vegetarianesimo: tra etica e sostenibilità

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vegetarianesimo: tra etica e sostenibilità
Il vegetarianesimo e il veganesimo non rappresentano soltanto una dieta specifica, con dei principi nutrizionali peculiari. Rappresentano anche l’applicazione pratica di una filosofia di vita sostenibile ed etica.In particolare, in questo contesto, ci soffermiamo sugli aspetti relativi alla sostenibilità ambientale.Secondo i dati FAO gli allevamenti intensivi di …

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vegetarianesimo: tra etica e sostenibilità

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Il vegetarianesimo e il veganesimo non rappresentano soltanto una dieta specifica, con dei principi nutrizionali peculiari. Rappresentano anche l’applicazione pratica di una filosofia di vita sostenibile ed etica.

In particolare, in questo contesto, ci soffermiamo sugli aspetti relativi alla sostenibilità ambientale.

Secondo i dati FAO gli allevamenti intensivi di bestiame nel mondo sono responsabili del 18% del gas serra. Immissioni di portata enorme che non sono per nulla assimilabili ai nuovi principi di sostenibilità ambientale. A queste bisogna aggiungere la deforestazione e le condizioni di vita degli animali.

Da questo punto di vista, aldilà dei contenuti etici e nutrizionali, le diete vegetariane, che non alimentano questo sistema non-sostenibile, si possono senz’altro definire come “diete sostenibili”.

Il Fraunhofer Institute for systems and innovation research, ha pubblicato recentemente uno studiosecondo il quale, se ogni cittadino europeo rinunciasse a mangiare carne un giorno alla settimana, si otterrebbe entro il 2020 un decremento di emissioni di anidride carbonica pari a 50 milioni di tonnellate.

Il governo norvegese ha preso davvero sul serio questa sfida ed ha annunciato che al suo esercito verrà imposta una dieta vegetariana per un giorno alla settimana. Ciò porterà ad un risparmio valutato in 150 tonnellate di carne ogni anno.

A questo punto però è arrivato un nuovo studio da parte di un gruppo di ricercatori australiani guidati dal prof. Mike Archer. Secondo tale studio, la produzione di cereali necessaria a supplire le proteine della carne per chilogrammo, causerebbe un vero e proprio sterminio di topi calcolato in un numero di uccisioni di 25 volte superiore a quello dei bovini da allevamento. Questo perché, ovviamente, sono necessari molti più cereali per sopperire alla carne, potendo questo disporre solo del 13% di proteine utilizzabili rispetto alla carne bovina.

Ne scaturisce una riflessione di natura etica: vale di più la vita di un bovino o la vita di un topo? Chiaro che si tratta di una domanda cinica, e inoltre: un abbattimento delle emissioni vale una soppressione di vite animali di 25 volte superiore?

Lo studio australiano è stato molto contestato, ma il dibattito è nato e prosegue quanto mai aperto.

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