A Doha documenti on line per risparmiare sulla carta

A Doha documenti on line per risparmiare sulla carta DOHA – La prima (buona) notizia per l’ambiente, dal Qatar, è che la Cop18 (Conferenza delle parti, il 18° summit annuale delle Nazioni Unite sul cambio climatico), non costerà quest’anno al pianeta un ettaro di foreste. Al Qatar National Convention Center (Qncc), megacentro congressi di Doha, dove sono attesi 17 mila delegati di quasi 200 Paesi, è in funzione per la prima volta un Paper smart service che stampa soltanto i documenti strettamente necessari e cerca di scoraggiare i partecipanti dal circolare con 4 o 5 chili di carta a testa sulle braccia, per due settimane, rinnovando il carico ogni mattina e cestinandolo la sera.

CARTA – La novità, pur ecologicamente ineccepibile, ha creato qualche preoccupazione tra i tecnici che partecipano alle trattative internazionali, in attesa dell’arrivo dei politici, sottosegretari, ministri e capi di governo che, entro il 7 dicembre prossimo, dovrebbero concludere gli accordi sulle misure da intraprendere per frenare la corsa verso il riscaldamento della Terra. In nome del risparmio cartaceo (e della trasparenza), potrebbero infatti finire online nei sei idiomi ufficiali delle Nazioni Unite, anche dossier redatti per i negoziati a porte chiuse e, dunque, normalmente riservati ai negoziatori almeno fino alla conclusione dei dibattiti preliminari. Ogni Cop precedente è costata 5 milioni di fogli di carta. Questa intende ridurre lo «spreco» a 3 milioni.

CENTRO CONGRESSI – Al Qncc 40 mila metri quadrati, 52 sale riunioni, tre auditori, un teatro da 2.300 posti, una sala conferenze da 4 mila, il tutto inaugurato un anno fa, si sta discutendo la possibilità di resuscitare il Protocollo di Kyoto (sottoscritto nel 1997, è l’unico trattato vincolante per gli stati firmatari – gli Usa non sono fra questi- sulla riduzione delle emissioni di gas serra), dopo la sua scadenza fissata per il 31 dicembre prossimo, e la road map, il percorso a tappe di avvicinamento all’accordo globale. La cui firma è prevista per il 2015 e che non entrerà in vigore prima del 2020.

RISORSE – Ere geologiche, per gli scienziati, che lanciano allarmi sempre più pressanti sugli effetti nefasti del riscaldamento globale. Ma i ministeri delle Finanze dei Paesi industrializzati sono restii ad addossarsi le spese delle contromisure climatiche, calcolate in 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020, senza contropartita o almeno analoghi impegni anche da parte dei Paesi emergenti.

PROTESTE – Superati i mugugni iniziali degli ambientalisti, perplessi sulla scelta del luogo per la conferenza Onu di quest’anno, per la prima volta un Paese del Golfo Persico, il Qatar, quarto produttore mondiale di gas, si preparano le consuete manifestazioni ecologiste. Stavolta in tono minore, causa crisi economica, costo degli spostamenti, vigilanza stretta dell’ufficio immigrazione e ferreo controllo dell’ordine pubblico da parte della polizia locale. Per sabato prossimo è previsto un corteo nel centro di Doha e già i primi manifestanti hanno fatto capolino nei marmorei corridoi del centro congressi: un «cartello» di ong internazionali ha presentato l’hashtag#climatelegacy per una mobilitazione mondiale via twitter e social network: «Non saremo in molti presenti fisicamente a Doha», ammette la canadese Perla Hernandez , «non tutti i Paesi sostengono le delegazioni di giovani. Il Canada per esempio ci dà meno appoggio di quanto ne ricevano i nostri colleghi australiani dal loro governo».

Fonte:www.corriere.it

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