Fracking: risorsa o minaccia energetica? La nostra inchiesta

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Fracking: risorsa o minaccia energetica? La nostra inchiesta

Capiamo in 5 punti cos’è l’hydraulic fracturing, quali benefici e quali rischi può comportare questo nuovo sistema di approvvigionamento energetico

1. Estrarre shale gas o gas di scisto con il fracking

Prima ancora di spiegare come avviene la tecnica estrattiva detta fracking, dobbiamo capire cos’è lo shale gas, la materia prima estratta con tale tecnica.
Si tratta di gas metano non convenzionale intrappolato tra le rocce del sottosuolo.
Lo shale gas è detto anche gas di scisto: una roccia sedimentaria (lo scisto per l’appunto),  detta scistosa in quanto si sfalda secondo piani paralleli. La rottura di questa roccia, particolarmente ricca di materiale organico, consente l’estrazione di gas naturale.

Gli Stati Uniti per primi hanno cominciato a chiedersi come estrarre il gas a partire dalla rottura dello scisto. E la tecnica che consente di estrarre il gas orizzontalmente è ciò di cui si parla sempre più sovente, e non con poca preoccupazione: il fracking, o hydraulic fracturing. Attraverso l’immissione di sostanze chimiche, sabbia ed acqua ad alta pressione nel sottosuolo si provoca la frantumazione delle rocce per liberare i depositi fossili trattenuti.

2. I Benefici del fracking: vantaggi

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Se dal punto di vista ambientale è ben difficile individuare possibili benefits, il cavallo di battaglia dei sostenitori del fracking è il basso costo di questa risorsa determinato anche dalle enormi riserve ancora inesplorate un po’ ovunque.

Pochi Paesi sono al momento disposti a fare a meno a priori di questa risorsa proprio perchè, soprattutto in occidente, troppo dipendenti dalle bizze e dalle riserve dei paesi esportatori di gas metano e petrolio. Per molti, lo shale gas rappresenta la soluzione più immediata ed a basso costo per uscire definitivamente dalla gabbia della dipendenza energetica.

Per quanto riguarda i possibili danni provocati dal fracking alle falde acquifere, il Prof. Richard Davies del Durham Energy Intitute afferma che questo sia tutto da provare e che, anzi, tale legame possa essere facilmente bypassato tramite trivellazioni che arrivino a 600 metri al di sotto delle stesse.

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3. Rischi del fracking: problemi ambientali e rischio e di terremoti

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Tale metodo si porta dietro una serie di problematiche di tipo ambientale che lo rendono fortemente dannoso del contesto in cui viene applicato. L’immissione di sostanze chimiche nel sottosuolo può compromettere in maniera irreparabile le falde acquifere sottostanti, per non parlare poi degli scarti dell’attività estrattiva, liquami poco “affidabili” che spesso vengono re-iniettati nei pozzi precedentemente utilizzati per il recupero dei gas. Sebbene alcuni considerino lo shale gas più “pulito” rispetto ad altre fonti energetiche fossili, uno studio di un professore della Cornell University, Robert Howarth, sostiene che le fughe di metano dalle operazioni di estrazione comporteranno gravi incovenienti: il metano è un gas-serra 72 volte più potente dell’anidride carbonica.

Non solo, come qualcuno certamente ricorderà, dai giorni immediatamente successivi al terremoto in Emilia, si è andata diffondendo in rete la teoria che lo sciame sismico fosse stato causato dalle attività estrattive in zona. In particolare, proprio attraverso il fracking. Ma esiste veramente un legame tra fracking e terremoti? È ormai dato per acquisito il fatto che l’attività di frantumazione indotta possa causare micro-scosse di terremoto fino a 3/4 gradi Richter a livello fortemente localizzato. Effettivamente, uno studio del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) ha direttamente incolpato proprio i pozzi di reinserimento dei fluidi di scarto ritenendo che, grandi quantità di tali liquidi possa influire sull’attività sismica modificando la pressione del sottosuolo ed aumentando la lubrificazione tra le faglie. Tali studi, uniti ad attività sismiche sospette stanno portando al ripensamento generale sulla tecnica. Si aggiunga poi, lo stop temporaneo imposto dalle autorità britanniche alle attività estrattive praticate dall’azienda energetica Cuadrilla nell’area di Blackpool, nel nord-est dell’Inghilterra, a causa di una sospetta attività sismica. L’azienda stessa ha effettuato degli studi sul fenomeno giungendo alla conclusione che, effettivamente, è molto probabile che l’improvviso sciame potesse essere stato causato dall’iniezione di fluidi nel sottosuolo.

