Cia Puglia: presentati i sei punti per rilanciare l'agricoltura nella prossima legislatura

Cia Puglia: presentati i sei punti per rilanciare l'agricoltura nella prossima legislaturaLa Cia Puglia ha presentato, in una conferenza stampa, i sei punti per far ripartire l’economia agricola pugliese.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Antonio Barile, presidente della Cia Puglia, e Dario Stefàno, assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, nonché coordinatore nazionale agricoltura in Conferenza Stato-Regioni.
“Tra qualche settimana -ha detto Barile- l’Italia sarà chiamata ad eleggere il nuovo Parlamento e il nuovo Governo, che dovranno affrontare immediatamente i problemi dell’agricoltura. Il comparto agricolo e agroalimentare rappresenta oggi una solida realtà per la Puglia e l’Italia più in generale; un elemento centrale della sua struttura economica e occupazionale; una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema. Le produzioni agricole e alimentari di qualità rappresentano una primaria componente di eccellenza del made in Italy”.
“L’agricoltura, però, oggi è costretta a confrontarsi con uno scenario di forti mutamenti e di grandi sfide: sicurezza alimentare, liberalizzazione dei mercati, cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali. Le imprese agricole -ha aggiunto il presidente della Cia Puglia- non si sottraggono dal fornire il proprio contributo per vincere queste sfide; è necessario, tuttavia, che esse siano vitali e capaci di sostenersi economicamente e che siano, cioè, in grado di generare redditività”.
“L’agricoltura italiana -ha rilevato Barile- è caratterizzata da una forte perdita di competitività che ha ridotto i redditi delle imprese di oltre il 25% negli ultimi 10 anni. La perdita di reddito è dovuta alla crisi economica generale, ma anche a una fragilità strutturale dovute all’assenza di politiche nazionali adeguate. Occorre una politica orientata alle imprese, nelle loro diverse articolazioni, aggregazioni e rapporti con il mercato.
“La Cia Puglia -ha aggiunto il presidente regionale- ha voluto riassumere in sei punti le proposte di rilancio dell’agricoltura pugliese. Proposte che a partire da oggi sottoporremo alle varie forze politiche che sono in campo in vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi. A tal proposito ringraziamo oggi l’assessore alle risorse agroalimentari della Regione Puglia nonché Coordinatore nazionale Agricoltura in Conferenza Stato-Regioni Dario Stefàno per aver accolto il nostro invito”.
“Scopo prioritario del documento della Cia Puglia -ha detto Barile- è perseguire l’obiettivo di collocare il sistema agroalimentare e le sue imprese nelle dinamiche della crescita perché contribuiscano e partecipino all’auspicabile ripresa economica del Paese e di confermare lo strumento della concertazione come prassi di responsabilità condivisa tra le Istituzioni e le parti sociali”.
Dario Stefàno, a sua volta, ha sostenuto che “è venuto il momento di rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda politica e di governo, anche a Roma. Noi lo abbiamo fatto qui in Puglia, anche grazie al lavoro di squadra con le associazioni di categoria ed i risultati sono arrivati. L’agricoltura, nonostante la congiuntura sfavorevole cresce e può farlo ancora di più perché ha tutte le carte in regola per aiutare l’Italia a uscire dalla crisi”.
“Non posso che condividere le tematiche presentate dalla Cia -ha detto ancora Stefàno- poiché rappresentano i punti strategici su cui abbiamo lavorato a livello regionale. Penso ad esempio al ricambio generazionale che abbiamo avviato, ma anche ai temi della sburocratizzazione e del cuneo fiscale sul lavoro agricolo su cui, da tempo e purtroppo invano, abbiamo chiesto attenzione al governo centrale. Abbiamo lavorato con la difficoltà di non avere una politica agricola nazionale, una grave criticità che si aggiunge anche alla mancanza di una politica industriale e che, abbinate, hanno frenato ogni proposito di crescita. Siamo convinti che il prossimo governo nazionale debba porre fra le priorità della propria agenda la costruzione di una politica agricola nazionale. E debba recuperare autorevolezza anche nel dialogo con Bruxelles”.

Ecco le proposte della Cia Puglia.
– E’ necessario riportare nella media europea i costi contributivi Inps per l’assunzione di manodopera agricola (in Italia le aliquote a carico del datore di lavoro sono pari a circa il 35 per cento rispetto al 12 per cento del Regno Unito, al 15.88 per cento della Spagna, al 21 per cento del Portogallo, al 13 per cento della Francia, o addirittura allo 0,5 per cento della Germania).
– Non bisogna abbassare la guardia nella lotta alla contraffazione alimentare per la tutela del made in Italy. A tal riguardo la Cia Puglia da mesi ha lanciato la sfida della legalità, della trasparenza, della difesa degli agricoltori e dei cittadini consumatori contro quella che è definita l’economia dell’inganno e della contraffazione dell’olio extravergine del made in Italy agroalimentare, con la petizione sugli alchil esteri che è diventata il contenuto di un Decreto che prevede controlli obbligatori nel caso di superamento del parametro 30 degli alchil esteri negli oli extravergini italiani o che evocano in qualche modo la provenienza italiana, senza trascurare interventi per la internazionalizzazione delle imprese e rafforzamento del potere contrattuale dei produttori e delle loro organizzazioni.
– I costi energetici e dei fattori produttivi stanno letteralmente mettendo in ginocchio le imprese agricole (i carburanti nell’ultimo anno sono aumenti del 4,5 per cento, l’energia elettrica del 4 per cento): a tal proposito è necessario azzerare l’accisa sul carburante.
– In Puglia urge un piano per far crescere l’approvvigionamento idrico attraverso il recupero delle risorse idriche oggi disperse.
– Semplificazione burocratica. Una impresa agricola impegna cento giorni di lavoro all’anno per riempire le carte richieste dalla Pubblica amministrazione centrale e locale. L’agricoltura per rispettare gli adempimenti burocratici paga un conto molto salato: circa 4 miliardi di euro l’anno. Sono indispensabili interventi per rendere meno elefantiaci e costosi i rapporti tra aziende agricole e Pubblica amministrazione.
– Ricambio generazionale. Se non ci sarà l’insediamento di giovani in agricoltura molto imprese agricole sono destinate a scomparire con il conseguente abbandono del territorio e delle campagne. E’ necessario promuovere e sostenere efficacemente il ricambio generazionale in agricoltura.

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