Fotovoltaico cinese: dazi doganali per proteggere il mercato UE

Fotovoltaico cinese: dazi doganali per proteggere il mercato UE

Articolo pubblicato per gentile concessione di YesLife.it Your enjoyable, sustainable life. Dalle energie rinnovabili ai prodotti ecologici, parlando non solo di natura ma anche di biotecnologie al servizio della sostenibilità ambientale.

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Il fotovoltaico cinese aggredisce il mercato europeo e scatena una guerra dei prezzi: l’Unione Europea risponde con misure protezionistiche per tutelare le aziende. Misure che potrebbero rivelarsi un vero boomerang

E’ una delle potenze mondiali con un tasso di crescita annuo che fa impallidire le economie del Vecchio Continente. Ma la Cina, oltre ad essere uno spietato competitor in moltissimi campi, ha da anni sfoderato le sue armi commerciali nascoste anche nel campo delle rinnovabili e in particolare del fotovoltaico.

Il motivo? Fare concorrenza – per alcuni spietata – a quei paesi che sono produttori di moduli, wafer e pannelli fotovoltaici proponendo prodotti che, spesso, sono allettanti nel prezzo ma non altrettanto nell’efficienza sul lungo periodo.

Il fotovoltaico made in Cina ha dapprima messo in crisi il mercato Usa, tanto che molti hanno bollato questa concorrenza come una vera e propria guerra. E ora, varcati i confini oceanici, anche l’Unione Europea trema.

Se si pensa che l’Asia è il più grande produttore al mondo di pannelli solari e che la Cina, da sola, copre il 65% della produzione totale, abbiamo un’idea della potenza economica del fotovoltaico cinese.

In più c’è da dire che il principale mercato di riferimento negli anni è diventato quello dell’Europa che assorbe circa l’80% di tutta la produzione made in China. (Solo nel 2011 nella UE sono stati acquistati pannelli fotovoltaici e solari cinesi per più di 20 miliardi di euro).

La Ue, di fronte a questo prepotente incremento delle importazioni di prodotti progettati e assemblati direttamente in Cina, sta pensando di contenere questa espansione commerciale e presto potrebbe introdurre misure protezionistiche per non mettere in crisi le aziende europee.

Di fronte a un mercato mondiale del fotovoltaico in cui i prezzi scendono rapidamente, il timore è che l’Unione Europea e le aziende del Vecchio Continente non possano essere competitive.

Da qui le voci, parzialmente confermate dal portavoce del Commissario UE al Commercio, dell’introduzione dal prossimo mese di marzo di un meccanismo di tracciabilità che valuterà la provenienza dei prodotti made in China per stimare, in termini numerici e di volume d’affari, il peso delle importazioni del fotovoltaico cinese.

Oltre a queste misure, nell’aria ci sarebbe anche la possibile introduzione di dazi doganali – misura che potrebbe essere approvata entro dicembre 2013 – e che potrebbe portare significative novità.

Ma la possibile introduzione di dazi doganali, per alcuni, come i relatori di uno studio commissionato da AFASEAlliance for Affordable Solar Energy – potrebbe non essere una mossa salva-UE.

Secondo questo studio, infatti, questa misura protezionistica potrebbe provocare la perdita di 242 mila posti di lavoro in Europa e una contrazione, in termini di volume d’affari complessivo, pari a circa 8miliardi di euro.

Una strage economica e occupazionale, soprattutto per Germania, Italia e Inghilterra che, proprio in questa fase economica così delicata, non possono permettersi di perdere anche questo tassello.

Sofia Capone

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