Il terremoto non ferma l'agricoltura modenese

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Il terremoto non ferma l'agricoltura modenese

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Il terremoto non ferma l'agricoltura modeneseLa Cia di Modena, che ha subito danni ingenti in sette uffici della Bassa, razionalizza le sedi.

“Abbiamo avuto sette sedi della Bassa modenese danneggiate dal terremoto, quattro delle quali sono state chiuse e si è dovuto trovare una nuova sistemazione. Non per questo ci siamo arresi, anzi l’emergenza sisma, pur nelle mille difficoltà -anche economiche degli agricoltori- ci ha dato la forza per dare maggiore efficienza agli uffici della sede provinciale Cia ed essere in grado di dare risposte puntuali alle imprese agricole”. Lo hanno detto Cristiano Fini e Gianni Razzano, presidente e direttore della Confederazione italiana agricoltori di Modena, il giorno dell’inaugurazione dei nuovi uffici dell’ associazione di via Santi, iniziativa a margine dell’annuale assemblea dei delegati e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni.
“Il 2012 è stato drammatico per le famiglie e le imprese modenesi. Per gli agricoltori,poi, questa pesante situazione viene aggravata dall’aumento dei costi produttivi (gasolio e mezzi tecnici), dall’introduzione dell’Imu e, più di ogni altra cosa, dalla siccità”, ha detto Fini. “Credo che tutta questa forza, questa volontà e caparbietà vada riconosciuta e premiata: lo dico soprattutto alla politica, alle istituzioni. Il riconoscimento merita sicuramente una parte economica, senza la quale le imprese non riuscirebbero a fare reddito, ma anche attraverso azioni e progetti che consentano la tutela del patrimonio agricolo nazionale”.
Per Fini va costruita una politica agricola ed un piano strategico nazionale sull’Agroalimentare “dove occorre intervenire sulle filiere -ha sottolineato- ma dovremo farlo tutti insieme ed in tempi brevissimi. Dovremo incentivare le aggregazioni, siano esse tra aziende agricole, siano tra cooperative legate alla stessa filiera produttiva. Questo per arrivare prima e meglio sui mercati di tutto il mondo, ma anche per abbassare i costi di produzione”.
Il presidente Cia fa riferimento al coordinamento da poco costituito -denominato Agrinsieme- da parte delle associazioni agricole Cia, Confagricoltura, Copagri, nonché le Centrali cooperative, Agci Agrital, Confcooperative e Legacoop.
“L’iniziativa -ha aggiunto- va nella giusta direzione ed ha l’obiettivo di favorire il dialogo e le aggregazioni lungo le filiere, dalla produzione alla trasformazione per terminare col sistema distributivo. La finalità politico-sindacale è presentarsi ai vari tavoli istituzionali con un programma unico scritto a più mani”.
Poi Fini ha precisato che se si creano le condizioni per assicurare redditi dignitosi alle imprese agricole “avremo una maggiore tutela del paesaggio e del territorio che ci circonda, con conseguente miglioramento della qualità di vita, oltre ad un aumento dell’occupazione, perché gli italiani stanno ritornando ai lavori nei campi. Invoglieremo i giovani ad intraprendere l’attività agricola, favorendo così il ricambio generazionale e dando futuro alle nostre aziende che investiranno ancora di più in sicurezza, considerato il fatto che l’agricoltura è un settore che può fare passi in avanti da questo punto di vista”.
Entrando nel dettaglio dei comparti, nel parlare della situazione del Parmigiano Reggiano, il direttore Cia Razzano ha riferito che nel modenese sono state prodotte 643.501 forme (su oltre 3 milioni e 307mila dell’intero comprensorio) generando alla produzione un giro d’affari (produzione 2011 venduta nel 2012) di oltre 215 milioni di euro.
“La sostenibilità economica delle nostre aziende dipenderà, in futuro, dal governo dei quantitativi di prodotto da immettere sul mercato e dall’apertura di nuovi mercati all’estero: se noi applicheremo le azioni intraprese dal Consorzio del re dei formaggi contenendo parallelamente la produzione -ha precisato Razzano- riusciremo a contenere le oscillazioni di prezzo e garantire remunerazioni soddisfacenti alle imprese agricole”.
Incisività nella lotta alla contraffazione, eliminazione della mala-burocrazia, ovvero l’eccesso di pratiche inutili e i controlli sovrapposti sono, per la Cia, azioni necessarie per far sopravvivere le aziende. Riguardo all’Imu, Fini la giudica “una vera e propria patrimoniale agricola creata ad arte per far cassa sulla pelle degli agricoltori, fortemente iniqua perché non tiene minimamente conto dei redditi e quindi colpisce indistintamente piccole e grandi aziende agricole”.
Sulla Politica agricola comunitaria (Pac), il presidente Cia ha sottolineato che “l’Europa che non può licenziare la riforma della Pac senza tener conto delle osservazioni e le richieste avanzate dal nostro Paese: quell’Europa che troppo spesso penalizza le nostre produzioni di qualità anche per l’incapacità e la malafede di chi ci ha mal governato e mal rappresentato negli ultimi anni. Sì perché -ha precisato Fini- avvicendare 3 ministri alle Politiche agricole in 3 anni durante la delicatissima fase di trattativa sulla nuova Pac è sinonimo di scarsa considerazione verso l’agroalimentare italiano, e favorire i pochi furbetti ‘splafonatori’ delle quote latte rispetto agli onesti allevatori in regola coi pagamenti significa incentivare l’illegalità a spese di tutti i contribuenti italiani”.

