L’invenzione di uno studente olandese potrebbe liberare gli Oceani dalla plastica

L’invenzione di uno studente olandese potrebbe liberare gli Oceani dalla plastica

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L’invenzione di uno studente olandese potrebbe liberare gli Oceani dalla plastica

Si chiama Ocean Cleanup Array: l’invenzione di un ragazzo olandese per filtrare e recuperare i rifiuti dai mari potrebbe finalmente liberarci dalle tonnellate di plastica che galleggiano sugli oceani.

La miopia con cui abbiamo, e tuttora continuiamo a gestire, il nostro rapporto tra produzione, consumo e rifiuto sta progressivamente trascinando il pianeta al tracollo. Una delle emergenze più gravi e forse più ignorate in materia è quella relativa alla dispersione di masse enormi di rifiuti nelle acque degli Oceani. Oggi come oggi tutti dovrebbero essere a conoscenza del tristemente noto Pacific Trash Vortex. Ma forse non tutti sanno che numerosi studi hanno messo in guardia autorità e popolazioni sulla possibile esistenza di ben cinque fenomeni simili nelle acque del pianeta.

L’incidenza dei materiali plastici in questi agglomerati di rifiuti galleggianti equivale a più del 90%. Questo significa che, a causa della non biodegradabilità della plastica (i rifiuti hanno iniziato ad accumularsi fin dagli anni ’50), anche se smettessimo di gettare rifiuti negli Oceani oggi stesso, dovremmo comunque subire le conseguenze dell’inquinamento di anni ancora per molti secoli (e il Mare Nostrum non ne è immune).

Per quanto sia comunque necessario spingere sempre di più verso la costruzione di società che riducano fortemente la propria produzione di rifiuti è perciò anche vero che bisognerebbe implementare misure che mirino a ripulire le acque oceaniche da tali dannosi detriti (vi sono aree in cui l’incidenza dei rifiuti è più alta di quella della vita marina). Alcuni ricorderanno il progetto del pilota britannico Jeremy Roswell che, dopo aver raccolto tonnellate di rifiuti dal Pacific Trash Vortex, le trasformò, tramite pirolisi, in carburante per aerei.

Oggi, a catalizzare l’attenzione di tutti gli ambientalisti, è l’invenzione di un giovane diciannovenne olandese, Boyan Slat. Boyan, appassionato di diving, ha presentato il suo Ocean Cleanup Array, dal meccanismo semplice ma che potrebbe rivelarsi molto efficace. In sostanza, si tratta di macchinari galleggianti dotati di lunghi bracci su cui le onde convoglieranno in maniera naturale le minuscole particelle “aliene” che verranno poi filtrate dal plancton tramite un nucleo centrale. Il progetto prevede cinque anni di attività alla fine dei quali l’obiettivo è quello di raccogliere un totale di 7.250.000 tonnellate di plastica. Alla fine del processo, la Ocean Cleanup Foundation, associazione no profit che si occuperà di curare lo sviluppo della tecnologia ideata da Slat, potrà vendere la materia prima raccolta con un guadagno previsto di circa 500 milioni di Dollari.

L’idea è ora al vaglio di tutti quei soggetti che vorranno investire in un progetto che, sebbene appaia profittevole, ha alla propria base la volontà di incentivare una rimodulazione positiva negli equilibri dell’ecosistema marino. Nel frattempo, lo studio di fattibilità del progetto prosegue, sperando che questo possa restituire risultati incoraggianti che spingano molti soggetti a contribuire al progetto permettendone la realizzazione in tempi brevi.

Luigi Gaudio

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