Firma day per Fare e Fermare il declino

Firma day per Fare e Fermare il declinoSabato 5 gennaio 2013 in corso Gramsi a Pistoia. Con Oscar Giannino, unica discontinuità con il vecchio regime. No alla parodia di Berlusconi, al vecchio e stantio usato sicuro di Bersani e alla tecno Dc di Monti. Meglio Fare… per Fermare il Declino: ostinatamente immoderati anche a Pistoia. A livello nazionale sfondata la soglia delle 50mila adesioni. I volontari già oltre quota 22mila.

Pistoia, 4 dicembre 2013 – Domani, sabato 5 gennaio, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, sarà possibile firmare a sostegno delle liste di "Fare per fermare il declino", nella sede del comitato elettorale, in corso Gramsci 42, a Pistoia. Possono sottoscrivere tutte le persone maggiorenni, residenti in un comune della provincia di Pistoia, munite di un documento di identità. Le firme, debitamente autenticate, serviranno per la presentazione delle liste elettorali del movimento "Fare per fermare il declino", guidato da Oscar Giannino, che presenterà proprie liste e propri simboli sia alla Camera sia al Senato, in tutta Italia.
Nell'occasione i cittadini potranno visitare la sede del comitato pistoiese, conoscere alcuni dei candidati locali oltre a ricevere ogni informazione sul programma del movimento e sulla prossima campagna elettorale. L'iniziativa di domani è solo la prima di una serie che 'Fare per fermare il declino' organizzerà a Pistoia e nella sua provincia e delle quali daremo debitamente conto.
Ad oggi "Fermare il declino" si presenta da sola alla sfida elettorale, con il proprio candidato premier Oscar Giannino, ma non per scelta: non siamo nati per dar vita all'ennesimo partitino stile Prima Repubblica. Il fatto è che i tentativi di veder accolte le nostre istanze programmatiche all'interno di schieramenti più vasti non hanno prodotto alcun risultato. Tenteremo ancora di essere ascoltati ma non faremo alleanze a qualunque costo, prescindendo dalla necessità di un forte ricambio di contenuti, persone e metodi. Solo così potremo provare a cambiare la politica, fermare il declino, tornare a crescere.
Istanze, proposte e soluzioni assenti nella parodia del riproposto regime berlusconiano, nel vecchio e stantio usato sicuro dello pseudo-egalitarismo bersaniano e nella neonata tecno-Dc di Monti, che dopo tanto rumore ha partorito un centrino.

LE PROPOSTE – 10 interventi per la crescita.
1 Ridurre l'ammontare del debito pubblico. E' possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.
2 Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all'interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.
3 Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.
4 Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d'ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.
5 Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.
6 Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse. Imporre effettiva trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Instaurare meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Vanno allontanati dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi.
7 Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l'efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l'indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.
8 Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell'economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.
9 Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio.
10 Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.
I promotori: Michele Boldrin, Paola Bruno, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Silvia Enrico, Oscar Giannino, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, Luigi Zingales.

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