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Da rifiuto a valore: il viaggio di una bottiglia di plastica

Da rifiuto a valore: il viaggio di una bottiglia di plastica

Da rifiuto a valore: il viaggio di una bottiglia di plastica
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Da rifiuto a valore: il viaggio di una bottiglia di plastica

Che cosa succede a una bottiglia di plastica quando esce da casa nostra? Siamo andati a scoprirlo vicino Bergamo, nello stabilimento di Montello, un enorme e avanzatissimo centro di recupero dove converge il 60% di tutti gli imballaggi in plastica raccolti in Lombardia.

I camion portano la plastica da trattare e la scaricano nel piazzale d’ingresso: quella della provincia di Bergamo arriva nei sacchi condominiali proprio come raccolta, mentre da fuori provincia il materiale viene imballato in cubi compatti, per poter essere trasportato senza sprecare spazio.

Una ruspa spinge il materiale verso l’imbocco della “giostra”, ovvero la lunga sequenza di nastri trasportatori, vagli, selettori e snodi alla fine della quale gli imballaggi escono divisi per tipologia di polimero e per colore. Alla Montello si riescono a trattare enormi quantità di rifiuti perché il processo e’ altamente automatizzato. Le persone che lavorano lungo la linea devono solo eliminare il 3% di tutto ciò che esce già selezionato dalle macchine.

Se la nostra bottiglia di plastica in PET e’ trasparente, finisce nel mucchio di migliore qualità perché da essa si può riottenere plastica di qualsiasi colore. Se azzurra o verde potrà dare solo nuove plastiche di colore più scuro. Le bottiglie con minori possibilità di riciclo sono i flaconi dei detersivi di colori opachi. Tutte vengono lavate, asciugate e triturate fino a diventare scagliette o rifuse in granuli, ovvero materia prima-seconda pronta per essere riutilizzata.

Il 75% di quanto raccolto è riciclato e trasformato in materia prima-seconda e manufatto. Il restante 25%, ossia gli scarti eterogenei degli imballaggi che non sono più riciclabili, vengono trasformati in CSS (Combustibile Solido Secondario) utilizzato nei cementifici in sostituzione del carbone. Dai CSS vengono tolte le plastiche clorurate, quelle che bruciando darebbero diossine.

Un impianto di riciclaggio di questo tipo riesce a riportare sul mercato la plastica, evitando la discarica. Costa meno di un inceneritore e, nonostante l’automatizzazione spinta, dà lavoro a più persone. Meno plastica finisce negli inceneritori, meno multe sulle emissioni ci toccherà pagare e meglio staranno i nostri polmoni.

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