Annata agraria 2012: bene grano e vino, pesanti gli effetti della siccità estiva su mais, stabile la Produzione lorda vendibile.
L’annata 2012 è stata favorevole per i cereali (ad eccezione del mais) e il vino; la frutta ha tenuto, ma solo grazie al buon andamento dei prezzi che ha permesso di recuperare le pesanti perdite produttive. Particolarmente negativa é poi stata l’annata per il mais, uno dei prodotti che più ha subito le pesanti conseguenze della siccità estiva, con un calo produttivo del 43 per cento.
La siccità è la causa anche del cattivo andamento di produzioni industriali come la soia (- 39,7 per cento la produzione lorda vendibile) e il girasole (-10,8 per cento). È andata meglio per la barbabietola da zucchero (+12 per cento), coltura che si è molto ridimensionata per effetto del taglio delle quote produttive stabilito a Bruxelles.
Riguardo al comparto frutticolo, nel 2012 si è verificato un aumento del 2,8 per cento del valore complessivo. Il clima siccitoso ha fatto sentire i suoi effetti non solo sulla frutta estiva, ma anche su quella autunnale. E’ il caso delle pere (-37 per cento la quantità, +3,5 per cento il valore).
E’ andata decisamente meglio per le ciliegie che nel 2012 hanno sommato il buon andamento produttivo (+24,5 per cento) a quello in valore (+34,9 per cento).
Il comparto suinicolo in Emilia Romagna tra il 1990 e il 2010, ha visto una perdita di 10 mila allevamenti, pari ad oltre 600 mila maiali. Nel modenese, a tutt’oggi, i capi suini sono poco più di 315 mila, contro il mezzo milione di dieci anni fa.
Nel modenese, poi, sono state prodotte 643.501 forme di Parmigiano Reggiano (su oltre 3 milioni e 307 mila dell’intero comprensorio) che hanno generato alla produzione un giro d’affari (produzione 2011 venduta nel 2012) di oltre 215 milioni di euro.
In aumento i caseifici: da 79 unità del 2011 a 81 del 2012.
Il prezzo medio all’origine del “re dei formaggi” è passato dai 10,76 euro/kg del 2011 a 9,12 euro/kg, con una flessione del 15 per cento, ritornando quindi alle quotazioni del 2010.

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