Maltempo: neve anche in pianura, a rischio le consegne di prodotti agricoli freschi nei mercati

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Maltempo: neve anche in pianura, a rischio le consegne di prodotti agricoli freschi nei mercatiLe continue e intense nevicate fino a bassa quota nel Centro Nord rallentano la distribuzione giornaliera di ortaggi e latte. In azienda si temono nuovi incrementi dei costi energetici per serre e stalle e c’è preoccupazione per le coltivazioni in campo aperto.

La neve a bassa quota ricopre le campagne del Centro Nord e rallenta le consegne nei mercati. In Liguria, Lombardia, Piemonte, Friuli, Emilia Romagna e Toscana, dove gran parte della rete autostradale è interessata da perturbazioni nevose a tratti molto intense, si verificano i primi disagi nella distribuzione di prodotti freschi, come gli ortaggi, il latte e alcuni formaggi. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
L’improvvisa ondata di maltempo che sta attraversando l’Italia -spiega la Cia- per il momento sta creando problemi, più che all’agricoltura in sé, alla logistica e ai trasporti legati all’attività delle aziende, e quindi alla distribuzione e in qualche caso all’approvvigionamento di concimi e mangimi. Finora, infatti, la colonnina di mercurio non ha toccato valori così bassi da compromettere seriamente le colture invernali, ma la neve fino in pianura ha reso difficoltosi i trasporti, soprattutto nelle aree rurali e più isolate, già normalmente carenti di servizi, e nei paesi di montagna. Non solo le aziende, infatti. Con la neve, ad accusare il maltempo in campagna è soprattutto la “famiglia agricola”, penalizzata dalle sospensioni dei trasporti pubblici, dalla scarsa percorribilità delle strade, dalla frequente chiusura di scuole e dei servizi pubblici.
Ma se le previsioni meteo saranno confermate e le temperature continueranno a scendere fino a venerdì -continua la Cia-, portando ghiaccio e gelate, presto per spinaci, radicchio, cicorie, cavoli, insalate, broccoli, verze, finocchi e carciofi, coltivati in campo aperto, ci sarà pericolo di congelamento e blocco della crescita. Tanto più che il clima mite delle ultime due settimane ha reso più sensibili i germogli. Mentre un altro comparto che potrebbe risentire di un ulteriore raffreddamento del clima è la zootecnia, che teme la diminuzione di resa produttiva degli animali legata alle basse temperature.
In ogni caso, comunque, -conclude la Cia- il freddo e il gelo si fanno sentire sui costi di produzione, facendo temere un ulteriore aggravio, stimato tra il 5 e il 10 per cento sulla voce “energia”. Solo nel terzo trimestre del 2012 (ultimi dati Istat disponibili), gli agricoltori hanno speso per il capitolo energetico il 12,6 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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