Nel nostro Paese, sotto accusa al momento del terremoto in Emilia, si è trovato l’impianto di Rivara su cui si è concentrata l’attenzione di ERG e Independent Resources plc. In realtà tale impianto è ancora in fase progettuale e si tratta di un grande impianto di stoccaggio di gas, dunque non dedicato all’attività estrattiva. Maria Rita d’Orsogna, docente presso la California State University, però punta l’attenzione sui circa 500 pozzi perforati da attività estrattive “normali”, di cui circa 70 non produttivi e destinati ad “altro uso”, presenti in Emilia Romagna. Di questi, pare che 7 siano di reiniezione. Il lavoro di molte persone sulla rete continua a mantenere alta l’attenzione sul tema. Alcuni documenti hanno fatto recentemente venire alla luce, però, come la stessa Independent Resources che ha intenzione di realizzare lo stoccaggio di Rivara, abbia effettuato attività di fracking nell’area di Ribolla in provincia di Grosseto, anche se solo a livello di test.

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4. Il Fracking e le sue conseguenze sugli equilibri energetici e geopolitici mondiali

Intorno al fracking si potrebbero rimodellare gli equilibri geopolitici ed energetici globali. Gli Stati Uniti infatti, sfruttando massicciamente tale tecnica, potrebbero arrivare a superare entro 5 anni la Russia di Putin in termini di produzione di gas metano. Ma, la notizia più importante è che, i giacimenti di shale gas potrebbero permettere al colosso nordamericano di raggiungere l’indipendenza energetica entro il 2030. L’estrazione di gas negli Stati Uniti sta già, tra l’altro, influendo sul prezzo dello stesso sul mercato mondiale, mettendo in difficoltà quai paesi che, fino ad oggi, ne avevano tratto grande profitto (Russia, Algeria, Iran e Venezuela su tutti). Questo potrebbe anche implicare un calo degli interessi statunitensi nell’area mediorientale nel caso di una progressiva sostituzione della risorsa-petrolio con il gas.

E l’Europa? Il problema dell’approvviggionamento energetico, si sa, è sempre stato uno dei crucci principali della UE. E, sebbene questa si sia spesa negli ultimi anni per porre le basi per una transizione verso un regime energetico maggiormente basato sulle rinnovabili, discorso assolutamente coerente con il bisogno di indipendenza energetica, non vuole per questo precludersi l’opportunità di approfittare di una risorsa a basso costo e che non richieda lunghi e faticosi processi di adattamento.

5. Il fracking in Europa: posizioni favorevoli e contrarie

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Cosí come dell’occasione vorrebbero fortemente approfittare i paesi dell’Est europeo, Polonia su tutti, dove si trovano i principali giacimenti del vecchio continente. Nel Novembre del 2012, poi, il Parlamento Europeo ha bloccato una mozione che richiedeva la messa al bando a livello comunitario del fracking, optando per una più “disponibile” strada che lascia liberi gli Stati Membri di sfruttare le proprie risorse naturali ma, allo stesso tempo, evidenziando la necessità di una severa regolamentazione nel campo.

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Continua spedito in questa direzione il commissario europeo all’energia, il tedesco Ghunter Oettinger. In un’intervista alla testata digitale tedesca RP Online, Oettinger ha dichiarato: “Tra pochi anni il fracking sarà possibile anche senza l’uso di agenti chimici. E allora ci sarà una svolta per questa tecnologia, di cui gli Stati Uniti stanno già godendo i benefici: loro fanno fracking in modo intensivo. Con il risultato che in USA il gas metano costa quattro volte meno che in Germania”.

Nonostante queste dichiarazioni, i suoi connazionali non sembrano aver alcuna intenzione di ascoltarlo. Il Ministro dell’Ambiente Peter Altmaier ha infatti dichiarato, nel corso di un’intervista alla radio Deutschlandfunk, che la Germania non ha alcuna intenzione di puntare sul fracking ma che, anzi, considera questa una pratica da ostacolare fortemente. Un stop definitivo? Forse. Ci ricordiamo tutti le dichiarazioni della Merkel post-Fukushima riguardo l’abbandono graduale del nucleare. E bisogna ulteriormente tener conto del fatto che anche in Germania si avvicina una campagna elettorale che si annuncia rovente.

Luigi Gaudio

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