lo shiatsu nel sociale

Il mio insegnante, Bernardo Corvi, scrive di queste esperienze: Sfogliando le pagine della storia dello Shiatsu Do, tanto in Italia quanto nel mondo, colpisce in particolar modo la ricchezza delle proposte di esperienze della sua pratica nel sociale. Coinvolti, sia come praticanti che come fruitori, sofferenti, portatori di handicap, carcerati…

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Il mio insegnante, Bernardo Corvi, scrive di queste esperienze:

Sfogliando le pagine della storia dello Shiatsu Do, tanto in Italia quanto nel mondo, colpisce in particolar modo la ricchezza delle proposte di esperienze della sua pratica nel sociale. Coinvolti, sia come praticanti che come fruitori, sofferenti, portatori di handicap, carcerati tossicodipendenti, hanno sempre trovato, per mezzo di quella portentosa onda di potenzialità che è la pratica dello Shiatsu, una dimensione vera e reale, dove per vero si intende un incontro esaltato da una ricchezza intrisa di umanità, compassione, condivisione. Una pratica sincera, lo Shiatsu Do, che come modalità di approccio trova nutrimento nel valore delle persone per quel tanto che la loro potenzialità può regalare. Le pressioni dello Shiatsu diventano, perciò, il filo conduttore di relazioni intraprese nell’ottica della comunicazione. Da qualche parte ho letto di una persona che era tamente povera che l’unica cosa che possedeva era solo tanto denaro. Esiste un popolo di persone che si nutre, invece, solo di gesti sinceri. Pressioni Shiatsu ricambiate con un abbraccio, un sorriso, ringraziamenti particolarmente intensi. A volte alcune persone non riescono a fare un regalo così grande quanto un sorriso o una carezza, per mancanza quasi totale di ogni forma di “comunicazione apparente” causata da patologie, da condizione o da sfinimento ma non vuol dire che non ricambino sempre con amore, tanto amore; a volte l’ardore intenso si esprime illuminando gli occhi della persona che vuole ringraziare. Ecco la vera ricchezza riservata a chi pratica dello Shiatsu nel sociale: imparare a leggere “oltre le righe”, innalzarsi al di sopra degli schemi di interpretazione; camminare verso quel luogo dove per conoscere e riconoscere devi passare ad una dimensione tale da poter riconoscere l’intenzione. In una comunità psichiatrica, per esempio, è possibile trovare persone che possono offrirti doni tali da cambiarti la qualità della vita. In un carcere puoi imparare come una persona possa farti provare il sentimento di quanto sia intenso il sapore dell’essere libero. Ogni giorno che passa ogni persona coinvolta nello Shiatsu Do si ritrova tra le mani, è proprio il caso di dirlo, un patrimonio che aumenta, produce frutto, si riproduce coinvolgendo non solo lei stessa ma anche le persone che le si trovano intorno condizionando, in questo modo, anche la qualità delle relazioni interpersonali. Abbiamo nelle scuole di Shiatsu Do migliaia di documenti che hanno testimoniato la pratica in tutti questi anni. Oltre a documentare l’evoluzione di un pensiero, ad accompagnare la scoperta di nuovi orizzonti, approfondire confronti su metodi didattici, in questi documenti sono sempre riportate centinaia di testimonianze di quanto sia stata importante, per chi soffre, questa pratica. Shiatsu nel disagio, dunque, nei luoghi di sofferenza ma anche nei luoghi di speranza: Shiatsu con bambini, donne in gravidanza; ciò che è stato fatto si è rivelato essere un Valore che lasceremo a chi arriverà dopo di noi. Pagine di storia. Un invito a collaborare alla realizzazione di una conoscenza/ coscenza che possa coinvolgere non solo i praticanti, gli studenti o gli appassionati di Shiatsu Do ma anche tutte le persone dotate di una particolare sensibilità verso il mondo delle relazioni umane, dell’accoglienza. Quel rapporto, cioè, che si esprime tramite relazione non verbale accomunando esperienze diverse. È il valore di ciò che è nascosto in noi, quello che permette di conoscersi e riconoscersi. Una pressione che nasce dal cuore ed è rivolta al cuore, quella che accomuna ed accomunerà sempre ogni praticante sulla strada dello Shiatsu Do a chiunque si trovi in una strada di ricerca di sensibilità, di empatia, del sapere scrutare dentro sé stesso. Attraverso la pratica dello Shiatsu nel sociale, semplicemente le persone “si sentono meglio”. Non guariscono dalle loro patologie, la loro sintomatologia, si sentono semplicemente “più ascoltate”. Allora può darsi che anche una signora di ottanta anni, come da lei riferito, senta dentro di lei, dopo un trattamento, la stessa gioia di vivere che provava a quaranta. Oppure che, ad un anno di distanza, un ospite della struttura psichiatrica dove opero con progetti finanziati dal dipartimento di salute mentale della AUSL della mia città, vedendomi arrivare, mi accolga con un ”ti stavo aspettando, finalmente sei tornato…” Ed ancora qualcuno, dopo aver ricevuto un trattamento nelle tendopoli di Mirandola grazie ad un progetto di volontariato mirato a portare sostegno attraverso la pratica dello Shiatsu nei luoghi di terremoto, ci ha chiamato “Gli Angeli dello Shiatsu”. La sua frase, riportata su un apposito libro per i commenti fuori dalle tende, proseguiva: “Il Signore vi ricompenserà mille volte tanto”.

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