Centrale alle porte di Pistoia. L'energia a gas che qui non serve: parola di Repower

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Centrale alle porte di Pistoia. L'energia a gas che qui non serve: parola di RepowerLettera aperta alle istituzioni di Mario Carlesi, presidente di Coldiretti Pistoia. E’ partita la campagna per informare i cittadini pistoiesi.

Pistoia, 14 febbraio 2013. Egregi rappresentanti delle istituzioni pistoiesi e toscane, candidati alle elezioni, in questi giorni è partita la campagna Coldiretti per informare la cittadinanza pistoiese tramite invio postale, della decisione della Regione Toscana di autorizzare la costruzione di una centrale elettrica alle porte della città. Ma volevo evidenziare direttamente a voi uno specifico fatto. Che non ci sia bisogno di una centrale elettrica alimentata con gas metano (fonte non rinnovabile) a Pistoia e in Toscana lo dicono il piano energetico regionale e le numerose relazioni scientifiche presentate da Coldiretti in questi mesi alla Regione (info sul www.pistoia.coldiretti.it).
Non avevamo bisogno di ulteriori conferme, ci preme evidenziarvi come sull’inutilità di una centrale a gas concordi pure Repower, l’azienda svizzera che propone di costruirla a Pistoia e che allarga l’analisi all’intera Italia.
Giovanni Jochum, Responsabile Mercato di Repower (pag.5-6 del documento allegato) affronta il tema del perché di una centrale a carbone in Calabria, il succo è questo: il gas in questo momento è antieconomico, per questo viene proposto di usare il carbone in Calabria. L’Italia già dipende troppo dal gas, come fonte energetica, quindi usare il carbone diversifica le fonti.
E allora, perché costruire una centrale a gas a Pistoia?
Perché la priorità dell’azienda svizzera è di aumentare la SUA produzione, visto che vende il triplo dell’energia prodotta in Italia.
È con questa priorità, aumentare la SUA produzione, che a Pistoia dicono che il gas è buono e giusto, mentre in Calabria lo è il carbone (ambedue fonti non rinnovabili, ambedue non disponibili direttamente in loco). A voi le considerazioni.

DI SEGUITO UNO STRALCIO DELL’INTERVISTA DATATA 6 FEBBRAIO 2013, POCHI GIORNI FA, DA GIOVANNI JOCHUM, RESPONSABILE MERCATO DI REPOWER, SU «ILBERNINA.CH».
L’intervista è riproposta integralmente sul sito della Repower, nella sezione Repower si esprime

al link (il file viene riproposto in allegato).

Quelle che seguono sono parole del Responsabile Mercato di Repower.
Consideriamo che l’Italia avrebbe abbastanza potenza installata per soddisfare il proprio fabbisogno. Ma l’Italia ha il problema che è troppo sbilanciata sul gas, tant’è vero che il 48% della corrente elettrica in Italia è generata dal gas metano, un vettore energetico oggi molto caro. Anche per questo motivo, molte centrali in Italia sono ferme, in quanto non concorrenziali. Funzionano però quelle a carbone, perché i costi di produzione sono inferiori e perché la centrale è meno esposta ai rischi della fornitura. In Italia c’è quindi la necessità di orientarsi sul mercato del carbone, così come avviene per altro in Germania, dove sono in funzione e si progettano le nuove centrali a lignite. Se poi in futuro il prezzo dell’energia segnasse di nuovo un aumento, come si prospetta con la diminuzione delle sovvenzioni alle rinnovabili e come nel passato avvenne tra il 2006 e il 2008, ebbene chi ha una centrale a carbone sarà in grado di soddisfare meglio le esigenze di una clientela che ha bisogno di energia a prezzi abbordabili.

Abbiamo in Italia 40000 clienti, soprattutto tra piccole e medie imprese, e vendiamo 4,5 terawattora di energia all’anno, sei volte di più che in Svizzera. Con i nostri impianti in Italia produciamo solo un terzo (1,5 terawattora) dell’energia che ci occorre. Questo significa che per quanto riguarda l’energia da noi venduta in Italia si tratta in gran parte di rivendita.
Poiché la nostra strategia è di unire produzione, vendita e trading, abbiamo optato per una centrale a basso costo, com’è tipicamente quella a carbone che produce energia di base, per noi indispensabile. In questo modo siamo meno dipendenti da terzi per il nostro business in quel paese.

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