A Bolzano anche gli immigrati han cura dei beni comuni

A Bolzano anche gli immigrati han cura dei beni comuni

A Bolzano anche gli immigrati han cura dei beni comuni
Il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, alla conferenza stampa di presentazione della fiera CasaClima ha detto: “non possiamo stare bene a spese di altri”. Non è buonismo il suo, ma lungimiranza. Gli altri, quelli che oggi riusciamo a sfruttare per poterci permettere i lussi che ci circondano, un bel …

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A Bolzano anche gli immigrati han cura dei beni comuni

A Bolzano anche gli immigrati han cura dei beni comuniIl sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli, alla conferenza stampa di presentazione della fiera CasaClima ha detto: “non possiamo stare bene a spese di altri”. Non è buonismo il suo, ma lungimiranza. Gli altri, quelli che oggi riusciamo a sfruttare per poterci permettere i lussi che ci circondano, un bel giorno verranno a chiedercene conto!

Spagnolli ha riassunto efficacemente il problema morale che mina la cooperazione internazionale e prova migrazioni. Noi occidentali non ci sentiamo moralmente in colpa per esserci sviluppati prima di altri e pertanto non gradiamo l’ipotesi di limitare i nostri consumi per permettere ad altri di aumentare i propri. Loro si sentono in credito, noi non ci vogliamo sentire in debito.

Secondo me il problema nasce dalla grande distanza tra le nostre azioni e i loro effetti. Non siamo stati noi di persona, ma i nostri predecessori (distanza temporale) a colonizzare il terzo mondo. Non sfruttiamo qualcuno che conosciamo personalmente (distanza spaziale ed emotiva), ma compriamo prodotti nati, lavorati e confezionati da sconosciuti.
Infine, (rassicurazione morale) permetteremo loro di beneficiare della nostra tecnologia “pulita”, in modo che possano evitare i nostri errori.

Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il soldo. Per esempio, la tecnologia per evitare il gas flaring ci sarebbe, ma costa, quindi le nostre compagnie petrolifere estraggono idrocarburi in Africa fregandosene delle conseguenze ambientali locali. Lo fanno da decenni e hanno avvelenato i territori che prima sfamavano un sacco di gente.
Evitare lo schiavismo nella raccolta dei pomodori in Sicilia costa, quindi si fanno lavorare immigrati in nero pagando loro stipendi omeopatici. Alla fine questa gente cerca di spostarsi a nord, cercando condizioni di vita decenti.

In Alto Adige e’ diffusa la cooperazione e la mentalità della piccola patria, una versione estesa del nostro motto “casa dolce casa“. Ognuno a casa sua si vuole sentire bene, accolto, pulito e in controllo. In Alto Adige questo sentimento non si ferma sulla soglia di casa, ma viene esteso anche all’intorno dell’abitazione. La via, il paese, i campi e i boschi che li circondano fanno parte dei beni di cui prendersi cura e dai quali si ricava collettivamente il piacere di appartenere a una comunità sana. L’interessarsi anche del non proprio, del collettivo, porta alla formazione di associazioni e al consolidarsi delle reti sociali, dai vigili del fuoco volontari a tutte le altre forme di mutua assistenza.

Anche il 15% di immigrati dall’Est Europa e Nord Africa che hanno preso la residenza in Alto Adige assorbe questa prassi, nello stesso modo in cui l’hanno assorbita i migranti italiani portati da Mussolini. L’integrazione avviene quando il nuovo arrivato copia le usanze locali perché le vede praticare da persone che conosce e che frequenta, non perché gli vengono imposte per legge. I vecchi residenti aprono la loro rete sociale e includono i nuovi arrivati; senza uno sforzo da parte dei locali, gli estranei resteranno sempre tali e l’integrazione non sarà mai realizzata.

Foto | Caritas Bolzano

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