 per cento è impiegato per i materiali.

E’ chiaro che un processo in grado di invertire tale proporzione per ridurre la quantità di mano d’opera non specializzata esposta a incidenti e i rischi finanziari in cantiere renderebbe molto appetibile questo settore e garantirebbe posti di lavoro più professionalizzati, una drastica diminuzione di incidenti in cantiere, ridottissimi consumi, minimi sprechi e abbattimento dell’inquinamento. Ovvero garantirebbe il raggiungimento degli “obiettivi 20-20-20”, ovvero la riduzione sia dei consumi sia delle emissioni del 20% entro il 2020, previsti dalla strategia europea su clima e energia. Ma come “industrializzare” la produzione di edifici certificati a costi ridotti? Da poco più di un decennio nella “filiera produttiva” edile è iniziata la produzione industriale di pezzi speciali – ovvero è già iniziata una spontanea industrializzazione di processo. La realizzazione di grattacieli ad esempio utilizza già economia di scala e tecniche di assemblaggio di elementi prefabbricati vicine all’industria dell’automotive. La conferenza si interroga se, come e quando ciò avverrà anche in ogni campo dell’edilizia tradizionale.

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