A Peccioli la discarica che fa guadagnare i cittadini

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Nel piccolo Comune toscano di Peccioli, grazie a una public company dei cittadini, è stato possibile trasformare una discarica in una risorsa economica, garantendo alla cittadinanza imposte bassissime, efficienza e tutela ambientale

Per tanti abitare vicino ad una discarica o trovarsi, dall’oggi al domani, ad esserne vicini di casa è una vera maledizione. I motivi sono molti e condivisibili.
Ma c’è qualcuno che in Italia ha creduto e realizzato un modello talmente rivoluzionario da diventare un’eccellenza invidiata e studiata da chi vuole risolvere il problema dello stoccaggio dei rifiuti.

Stiamo parlando del piccolo Comune di Peccioli che ha fatto della sua discarica una vera e propria risorsa per i cittadini e il territorio. Il motivo di questa “rivoluzione” è anche l’aver adottato un efficiente modello di gestione che ha portato la discarica, sita nella frazione di Legoli, – 25 ettari fra promontori e colline nell’incantevole scenario toscano – a trattare ogni anno 250′000 tonnellate di rifiuti con meno di 30 dipendenti.

Fin qui nulla di molto distante dalle esperienze di alcuni altri Comuni. Il vero miracolo di Peccioli è stato quello di introdurre l’azionariato diffuso – ovvero un modello che prevede la partecipazione del Comune ma anche dei cittadini che detengono parte dell’azionariato e dividono – con il pubblico – anche i proventi delle attività.

Per capire bene come funziona la discarica di Peccioli bisogna tornare al lontano 1998, quando sul territorio esisteva “una discarica non gestita che raccoglieva i rifiuti di sei Comuni della zona”. Dopo aver bonificato il vecchio sito e averlo ampliato e risanato, fu costituita una società, la Belvedere S.p.A..

Una società pubblico-privata, che è diventata una “public company” – di cui è attuale presidente l’ex sindaco Renzo Macellon – che dal 1997 è incaricata della gestione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti.

In questa public company a capitale misto, il 64% è posseduto dal Comune, mentre il restante 36% è azionariato popolare: circa 900 soci, di cui 500 abitanti di Peccioli.
Come funziona questo eccellente modello di gestione ad azionariato diffuso? I cittadini comprano le azioni e godono, ogni anno, anche dei dividendi.

Il Comune, in questo modo, può rimpinguare le proprie casse senza imporre nuovi tributi.  Allo stesso tempo, anche le imposte comunali, come la TARSU e molte altre, hanno costi sempre più bassi per i circa 5000 pecciolesi.

Questo modello, studiato e visitato anche dagli amministratori regionali di territori alla ricerca di nuove soluzioni per lo stoccaggio dei rifiuti – come quelli della Regione Lazio – ha innescato ance un processo virtuoso che ha portato addirittura ad associare alla discarica attività culturali e artistiche.

Nel 2004, infatti, grazie alla volontà del Comune e della belvedere S.p.A., è nata la Fondazione Peccioli che si occupa di promuovere la cultura e l’arte sul territorio. Come ha raccontato l’ex sindaco in una recente intervista, molte sono state le attività proposte in questi anni.

Nel 2007 abbiamo invitato il pianista Charles Rosen per un concerto di musica classica: ha suonato Chopin su un bellissimo pianoforte a gran coda collocato proprio in discarica. E’ stato un modo di comunicare fuori dagli schemi che abbiamo adottato anche in seguito.  Abbiamo anche ospitato il premio Nobel per  l’economia, il Prof. Dale Mortensen. Per noi la discarica è un luogo da vivere”.

Sofia Capone

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