Vini: Avi, un sangiovese superiore in continuo divenire, specchio di una comunità che non si ferma mai

Un vino in costante evoluzione, come la comunità che lo produce. Questo il risultati della prima verticale storia di Avi realizzata all’esterno della comunità da Ais Roma Bibenda.

Undici annate diverse, dal 97 al 2008 presentate a Roma presso l'hotel Rome Cavalieri, che hanno entusiasmato gli oltre 50 presenti, pubblico che si è lasciato catturare dalla storia del vino e della comunità, dove la cantina è uno strumento di formazione e recupero per i tanti ragazzi che si erano persi dietro le sostanze e che invece grazie al vino scoprono una passione e imparano un mestiere.
"Avi è il vino più rappresentativo della comunità – ha spiegato Piero Prenna, responsabile commerciale del settore enologico – Un vino che si riferisce al passato, a tutti coloro che sono passati nella nostra cantina e nella comunità, e soprattutto a Vincenzo Muccioli, fondatore di San Patrignano".
E' così che il Sangiovese di Romagna superiore, la sua storia e quindi quella della comunità, hanno saputo in oltre due ore stupire i tanti amanti del vino in sala. "Si credeva che il territorio riminese non fosse predisposto per i vini – ha continuato Prenna – Riccardo Cotarella, grande enologo e nostro amico ci ha sempre detto che quando lo chiamammo la prima volta ci venne a incontrare con l'idea di rifiutare il nostro invito a collaborare. E invece si lasciò entusiasmare e non riuscì a dire di no alla nostra sfida".
"Eravamo e siamo un territorio dove si piantano molti più ombrelloni che non vigneti, eppure San Patrignano ha sempre gettato il cuore oltre l'ostacolo e anche con l'Avi ci è riuscito – ricorda Angelo Totaro, responsabile tecnico della cantina – Ricordo che inizialmente non avevamo l'attrezzatura tecnica degna per fare qualità, ma ci siamo gettati subito anima e corpo sulle vigne che già avevamo per poter tirare fuori un vino di qualità".
E' così che la degustazione è iniziata con il primo storico Avi, quello del '97, che come quello del '98 riportava ancora il brand commercia 'Le terre del Cedro'. "Due vini rustici – ha analizzato il sommelier Paolo Lauciani – nel senso che si sentono molto gli odori e i sapori della terra. Abbastanza duri, con un tannino di livello accettabile nel '97 e un tannino già più secco nel 98. Due annate che giocano in difesa ma che rappresentano una base da cui partire".
"Si trattava di vini delle vecchie vigne, con le uve scelte da quegli impianti che potevano dare un vino migliore" spiega Roberto Dragoni, agronomo della cantina.
Un vino che cresce in fretta. "Già l'annata del '99 – riprende Lauciani – ha una maggiore certezza cromatica e al naso l'humus prima protagonista ora è di sottofondo. Un vino alla bocca vibrante e piacevole con un tannino leggermente astringente". Un vino ancora migliore nel 2000, quando arriva anche il premio dell'Oscar del Vino per la miglior etichetta, realizzata dall'artista Nicola De Maria: "Qui i giochi si fanno interessanti. Il vino è ancora più piacevole, con un tannino che inizia ad addolcirsi e una cantina che continua a migliorare sempre più, con l'aiuto di Cotarella che si rivela davvero importante mentre il suo rapporto con Sanpa indissolubile".
Dall'anno successivo la comunità sceglie di sottolineare ancor più l'importanza di una corretta cultura del bere, apportando su ogni sua bottiglia l'etichetta con scritto "Il vino è piacere e salute. Bevi con sobrietà". E l'Avi da quest'anno nel 2001 "acquisisce sempre maggiore verticalità", spiega Lauciani. "Iniziamo a raccogliere i frutti degli studi e delle analisi fatte negli anni precedenti, si inserisce Dragoni – Il vino nasce dai vigneti che si trovano nel cuore della comunità". Peccato che sul più bello la comunità scelga, nel 2002 di non produrre l'Avi. "Fu un'annata terribile – ricorda Prenna – e capimmo che ne sarebbe uscito un vino non rappresentativo. Fu però una grande esperienza formativa umana e professionale per la comunità. Non è facile accettare di aver dato il massimo per poi non poter raccogliere i frutti dell'impegno".
L'Avi torna nel 2003, nonostante un'altra annata non troppo semplice. "E' un vino caldo al naso – spiega Lauciani – con un tannino meno piacevole e quindi un'altra annata che gioca in difesa". La comunità però si può rifare nel 2004. "Fra tutti è il vino che berrei questa sera – si sbilancia il sommelier – E' un vino ben bilanciato, di 14 gradi e mezzo che soddisfa la bocca e non la stanca. Mi pare che si sia raggiunta qui la quadratura del cerchio".
Il 2005 invece è l'affermazione della professionalità e qualità della cantina. Con un'annata meno ricca della precedente il vino mantiene le sue caratteristiche e la sua qualità, e i "complimenti vanno agli uomini della cantina".
Una cantina che non si ferma e vuole continuare a sperimentare. Non è un caso che si passi qui dalle barrique alle grandi botti di rovere da 30 ettolitri. "Dal 2005 in poi si ha un vino sempre più equilibrato e questo va a conferma dell'importanza dell'invecchiamento del sangiovese in botti grandi – spiega Lauciani – Quello del 2006 ha un meraviglioso aspetto balsamico ed equilibrio gustativo. Nel 2007 apre proprio che il vino si tolga la cravatta e possa respirare con maggiore tranquillità".
E infine l'anteprima del 2008: "Si tratta di una creatura, giovane com'è. Ha l'irruenza giovanile, ma si vede che può calcare le orme dei suoi predecessori".
Applausi, Avi riscuote successo, l'impegno dei ragazzi di Sanpa di più.

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