Pranzo delle Feste: riscoprire i “cibi degli antenati”

Se volete distinguervi dalla massa, nel periodo delle Feste in cui pranzi e cene sono protagonisti assoluti, proponete ai vostri ospiti delle ricette completamente nuove, particolari. Davvero introvabili, a meno che non si torni indietro di secoli. I nostri agricoltori, infatti, hanno recuperato i cosiddetti “cibi degli antenati”. Di cosa si tratta?

La Coldiretti ha aperto le porte alla curiosità di tutti a inizio dicembre, a Matera, lanciando la nuova moda per il 2020 e oltre, che consiste nel mettersi alla prova con cibi e ricette da tempo caduti nell’oblio. Lo scopo non è solo quello di creare nuove ricette interessanti ma anche salvare la produzione agricola del nostro Paese, se è vero – per fare un esempio – che dal XIX secolo ad oggi si sono già perse 6000 specie di piante da frutta solo in Italia!

Cosa sono i “cibi degli antenati”

La biodiversità è l’unica soluzione che può permettere di reintrodurre queste colture quasi estinte nel nostro mangiare quotidiano. La stessa selezione si fa nell’allevamento animale. Un esempio lo avevamo avuto negli anni scorsi con i grani antichi, riseminati in Sicilia dopo essere caduti in disuso a inizio Novecento. Questi grani sono alla base di pizze e paste che hanno molti più benefici del frumento tradizionale sul corpo umano e non provocano danno in chi soffre di allergie.

Come i grani antichi, saranno reintrodotti in agricoltura il peperone croccante della Lucania, la toma ligure, i pecorini sardi, il Caciofiore di Columella – un formaggio dal sapore speziato tipico del Lazio d’altri tempi. Non che questi prodotti fossero spariti, ma certamente erano stati messi da parte nel nome di altri cibi “più alla moda”. Così, però, oltre a uniformare il gusto si impoveriscono anche i terreni (nel caso di colture) e la qualità dell’allevamento.

Pranzo delle Feste: riscoprire i “cibi degli antenati”

Ricette nuove, lavoro per tutti

La riscoperta dei “cibi degli antenati” non si ferma a questi elenchi. Il latte d’asina e di capra torna a imporsi come i cardi selvatici, i piselli centogiorni, i tartufi siciliani, le lumache … . Questo ritorno all’antico permetterà a molti più agricoltori e imprenditori della terra di avviare aziende. Agli attuali oltre 7500 fattorie, 2000 mercati e 2400 agriturismi potrebbero aggiungersi altre realtà che mantengono vivo e genuino il made in Italy agricolo. Alcune idee con le ricette “degli antenati” per voi?

Insalata con grano di Timilia vede come ingrediente uno dei famosi “grani antichi” siciliani, in questo caso utilizzato per intero, a chicchi: 70 gr di pepato fresco siciliano, 100 gr di mozzarella, 30 gr di ricotta salata siciliana, 10 pomodorini ciliegini, qualche foglia di basilico fresco, qualche cappero sott’aceto, sale e olio extra vergine di oliva, e per completare una spruzzata di peperoncino. A tutti questi ingredienti ben sminuzzati si aggiungono i chicchi di grano, ammollati per una notte e poi cucinati in pentola a pressione con acqua e aglio (35 minuti dal fischio del dispositivo).

Penne al radicchio con Caciofiore Columella – si prepara con 2 porzioni di penne rigate,  200 ml di latte, 50 gr di formaggio Caciofiore di Columella, 50 gr di radicchio,  una punta di noce moscata e un pizzico di sale. Il formaggio va cotto insieme al latte, a pezzi piccoli, mescolando fino a creare una crema. Prima di condire la pasta, aggiungere il radicchio e una grattata di noce moscata.

Parmigiana di cardi selvatici – Si tagliano i cardi, incidendoli per la lunghezza del gambo, si fanno smontare in acqua e limone per far perdere loro l’amaro. Quindi farli cuocere in acqua bollente salata per 40 o 45 minuti. A questo punto si tagliano, si sistemano a strati in una teglia con carta forno e tra uno strato e l’altro si aggiungono pecorino, mozzarella e poco olio. Infine si cosparge la superficie con parmigiano e si inforna tutto.

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