Bilancio Ue, Confcooperative: "Il virus dell'austerità degli economisti ha colpito anche il bilancio dell'Europa"

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Bilancio Ue, Confcooperative: "Il virus dell'austerità degli economisti ha colpito anche il bilancio dell'Europa" Il Presidente di Confcooperative Gardini: ‘Hanno prevalso logiche nazionaliste, nessuno è arrivato a Bruxelles per rafforzare l’Unione. Ciò mentre il vero problema delle nostre economie resta la disoccupazione, salita a livelli intollerabili, che si combatte solamente con maggiori investimenti in grado di creare sviluppo’.

Roma, 9 febbraio 2013 – “Un brusco passo indietro quello avvenuto ieri a Bruxelles: il virus dell’austerità che sta colpendo gli economisti di mezzo mondo ha infatti costretto a ridurre, per la prima volta nella storia d’Europa, la spesa programmata per il 2014-2020 di oltre 40 miliardi rispetto al periodo precedente. A prevalere sono state logiche nazionaliste: ogni paese ha portato a casa un pezzo d’Europa per esporlo gratuitamente all’elettorato nei prestigiosi musei delle loro capitali”. Con queste parole il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini commenta il negoziato per il quadro multiannuale di finanziamento delle spese dell’Unione concluso ieri.
“La chiusura del negoziato a ribasso – spiega Gardini – ha gettato il progetto politico europeo in un’area grigia. Una storia davvero drammatica quella dell’Europa, rapita e violentata nella mitologia greca, che viene ora maltrattata dai propri figli”.
 “Ciascun Paese si è infatti presentato alla trattativa con un preciso obiettivo”, spiega ancora il neo Presidente di Confcooperative. “C’era chi chiedeva sconti, chi voleva ridurre lo sbilancio di contribuzione, chi voleva limitare l’esborso. Nessuno è arrivato a Bruxelles per rafforzare l’Unione. Ora dovremmo tutti fermarci a interrogarci su dove ci condurrà la strada dell’austerità. Agli economisti vorremmo chiedere: in quali paesi l’austerità ha dimostrato di funzionare? Forse in Irlanda? Nel nostro? In Grecia? A noi non risulta. È forse davvero arrivato il momento di iniziare piuttosto a preoccuparci del vero problema delle nostre economie, che è la disoccupazione, salita a livelli intollerabili, che si combatte solamente con maggiori investimenti in grado di creare sviluppo”.
“Con queste premesse, e con l’amarezza che da esse derivano – conclude Gardini – registriamo in ogni caso che qualche sforzo è stato fatto, cercando di razionalizzare la spesa,mantenendo ad esempio i costi di amministrazione dell’Unione in linea con l’inflazione, aumentando il livello di competitività di oltre 30 miliardi e salvaguardando, seppure in minima parte la spesa per il secondo pilastro della Pac (Politica Agricola Comune), quella che finanzia lo sviluppo. Nonostante una riduzione dei fondi strutturali per la coesione di oltre 25 miliardi, l’Italia inoltre per effetto del meccanismo di distribuzione, manterrà quasi la stessa dotazione del periodo precedente. Una nota positiva, infine, è l’introduzione di una clausola di revisione di medio termine al 2017, che lascia almeno la possibilità di ritoccare i livelli di impegno fra qualche anno”.
“Adesso guarderemo con attenzione – conclude il Presidente Gardini – alla decisione del Parlamento europeo, anche se dubitiamo che un veto possa migliorare la situazione. Il nostro timore, anzi, è che più si rimanda la decisione più le prospettive potrebbero essere peggiori. Ora che abbiamo il quadro finanziario, è il momento di chiudere tutte le partite aperte, dalla Pac al partenariato sui fondi strutturali. Le nostre cooperative sono pronte a fare la loro parte, tanto in agricoltura quanto nel welfare sopperendo, come spesso accade, alle funzioni che gli stati e l’Europa non riescono o non hanno più il coraggio di finanziare”.

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