Crisi economica e imballaggi: che cosa sta cambiando

Crisi economica e imballaggi: che cosa sta cambiando

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Crisi economica e imballaggi: che cosa sta cambiando

Diminuisce la produzione di beni in Italia per via della crisi e, quindi, diminuisce il contributo che i produttori di imballaggi versano al consorzio che si occupa della loro raccolta e avvio al riciclo, il CONAI. Il contributo obbligatorio e’ ispirato al principio del “chi inquina, paga”.

Aumenta d’altro canto la raccolta differenziata fatta dagli italiani e pertanto aumentano le spese per il CONAI. Il recupero degli imballaggi arriva al 75,3%, equivalente a 8.424.000 tonnellate recuperate su 11.191.000 immesse al consumo. In altre parole, vengono recuperati 3 imballaggi su 4; erano 1 su 3 nel 1998.

Ho parlato di riciclo degli imballaggi con Walter Facciotto, direttore generale del CONAI, durante un blog tour sul tema della plastica alla Montello S.p.A., centro di riciclo di plastica e organico di Bergamo. CONAI indirizza l’attività e garantisce i risultati di recupero dei 6 Consorzi dei materiali: acciaio (Ricrea), alluminio (Cial), carta/cartone (Comieco), legno (Rilegno), plastica (Corepla), vetro (Coreve).

Il consorzio paga ai comuni la differenza di costo dovuta al far girare più mezzi di raccolta, paga il trasporto fino ai centri di riciclo e paga ai centri di riciclo il lavoro necessario a trasformare i rifiuti in materia prima-seconda. Ciò che si ottiene (plastica, vetro, metalli da rifondere, legno e carta) viene messo all’asta ogni mese e acquistato da tutte le ditte che producono oggetti riciclando questi materiali.

Di tutti gli imballaggi immessi al consumo, il 75,3% di cui parlavamo prima viene raccolto e il 65,6% riciclato. In 15 anni di esercizio del CONAI, questo sistema ha permesso di evitare la costruzione di 15 discariche e ha fatto risparmiare 12,7 miliardi di euro.

Il problema della plastica e’ che quello che si guadagna dall’asta oggi non basta a coprire i costi del processo, pertanto dal 2014 il contributo obbligatorio a carico dei produttori di imballaggi in plastica aumenterà. La crisi di cui accennavo all’inizio, oltre a far diminuire i contributi dei produttori, ha anche limitato il rientro sul mercato del materiale riciclato. Ciò che non si riesce a piazzare con l’asta va portato in un inceneritore, dove viene bruciato a pagamento. (Scoprire che tentare di riciclare a volte fa spendere di più che bruciare direttamente mi ha un po’ depresso, lo ammetto!).

Il comune cittadino può fare molto per migliorare la situazione: differenziare in modo corretto, senza errori, migliora la qualità del materiale da riciclare. I comuni che forniscono rifiuti differenziati di alta qualità ricevono più soldi dal CONAI, che a sua volta ha più facilità sia a trattarli che a rivenderli come materia prima-seconda.

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