Con Centrale a gas in mezzo ai vivai: Pistoia da città del verde a sito insalubre di prima classe

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Con Centrale a gas in mezzo ai vivai: Pistoia da città del verde a sito insalubre di prima classeAudizione Coldiretti in commissione Agricoltura regione Toscana, che approfondirà documentazione. Una sola azienda a produrre tra un terzo e un quarto di tutti i rifiuti di una provincia.

Pistoia, 7 febbraio 2013. Pistoia: da città del verde a sito insalubre di prima classe. È il rischio prospettato da Coldiretti Pistoia ai membri della Commissione agricoltura del consiglio regionale della Toscana, presieduta da Loris Rossetti. La regione Toscana ha dato parere positivo alla Via (valutazione di impatto ambientale) per costruire una centrale elettrica a gas metano alle porte di Pistoia. Al centro di una delle zone più prestigiose e pregiate per la produzione di piante ornamentali.
“Che tipo di immagine potranno dare i vivaisti pistoiesi se le loro piante provenissero da un sito insalubre di prima classe, come prevede il D.M. del 5 settembre 1994 del ministero della sanità?”, ha evidenziato la delegazione Coldiretti Pistoia.
Delegazione composta dal vice presidente Stefano Bartolini, da Riccardo Andreini (ex presidente), dal direttore Vincenzo Tropiano e da Simone Gorelli, docente di pianificazione ambientale all’università di Pisa, che ha esposto ai commissari le sicure ricadute negative sul pistoiese, sia della salute dei cittadini, sia del tessuto produttivo dell’intera regione. Il vivaismo pistoiese è la locomotiva della provincia: con 1.500 aziende, 5.000 ettari di coltivazioni e oltre 8.000 addetti compreso l’indotto. Un fatturato di mezzo miliardo di euro, proveniente essenzialmente dall’export. Numeri importanti, che potrebbero esser compromessi da un progetto inopportuno, a cominciare dalla ricaduta occupazionale nel vivaismo. Senza valutare le conseguenze sulla salute dei cittadini, di nuove e nocive emissioni nell’aria.
Una forza che deriva dalla continua innovazione delle imprese, che sempre più diventano ecocompatibili, certificando le proprie produzioni, condizione essenziale per mantenere la competitività a livello mondiale.
Uno spicchio della storia di un progetto insano: la fanghiglia, prima nel torrente, ora ad intasare la discarica con un ‘palazzo’ di rifiuti di 40 piani (ogni anno).
Nella prima versione del progetto era previsto che l’acqua di ‘scarico’ della centrale (36 milioni di litri all’anno a regime) venisse riversata nel Brusigliano (un torrente che attraversa campagne e zone abitate). Tutto a posto, nessun pericolo per il proponente.
Nell’ennesima versione del progetto, queste acque non sono più scaricate nel corso d’acqua, ma vengono trattate e il residuo conferito in discarica. Non quattro sacchetti di spazzatura, ma due/tre tir di fanghiglia al giorno (dai 6 agli 11 mila metri cubi annui) confluirebbero nella discarica del Cassero nel comune di Serravalle. Il rifiuto è caratterizzato da un alto indice di salinità. Un prodotto di scarto prima destinato a contaminare un torrente, verrebbe ora mandato ad ingolfare il già molto precario sistema delle discariche regionali.
Per comprendere la rilevante entità dei rifiuti conferiti in discarica secondo le linee progettuali del proponente, basti considerare il quantitativo di rifiuti urbani prodotti dall’intera provincia di Pistoia che per l’anno 2010 (Dati Ispra- Rapporto) era di 187.890 tonnellate, che equivale a circa 37.578 metri cubi annui. Pertanto quanto prodotto annualmente dall’impianto (da 6 mila a 11 mila metri cubi) corrisponde a circa il 16% dei rifiuti dell’intera provincia, nello scenario di utilizzo della centrale meno intenso (Mid Merit); fino al 30%, in caso di utilizzo intenso (Base Load). Un solo impianto, produrrebbe in pratica da solo quasi un terzo di tutti i rifiuti prodotti dai quasi 300 mila cittadini pistoiesi. Si tratta di un quantitativo di fanghi che riempirebbero ogni anno un palazzo di 40 piani con appartamenti da 100 metri quadrati. E tutto questo prima doveva finire in un corso d’acqua.
Non è tutto. Per i prossimi due decenni, l’apporto annuo di fanghiglia salina proveniente dall’ipotizzata centrale elettrica rappresenterebbe in media il 10% dei rifiuti conferiti ogni anno nella discarica del Cassero: una quantità che accorcia la vita utile della stessa discarica da un minimo di 18 mesi e fino a 30 mesi. E poi? Si allarga la discarica del Cassero, oppure se ne costruisce una nuova in provincia di Pistoia?

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