Geotermia nei paesi in via di sviluppo: la scommessa della Banca Mondiale

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I miglioramenti delle condizioni economiche e sociali dei paesi meno sviluppati passa anche attraverso gli investimenti su fonti energetiche largamente diffuse sul territorio, proprio come la geotermia

Anche la Banca Mondiale sembra essersi accorta delle potenzialità dell’energia geotermica. E’ stato infatti annunciato da Reykjavik l’impegno per un investimento di 500 milioni di dollari nelle tecnologie necessarie per rendere la geotermia una fonte energetica diffusa nei paesi in via di sviluppo.

L’istituto finanziario ha redatto un Piano Globale di Sviluppo Geotermico (GGDP) invitando istituzioni multilaterali, istituti di credito ed investimento, governi nazionali e soggetti privati ad entrare a far parte di un piano che si pone come obiettivi principali la riduzione sostanziale dei possibili rischi derivanti dalle attività di perforazione esplorativa, e viceversa trasformare quella che è ancora oggi una fonte energetica marginale in una tecnica ampiamente diffusa, economica e sicura.

L’amministratore delegato della World Bank, Sri Mulyani Indrawati, ha spiegato come l’energia geotermica nei paesi in via di sviluppo potrebbe rappresentare una vittoria tripla: è pulita, affidabile e locale. E una volta che l’impianto è installato e funzionante, si ottiene energia a buon mercato e praticamente senza fine.

Non possiamo non negare come in queste poche parole siano effettivamente racchiuse tutte le enormi potenzialità di una fonte che potrebbe profondamente modificare il nostro rapporto con l’approvvigionamento energetico.

La sfida a questo punto è quella di coinvolgere una pluralità soggetti in modo da mobilitare l’investimento che la Banca Mondiale si è prefissata. Esistono già strumenti che l’istituto ha previsto per far confluire finanziamenti verso progetti che mirino alla mitigazione dell’impatto ambientale delle attività antropiche come il Global Environment Facility (GEF) o il Climate Investment Fund (CIF). Tale coinvolgimento, crediamo, avverrà nel momento in cui il piano avrà individuato uno spettro ben identificato di progetti che potranno dimostrarsi economicamente e commercialmente redditizi per gli investitori su scala globale.

E’ infatti vero che, se fino ad ora gli sforzi si sono concentrati su iniziative circoscritte e ben localizzate, l’intenzione della Banca Mondiale pare essere quella facilitare l’intervento di soggetti produttivi su grande scala che possano far fare il salto di qualità ad una fonte estremamente sottoutilizzata come lo è l’energia geotermica.
Se si può considerare un segnale positivo l’interesse dimostrato dal grande istituto finanziario globale, una spinta determinante per una transizione ampia verso sistemi di approvvigionamento energetico puliti, non si può non temere, almeno in parte, che il coinvolgimento possibile dei grandi colossi dell’energia potrebbe vanificare in partenza il potenziale “democratico” che un fonte egualmente distribuita per il globo si porta dietro.

Se da un lato è sicuramente necessario mobilitare gli investimenti sull’energia geotermica perché questa possa rappresentare un valido sostituto di sistemi energetici dipendenti da carbone, gas e petrolio, è anche vero che la strada verso una gestione dell’energia che si lasci finalmente alle spalle sistemi rigidi e poco inclini ai cambiamenti non può passare attraverso la concentrazione, ancora una volta, delle fonti nelle mani di pochi.

Luigi Gaudio

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