Cara APP, le monoporzioni NON sono green!

Cara APP, le monoporzioni NON sono green!

Cara APP, le monoporzioni NON sono green!
Oggi smonto il comunicato stampa di un colosso della carta che avrebbe voluto essere pubblicato su ecowiki, ma che ha avuto la sfortuna di incappare in un blog dove non fotocopiamo quello che ci spediscono gli uffici stampa per fare greenwashing. Il comunicato viene da Asian Pulp & Paper, la …

via EcoWiki:

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Cara APP, le monoporzioni NON sono green!

Cara APP, le monoporzioni NON sono green! Oggi smonto il comunicato stampa di un colosso della carta che avrebbe voluto essere pubblicato su ecowiki, ma che ha avuto la sfortuna di incappare in un blog dove non fotocopiamo quello che ci spediscono gli uffici stampa per fare greenwashing.

Il comunicato viene da Asian Pulp & Paper, la più grande compagnia al mondo nella produzione della carta, accusata da WWF, Greenpeace e vari altri di tagliare la foresta pluviale, sloggiando tigri e indigeni. Dal 2007 APP non ha più rapporti con FSC, che non potrebbe certificare la sostenibilità dei suoi metodi. APP e’ riuscita a inimicarsi anche Rainforest Alliance, la più collaborativa tra le associazioni ambientaliste, quella che certifica McDonald per intenderci.

Le monoporzioni sono in aumento in Europa per il grande numero di persone single, per gli stili di vita sempre più frenetici e per le rare e frammentate occasioni di convivialità.

Condivido i dati di partenza, ma divergo totalmente sull’uso che se ne fa. La monoporzione facilita il persistere della solitudine e della tristezza, induce a mangiare cibi conservati invece dei freschi, fa perdere capacità culinarie e tradizioni. Insomma, mi sembra ottima per chi la vende e deleteria per tutti gli altri.

“Sebbene le confezioni monoporzione richiedano in totale un maggiore consumo di packaging per volume, esse costituiscono una risposta alla questione dello spreco alimentare, in particolare eliminando il problema dei contenitori mezzi vuoti che tornano in frigo per essere infine gettati nella spazzatura, inutilizzati.”

Ovvio, dal punto di vista del business, che la soluzione allo spreco non sia l’educazione alimentare, ma la vendita di una confezione usa e getta. Il consumo di risorse non viene menzionato, l’aumento del volume da spostare nel traffico nemmeno: sono problemi esternalizzati, sono problemi nostri, non di chi vende monodosi. I riflettori sono puntati sulla coscienza del consumatore che si accende solo quando butta del cibo, non quando butta della plastica o della carta.

“Dal punto di vista della sostenibilità, l’imballaggio delle monoporzioni è al momento vario, ma, attraverso l’innovazione nell’utilizzo di materiali rinnovabili come le bio-plastiche e il cartone, l’industria del packaging ha potenzialmente una storia molto positiva da raccontare su come stia contribuendo a limitare gli sprechi di cibo attraverso il controllo delle porzioni.”

La chiave di lettura sta in quel “potenzialmente”: ammettono che al momento non si sta facendo un buon lavoro, ci sono ampi margini di miglioramento, ma se si potesse usare la roba che vendono loro, il cartone, allora tutto funzionerebbe meglio. Di vendita sfusa, prodotti alla spina, ovvero di risolvere i problemi alla radice, non se ne parla.

Il settore dell’imballaggio è anche tra quelli che più hanno innovato e si sono evoluti negli ultimi anni, grazie a provvedimenti presi dai produttori per rispondere in maniera adeguata ai cambiamenti normativi e alle pressioni dei consumatori.

Ecco, dovremmo fare ancora un po’ più di pressione, altrimenti i produttori di imballaggi, spontaneamente, cercheranno di venderci anche le mezze porzioni.

Foto | NASA

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